Caso di tubercolosi in una maestra d'asilo di Asolo: ricoverata in ospedale

Si tratta di una 59enne, con una sintomatologia lieve, per la quale alcuni esami di laboratorio indicavano un contatto significativo con il bacillo di Koch

Medici in ospedale, archivio

Il Servizio Igiene e Sanità Pubblica ha ricevuto oggi, venerdì, la segnalazione di un nuovo caso di tubercolosi, in una maestra di una scuola dell’infanzia del Distretto di Asolo. Si tratta di una 59enne, con una sintomatologia lieve, per la quale alcuni esami di laboratorio indicavano un contatto significativo con il bacillo di Koch. La ricerca di quest’ultimo è risultata negativa ma, a scopo precauzionale, la maestra è stata messa in terapia. I contatti stretti, una cinquantina tra ambito familiare, insegnanti e alunni, saranno sottoposti al test Mantoux. Proseguono intanto, da parte dell’Ulss 2, le attività di approfondimento diagnostico nei confronti di alunni e personale della scuola primaria dell’opitergino mottense, dove si sono manifestati tre casi di tubercolosi a carico, rispettivamente, di un bambino e due maestre.

I tre casi attualmente accertati dell’Opitergino Mottense sono tutti in terapia: un bambino e una maestra a domicilio, un’altra insegnante presso il Reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale di Treviso dov’è ricoverata: le sue condizioni sono in progressivo miglioramento. L’effettuazione delle Mantoux su alunni e personale della scuola si concluderà martedì. Sono tuttora in corso anche gli approfondimenti diagnostici per i sei bambini con risultati positivi  ai primi accertamenti (Mantoux e Rx torace). A seconda dell’esito degli accertamenti diagnostici ancora in corso sono stati messi a punto, in adesione ai protocolli internazionali,  tre possibili percorsi:

1)Controllo tra due mesi per i soggetti con Mantoux negativa;  

2)Chemioprofilassi precauzionale, ovvero somministrazione di un unico farmaco antitubercolare per “spegnere” sul nascere possibili conseguenze del  contatto infettivo, per i soggetti con Mantoux positiva e radiografia negativa;

 3)Terapia antitubercolare per coloro che risulteranno positivi agli approfondimenti diagnostici.

«Allo stato attuale non si evidenzia alcuna correlazione tra il focolaio di Motta di Livenza e il caso sporadico dell’Asolano -sottolinea Sandro Cinquetti, direttore del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’Ulss 2- Il quadro completo della situazione lo avremo alla fine della prossima settimana, a quel punto potremo tirare le prime somme di questo focolaio epidemico». «I casi verificatisi nei due Distretti fanno parte della normale casistica che può verificarsi in ambito infettivo -sottolinea Piergiorgio  Scotton, primario di Malattie Infettive del Ca’ Foncello- quello che è stato estremamente importante, in questa situazione, è stata la sensibilità e la prontezza della Pediatria di Oderzo nel diagnosticare il primo caso di tubercolosi nel bambino, a fronte di un quadro clinico molto sfumato». «In ambito microbiologico -sottolinea Roberto Rigoli, direttore dell’Unità Operativa di  Microbiologia- abbiamo messo in campo tutte le tecnologie più recenti per dare risposte rapide e attendibili. Tengo a sottolineare la stretta collaborazione tra clinici e  laboratoristi per arrivare alle gestione ottimali dei casi sospetti». «Non posso che sottolineare, in occasione di questo evento, l’eccellente  collaborazione tra le istituzioni (Sanità, Scuola e Comune) e tra ospedale e territorio, ricetta fondamentale per il successo di qualunque attività di sanità pubblica -commenta il Direttore Generale, Francesco Benazzi- Un ringraziamento va anche a tutti i professionisti che, nell’ambito dell’azienda sanitaria, da giorni stanno lavorando assiduamente per garantire risposte tempestive e ottimali, volte a garantire la massima sicurezza a tutte le persone e alle famiglie coinvolte».

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