A Giavera riapre la casa di inclusione per richiedenti asilo

Presentato il progetto di integrazione per giovani cittadini stranieri, selezionato e finanziato per un anno dalla Cei nell'ambito della campagna "Liberi di partire, liberi di restare"

In foto l'esterno di Casa Giavera

Casa Giavera propone un concreto percorso di inclusione e di integrazione per cittadini stranieri in possesso del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Attraverso quattro percorsi formativi residenziali, nell'arco di un anno, il progetto vuole fornire a 32 giovani rifugiati gli strumenti e le competenze utili per poter entrare autonomamente nel mondo del lavoro nel più breve tempo possibile e favorire la costruzione del proprio futuro. 

Con il coinvolgimento di Caritas Tarvisina e della Diocesi di Treviso e la collaborazione della cooperativa sociale La Esse e del Centro diocesano di formazione professionale Opera Monte Grappa, l’iniziativa è stata finanziata dalla Cei nell’ambito della campagna nazionale Liberi di partire, liberi di restare. Selezionata tra 77 progetti di accoglienza e cooperazione nei paesi di emigrazione, transito e arrivo, il percorso di Casa Giavera sarà presentato venerdì 25 ottobre 2019 dalle ore 19, in un incontro pubblico con l’intervento dei diversi soggetti coinvolti e la condivisione di un momento conviviale.

La casa di accoglienza attiva dal 1990

Centro di accoglienza per persone straniere dal 1990 nel comune di Giavera del Montello, in provincia di Treviso, la Casa è di proprietà dell’Istituto Centrale per il Sostentamento del Clero ed è stata gestita nel tempo dalla Cooperativa La Esse. Luogo di riflessione, di formazione e di scambio interculturale, negli anni ha offerto soluzioni abitative a persone straniere in situazione di vulnerabilità economica o personale. Nell’arco di trent’anni di storia ha accolto quasi mille persone che hanno continuato il proprio percorso personale, anche grazie alla rete relazionale con il territorio che la “casa” nel tempo ha costruito, in modo particolare con le parrocchie. Capace di leggere le sollecitazioni e i reali bisogni del territorio sul tema dei fenomeni migratori, ha dato vita ad un’esperienza di co-housing tra uomini adulti di diverse nazionalità. Dal 2013 ha accolto dei richiedenti asilo, con un approccio inclusivo che prevede una convivenza tra nuovi ospiti e immigrati di lungo periodo, alimentando una relazione costante con il territorio.

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Il nuovo progetto di integrazione 

Messa in discussione con il decreto sicurezza 2018, questa esperienza di accoglienza e condivisione ha dovuto ripensare il proprio futuro e oggi raccoglie una nuova sfida: accompagnare le persone con protezione umanitaria verso l’autonomia favorendone concretamente l’inclusione attraverso la formazione e l’inserimento lavorativo. Il progetto si pone l’obiettivo di contenere il rischio di esclusione e di emarginazione di queste persone, attraverso la conversione del permesso umanitario in permesso per motivi di lavoro. Analizzando i bisogni delle aziende locali, che lamentano la difficoltà di reperire manodopera per alcune mansioni specifiche e incrociandoli con il bilancio delle competenze dei migranti incontrati negli anni, si è giunti all'elaborazione di quattro percorsi formativi dedicati ad altrettanti profili professionali: saldatore, addetto ai quadri elettrici industriali, pizzaiolo e panettiere, addetto alla cucina. Prima la formazione laboratoriale di 100 ore propedeutica all’ingresso in azienda, che si svolge tra il Centro diocesano di formazione professionale Opera Monte Grappa di Onè di Fonte (laboratori di saldatura e di addetto ai quadri elettrici industriali) e le cucine professionali del territorio (pizzaiolo, panettiere e addetto alla cucina). Quindi la formazione on the job che permette ai destinatari di entrare in contatto con le aziende interessate a conoscere nuovi lavoratori, un aspetto fondamentale nel processo d’integrazione delle persone. L’esperienza in azienda si svolgerà attraverso l’attivazione di un tirocinio di inserimento lavorativo, costantemente accompagnato da un tutor esperto. 

Un’esperienza residenziale, in collaborazione con la comunità

Altro importante punto di forza di Casa Giavera sarà la possibilità di accoglienza offerta a tutte le persone che parteciperanno ai percorsi formativi. Temporaneamente sollevati dalle preoccupazioni materiali di vitto e alloggio, il progetto garantisce ai beneficiari, per un massimo di 6 mesi, le migliori condizioni per vivere a pieno l’opportunità formativa. L‘aspetto della residenzialità è necessario per poter accompagnare la persona in un percorso intensivo che, in tempi circoscritti, la renda economicamente autonoma così da poter accedere al mercato immobiliare e avere il permesso di soggiorno adeguato sia per restare nel territorio nazionale e sia nell'eventuale esigenza di spostarsi verso altre mete. Per agevolare l’accesso ai laboratori professionalizzanti è stato organizzato il trasporto da Casa Giavera fino al Centro di Formazione Professionale di Onè di Fonte, attraverso il coinvolgimento di 14 volontari, cittadini del territorio che si alternano nei diversi turni di trasporto. Un alto numero di volontari delle parrocchie che compongono la Collaborazione Pastorale di Giavera-Nervesa è attivo nel portare avanti altre attività di sostegno all'autonomia delle persone accolte, a partire dai laboratori di conversazione per migliorare la conoscenza della lingua italiana.

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