Stop al voto a luglio, Zaia: «È una sospensione della democrazia»

Durante il punto stampa di venerdì 22 maggio, la dottoressa Russo ha chiarito il concetto di "zero contagi" espresso dal professor Crisanti. Veneto resta regione a contagiosità bassa

In foto un momento della conferenza stampa di venerdì 22 maggio

Il bollettino di ieri, giovedì 21 maggio, indicava zero contagi in regione, mentre oggi il dato è di altri 21 infetti. La dottoressa Francesca Russo, ha spiegato il piano di salute pubblica della Regione ossia il procedimento con il quale vengono calcolati i dati ufficiali.

«Non siamo assolutamente fuori dal virus, i contagi zero ci sono stati giovedì ma non bisogna far passare il concetto che sia finita», ha spiegato la dottoressa, aggiungendo: «I dati che noi comunichiamo tutti i giorni ci permettono di valutare un trend giornaliero, va interpretato come un dato sia di quel giorno che nel tempo. Gli indicatori di risultato sono il numero di casi riportati negli ultimi 14 giorni, altro indicatore di risultato è "R con t", secondo le indicazioni del ministero deve mantenersi al di sotto di 1 per mettere una Regione a contagiosità bassa. Altro indicatore è il trend settimanale e infine il numero dei focolai, il Ministero vuol sapere quanti ce ne sono in una Regione, perché l'aumento dei focolai potrebbe portare la Regione dalla fase 2 alle fase 1. Stiamo implementando un cruscotto di valutazione e faremo in modo di valutare che ogni azienda Ulss valuti questi parametri. Poi abbiamo i parametri dei ricoverati, fondamentali per calcolare l'andamento dell'epidemia». Sono 14 i laboratori che processano i tamponi ogni giorno in tutto il Veneto dove attualmente ci sono ancora dei focolai ma sono piccoli (1 o 2 persone) e sono attualmente presenti in alcune case di riposo e in qualche caso intra-famigliare. «Ma sono localizzati e si stanno spegnendo - ha specificato Russo, concludendo - Oggi con "R con t" pari a 0,41 il Veneto è considerata una regione a contagiosità bassa».

La parola è poi passata al Governatore del Veneto, Luca Zaia che ha risposto alle domande dei giornalisti: «E' necessaria una 'Schengen sanitaria a livello europeo, perché le aperture a macchia di leopardo provocherebbero danni economici gravissimi, spero che per una volta l'Europa batta un colpo e ci sia una regia europea su questo fronte». Con queste parole il presidente del Veneto è tornato sulla necessità di un coordinamento europeo per la prossima apertura delle frontiere tra i Paesi europei, evitando i corridoi tra stati, in vista dell'avvio ormai imminente della stagione turistica. Sulla questione aiuti alle zone rosse, invece, Zaia ha commentato: «Il Governo è in un imbuto: o modifica  il decreto o il tribunale li sistema per le feste. Ci sono 200 milioni di euro e il Veneto vuole la sua parte. Non è mai successo che una legge già bollinata poi venga cambiata con un comunicato». Sempre nella giornata di oggi davanti alla sede della Protezione civile di Marghera si è svolta la protesta dei lavoratori dei servizi delle mense scolastiche. Zaia ha ascoltato le loro richieste e commentato: «Sono persone e lavoratori che stanno vivendo un momento di grande difficoltà e cassa integrazione con le scuole ancora chiuse. Vogliono avere certezze e la Regione sta continuando a lavorare per riaprire le scuole in sicurezza il prima possibile» ha detto Zaia, nonostante l'attesa ordinanza sulla riapertura, attesa per oggi, non sia stata presentata. Spazio, in conclusione, anche per un breve commento sulle prossime elezioni regionali: «Andare a votare il 13 e 14 settembre vuol dire fare la campagna elettorale e la raccolta delle firme ad agosto: impensabile - ha detto Zaia, pur ammettendo - che vi è un 'recupero' di un mese e mezzo rispetto alla prima data di ottobre-novembre. Rimane inspiegabile il fatto che, risolto il problema sanitario,  il Governo dica che non si possa andare a votare a fine luglio, e questa per me è una sospensione della democrazia» conclude il Governatore.

Il bollettino di Azienda Zero

Il bollettino diffuso da Azienda Zero per la giornata di venerdì 22 maggio indica che sono 539 le persone attualmente positive al virus in provincia di Treviso (ieri erano 592). Due nuovi decessi extra-ospedalieri portano il totale delle vittime in provincia a quota 308. 1803 sono i negativizzati (51 in più rispetto a ieri), tre nuovi casi positivi al test del tampone (in totale sono 2654). Le persone in isolamento domiciliare sono scese a 539 (rispetto alle 549 di giovedì). Nessun paziente ricoverato in terapia intensiva negli ospedali della provincia di Treviso, mentre, in area non critica, restano ricoverate 4 persone a Treviso e 8 a Vittorio Veneto.A livello regionale il totale dei tamponi fatti sale a 560.868, oltre 12mila in più rispetto a giovedì. 19059 i positivi, 21 in più di ieri ma meno del 2 per mille rispetto ai tamponi fatti. 3132 le persone in isolamento. 541 i ricoverati (-25) che stanno diminuendo meno lentamente perché sono i casi più problematici e complicati. Le terapie intensive sono 40,12 in meno di giovedì 21 maggio con solo 12 persone Covid-positive. 3254 i dimessi. 1342 i morti in ospedale, 1853 in totale. 82 i nuovi nati. 3950 chiamate e 1617 persone prese in carico, infine, dallo Sportello In-Oltre, servizio di assistenza psciologica gratuito gestito dalla Regione e potenziato in occasione dell'emergenza sanitaria legata al Coronavirus.

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