Parroco trevigiano dedica l'omelia agli africani esclusi dalla mezza maratona di Trieste

Don Gerardo Giacometti ha deciso di far riflettere i suoi fedeli sull'increscioso episodio che ha coinvolto la corsa triestina. «Atleti trattati come una batteria di cani»

In foto: Don Gerardo Giacometti (Immagine tratta da Facebook)

Dopo il successo dei corsi prematrimoniali per giovani coppie al grido di "spegnete la televisione e fate più figli", don Gerardo Giacometti è tornato a far parlare di sé con una nuova omelia che ha portato i fedeli di Castello di Godego a riflettere su un grave fatto di attualità.

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Il parroco di Castello di Godego ha infatti dedicato la sua riflessione domenicale agli atleti africani esclusi nei giorni scorsi dall'organizzazione del Trieste Running Festival, in programma il prossimo 5 maggio. Una decisione che aveva sollevato così tante polemiche e indignazione da costringere gli organizzatori a un immediato dietrofront, spiegando che la loro trovata voleva essere solo una "provocazione pubblicitaria" per dare risalto all'evento sportivo. «E' una vicenda che ci lascia qualcosa di amaro - ha detto don Giacometti ai suoi fedeli - Sembra che l'idea di fermare alcuni atleti equivalga a fermare una batteria di cani». La metafora, molto forte ma senza dubbio efficace, ha fatto discutere i fedeli al termine della lettura del Vangelo sull'incredulità di San Tommaso. Fuori dalla chiesa, i commenti sono continuati sui socail dove l'omelia del parroco ha avuto una grande eco. «San Tommaso siamo tutti noi - ha proseguito don Gerardo - La verità chiede pazienza, rispetto, chiede di usare con attenzione le armi della provocazione perché potrebbero colpire anche coloro che si volevano difendere». Un messaggio chiaro e preciso per gli organizzatori della corsa triestina: le parole di don Gerardo hanno colpito ancora una volta nel segno.

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