Cava Borgo Busco: via libera all'aumento dei materiali trattati

La decisione è stata presa dal Comitato Via e dalla Conferenza dei servizi che hanno dato il via libero all'ampliamento dei materiali trattati nell'impianto di proprietà della Mosole

Il Comitato Via e la successiva Conferenza dei servizi hanno dato l’ok al progetto che prevede anche l’aumento dei materiali trattati nell'impianto di produzione di conglomerati bituminosi di proprietà della Mosole a Cava Borgo Busco, nel comune di Spresiano.

A darne notizia è il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni che mercoledì mattina, 29 gennaio, ha partecipato come auditore a entrambe le convocazioni alle quali erano presenti anche rappresentanti di Legambiente, del Comitato Salute Ambiente di Spresiano, di Isde-Medici per l’Ambiente e delle opposizioni in Consiglio comunale. «Purtroppo in Veneto ci sono troppe leggi e troppi piani che vengono approvati dando priorità agli interessi economici dell’industria, mettendo in secondo piano quelli dei cittadini e della loro salute oltre alla tutela dell’ambiente, con particolare riferimento alla falda acquifera”, lamenta il vicepresidente della Seconda commissione a Palazzo Ferro Fini. “Il Comitato Via si è espresso all’unanimità prevedendo una serie di prescrizioni, la Conferenza dei servizi ha approvato il progetto anche qua con diverse prescrizioni e l’unico voto contrario del Comune di Spresiano che tuttavia, è emerso dalla discussione, ha operato con una certa superficialità, confondendo le deroghe agli strumenti urbanistici con una variante agli stessi. Tornando alle prescrizioni - precisa Zanoni - riguardano l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, le polveri, l’impatto acustico, le emissioni odorigene, il trasporto, il lavaggio dei mezzi, la certificazione dei materiali e quella analitica, le analisi sui rifiuti, i test di cessione e tante altre. Sono però operazioni sulla fiducia, perché gestite direttamente dal privato. Tra il serio e il faceto si potrebbe dire che per avere garanzie su un controllo serrato su adempimenti, norme e tutto ciò che viene prescritto servirebbe avere dentro la cava una stazione dei Carabinieri forestali.

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Il lavoro del comitato Via e l’istruttoria da parte dei tecnici sono stati molto complessi e forse anche complicati - aggiunge il consigliere del Pd – e di questo va dato atto. Evidentemente si sono attenuti alle attuali leggi e in particolare agli attuali Piani regionali sui rifiuti, sull’aria sull’acqua e sulle cave, anche se su alcuni punti si poteva osare di più. Ciò non toglie che avremo una attività classificata come impianto insalubre di prima classe che continuerà legittimamente ad operare in un sito che si trova a una profondità di meno 25 metri dal piano campagna, vicinissimo alle falde acquifere. Un sito che è fascia di ricarica degli acquiferi ovvero ad alta vulnerabilità della falda, dove verranno trattate migliaia di tonnellate di rifiuti. Rifiuti che, come tutti sanno, andrebbero tenuti il più lontano possibile dalle falde acquifere, indipendentemente dalle loro caratteristiche. Eppure viene consentito perché è in regola, grazie ai numerosi provvedimenti che privilegiano le esigenze del privato rispetto a quelle della comunità oppure, all’opposto, a causa di un’assenza normativa, come la legge sull’impatto odorigeno; a tal proposito nonostante sia stato depositato un Pdl di cui sono firmatario, questo giace da tempo nei cassetti di Palazzo Ferro Fini. Comunque la partita non è chiusa: adesso associazioni, comitati, cittadini, amministrazione comunale e opposizioni dovranno approfondire le moltissime pagine dei documenti del Comitato Via e della Conferenza dei Servizi per capire quali azioni intraprendere per tutelare al meglio la loro salute e l’ambiente in cui vivono».

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