Caserma Cadorin, inaugurata la lapide commemorativa agli internati del '42-'45

L’inaugurazione si è tenuta sabato mattina alla presenza delle autorità civili e militari italiane, croate e slovene

Si è tenuta questa mattina alla Caserma “Luigi Cadorin” la cerimonia di scopertura della lapide commemorativa voluta dal Comune di Treviso per ricordare che dal 1° luglio 1942 all’agosto del 1945 l’area, situata lungo la strada Feltrina, è stata luogo di internamento per civili sloveni e croati. Alla cerimonia hanno partecipato l’Ambasciatore sloveno in Italia Tomaz Kunstelj, il sindaco Mario Conte, il Comandante del 33° Reggimento EW, Colonnello Massimo Alessio oltre al presidente di Istresco Amerigo Manesso.

La lapide vuole ricordare come dal luglio 1942 al settembre del 1943 la Caserma Cadorin fosse stata uno dei campi di concentramento creati dal fascismo per imprigionare civili sloveni e croati, catturati dalle truppe della II Armata di stanza in Slovenia. Nel marzo del 1943 furono invece portati alcuni prigionieri di guerra sudafricani e neozelandesi, impiegati in lavori agricoli nelle campagne. Il campo rimase poi attivo fino all’annuncio dell’Armistizio fra Italia e Alleati, salvo poi diventare un campo per profughi gestito dal Governo Militare Alleato.

Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Spot
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

«Questa targa deve ricordare ma essere anche un monito per tutti noi», le parole del sindaco di Treviso Mario Conte. «L’Amministrazione comunale l’ha voluta fortemente perché questa lapide è un investimento in cultura e consapevolezza di un passato che deve insegnare e mai ripetersi. Questa lapide commemorativa dovrà essere dunque un documento di memoria e riflessione ma anche di collaborazione e amicizia perché dalla conoscenza di quello che è stato derivino sempre ponti culturali e di unione fra i popoli». «Decine di migliaia di persone sono entrate in questo edificio non per libera scelta, ma perché si erano ritrovate, a causa della guerra, nella condizione di internati, di prigionieri, di profughi», afferma il presidente di Istresco Amerigo Manesso. «Questa lapide voluta dai cittadini di Treviso, attraverso le istituzioni che li rappresentano, ricorda tutto questo, in modo che diventi, anche nella memoria pubblica, momento di narrazione di ciò che è accaduto nel corso della Seconda guerra mondiale.

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, il Friuli Venezia Giulia la regione che resta di più a casa

  • Supermercato troppo affollato, scatta la chiusura per cinque giorni

  • Coronavirus, scomparso storico commerciante di ricambi d'auto

  • Coronavirus nella Marca: ecco la mappa del contagio comune per comune

  • Coronavirus: ancora in aumento il numero dei contagi nella Marca

  • Coronavirus: sette morti nella Marca, cinquanta in terapia intensiva

Torna su
TrevisoToday è in caricamento