Buono libri: il Veneto esclude gli studenti stranieri

La politica veneta si è divisa dopo la decisione della Regione di chiedere alle famiglie straniere una documentazione aggiuntiva per poter ottenere il buono libri per i loro figli

Foto d'archivio

«Il Veneto non si è inventato nessuna norma anti-immigrati, si limita ad applicare la legislazione nazionale in materia di erogazioni e contributi e chiede ai Comuni di rispettarla. Tutto qui. Esattamente quanto accade in molti altri stati comunitari fra cui Spagna, Germania e Gran Bretagna». Così l’assessore regionale all’istruzione e formazione Elena Donazzan spiega la richiesta, contenuta nelle ‘istruzioni per il richiedente’ sul bando per i buoni scuola  inviate ai Comuni il 14 settembre scorso, di segnalare alla Regione se la  certificazione Isee presentata dalle famiglie non comunitarie è corredata anche da dichiarazione di possesso di immobili o di redditi all'estero rilasciato dalle autorità del Paese di provenienza. Con le istruzioni operative inviate un mese fa la Regione ha chiesto ai Comuni di confermare o meno (e non di ‘verificare’) di aver ricevuto dai richiedenti con cittadinanza non comunitaria il certificato o l’attestazione rilasciata dallo Stato estero di provenienza su eventuali redditi o patrimoni immobiliari o mobiliari, legalizzati dalle autorità consiliari  italiane, così come previsto dalla normativa nazionale vigente. «In ogni caso, nessun aggravio per i Comuni – conclude l’assessore - Spetta ora alla Regione verificare la corretta compilazione  delle domande di contributo e della documentazione sulla situazione patrimoniale dei richiedenti».

«Pare che la Giunta Zaia abbia fatto di tutto per escludere i cittadini non comunitari dall'accesso ai contributi regionali per il buono libri. Gli è stato richiesto di produrre una serie di documenti e certificazioni aggiuntive, in certi casi molto complicati da ottenere. È la prima volta che accade e si tratta di un fatto molto grave poiché per tutti i cittadini del mondo dovrebbe essere sufficiente presentare un’autocertificazione, trattandosi di contributi cui si ha diritto di accedere tramite la presentazione della sola dichiarazione Isee». Così il consigliere regionale Piero Ruzzante (Liberi e Uguali), che ha depositato un’interrogazione a risposta scritta chiedendo alla Giunta Zaia di prorogare i termini del bando o prevederne la riapertura. Ruzzante ha chiesto anche di fornire ai Comuni e ai cittadini gli opportuni chiarimenti interpretativi e auspica inoltre un intervento legislativo a livello regionale volto ad evitare che si verifichino altri casi simili. «In parole povere, solo il nazismo e il fascismo avevano fatto delle norme diversificate per gli ebrei e gli stranieri, si chiamavano leggi razziali. Se l’autocertificazione è valida deve essere valida per tutti gli esseri umani, che in questo caso oltretutto sono bambini titolari di diritti». «I veri razzisti contro i cittadini italiani sono gli esponenti del Pd e della sinistra che gridano allo scandalo per una norma di buon senso e intelligenza che è in uso anche in altri Paesi europei come la Gran Bretagna e la Germania. Alla deputata del Pd Alessia Rotta che parla di foga razzista, viene da rispondere che nel Pd l’unica foga è quella dell’ignoranza». Questo il commento sulla vicenda dell’europarlamentare veneta Mara Bizzotto, capogruppo della Lega al Parlamento europeo. «Per noi vengono prima i nostri cittadini, a cui lo Stato guarda solitamente anche il pelo nell’uovo, non gli immigrati! Non c’è niente di scandaloso nel chiedere agli immigrati che vogliono aver accesso ai buoni libri di presentare una serie di documentazioni che certifichino il loro reale stato patrimoniale nel Paese d’origine – spiega l’eurodeputata Bizzotto - Invece al Pd e alla sinistra falsa buonista, alla ricerca disperata di nuovi serbatoi di voti, stanno più a cuore gli immigrati extracomunitari che gli italiani».

«L’integrazione parte dai banchi di scuola: dare agli alunni extracomunitari, come alle famiglie italiane in difficoltà, strumenti quali i libri e l’accesso alla mensa scolastica, sono le condizioni di base per agevolare un percorso che è interesse di tutti venga seguito. Chiediamo alla Regione di rivedere la normativa che di fatto impedisce alle famiglie straniere in difficoltà economica di accedere ai contributi per il buono-libri». Cinzia Bonan, segretario generale della Cisl Belluno Treviso, si dice fortemente preoccupata per le conseguenze della normativa sull’erogazione di contributi e sussidi approvata lo scorso febbraio dalla Regione Veneto. La norma stabilisce che i cittadini stranieri provenienti da Paesi extra Ue per ottenere qualunque beneficio economico debbano presentare, oltre all’Isee, una documentazione che certifichi eventuali redditi o patrimoni nello Stato d'origine. Una certificazione internazionale difficile da ottenere per famiglie che risiedono in Italia da anni e che provengono da Paesi martoriati da guerre civili e instabilità politica. Il risultato immediato, in provincia di Treviso, è l’esclusione dalle graduatorie per l’ottenimento del buono-libri, il contributo concesso alle famiglie degli studenti residenti in Veneto per la copertura totale o parziale dell’acquisto dei libri di testo. «Non possiamo permettere - afferma il segretario generale della Cisl Belluno Treviso Cinzia Bonan - che una rigida interpretazione delle norme demolisca quello che è stato costruito in questi anni. Occorre fare chiarezza al più presto e dare la possibilità a chi ha diritto al buono-scuola regionale di potervi accedere. Accoglienza, integrazione, inclusione sono concetti che vanno resi operativi con norme e regole certe e chiare. Mettere in discussione principi che stanno alla base della convivenza civile fra persone è un rischio che in epoca di globalizzazione non possiamo permetterci. In caso contrario a pagare saremo tutti». Durante l’anno scolastico 2016/2017, nella Marca gli alunni con cittadinanza non italiana sono stati 17.900, 617 in meno rispetto al precedente anno scolastico e in costante calo dal 2013. Il 69,1% degli studenti è nato in Italia da genitori stranieri. L’incidenza percentuale sul totale degli alunni è pari al 13,2% (terza dopo Verona, 14,1%, e Vicenza 13,3% ma superiore alla media veneta, pari al 13,0%). Le nazionalità rappresentate erano 108.

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