Cava Campagnole: «Regione latitante, per sei anni solo inutili diffide»

Scoppia la polemica tra il consigliere regionale Andrea Zanoni e l'assessore Bottacin. Il pomo della discordia è sempre la discarica di rifiuti sequestrata nei giorni scorsi

«Denunciare il traffico di ‘veleni’ alle autorità è un atto dovuto, la Regione e l’assessore Bottacin potevano fare molto di più. A cave Campagnole probabilmente sarebbe stata sufficiente un’ordinanza per far rimuovere i materiali illegali, anziché procedere con inutili diffide per oltre sei anni. Permettere al privato di fregarsene, non è il modo migliore per tutelare l’ambiente». È quanto afferma il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni rispondendo alle dichiarazioni dell’assessore Bottacin sul caso di cava Campagnole a Padernello di Paese, in cui aveva lodato l’impegno della Giunta.

«Dentro cava Canzian non poteva arrivare nemmeno una manciata di sale, poiché è tassativamente vietato far entrare in cava materiali estranei, invece le cose sono andate ben diversamente. E l’azione della Regione, con le reiterate diffide a Canzian, è servita a ben poco. Era necessaria un’ordinanza, l’unico strumento utile affinché l’ingiunzione di asportare i materiali arrivasse a buon fine. In caso di mancata esecuzione, infatti, il privato si becca una denuncia per un reato sanzionato dall’articolo 650 del Codice penale, che prevede fino a tre mesi di reclusione. Se però non rispetta una diffida può dormire sonni tranquilli tra due guanciali. Ed è quello che è accaduto, visto che la ditta Canzian se n’è infischiata, facendo il bello e cattivo tempo in violazione delle leggi e umiliando la Regione. Non si trattava di una diffida, ma di cinque spalmate nel tempo - ricorda il vicepresidente della commissione Ambiente, elencandole - La prima risale al 27 dicembre 2012, quindi 12 maggio 2016, 22 giugno 2016, 24 gennaio 2017 e infine 8 novembre 2017. Oltretutto nella cava, almeno fino a febbraio di quest’anno pare fossero presenti strutture e impianti privi del necessario titolo edilizio, in una parola abusivi. E risulta da un atto della Regione. Qui ci sono comportamenti scorretti del privato ma la Giunta non può certo chiamarsi fuori. Perché  - chiede Zanoni - dal 2012 a oggi non si è mai attivata con un’ordinanza? Lo scorso 9 febbraio Bottacin rispondendo a una mia interrogazione di sei mesi prima, agosto 2017, l’aveva annunciata senza poi dare alcun seguito».

L’esponente democratico trevigiano è tornato nelle scorse ore ad attaccare anche il sindaco Pietrobon: «Il suo scaricabarile è disdicevole. Gli ricordo che è stato lui a scrivere una lettera, inviata a tutte le famiglie di Paese, dove attaccava il comitato dei residenti e dove, cercando di sminuire il problema, scriveva addirittura che i rifiuti pericolosi di cava Campagnole ci stavano dentro ad un pacchetto di sigarette. Dovrebbe spiegare ora ai suoi cittadini come ha in mente di far entrare in un pacchetto di sigarette ben 200 mila tonnellate di rifiuti contenenti sostanze pericolose. E già che c’è, spieghi come mai ha fatto un accordo senza citare i rifiuti sequestrati dalla magistratura, né i materiali introdotti illegalmente in cava, e con dei soggetti inquisiti per reati sul traffico di rifiuti. Uno che dice di difendere ambiente, salute e cittadini non avrebbe mai fatto tutto ciò. Ecco perché, come Partito Democratico, rinnoviamo la richiesta di dimissioni». Alla polemica tra Zanoni e Bottacin si è aggiunta nelle scorse anche Chiara Braga, deputata del Partito Democratico e capogruppo in entrambe le commissioni Ambiente ed Ecomafie della Camera dei Deputati: «La vicenda degli impianti della Cosmo Ambiente merita la massima attenzione nazionale. Assieme al collega Andrea Ferrazzi abbiamo chiesto oggi, proprio nella sua seconda seduta, che la neo istituita Commissione di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati si occupi subito della vicenda Cosmo Ambiente di Noale e Paese: c’è infatti una chiara rilevanza di indagine su questo tema, ovvero sull'uso di questi materiali non trattati e stoccati illecitamente per miscelarli con altri rifiuti, al fine di diluire gli inquinanti rendendoli così "adatti" per essere utilizzati nel campo dell'edilizia ed in particolare per la realizzazione di sottofondazioni o rilevati stradali. Vogliamo capire se le grandi infrastrutture del Veneto, già costruite o in realizzazione penso al Passante di Mestre o alla SPV Pedemontana Veneta, siano state inquinate da queste pratiche gravemente illegali. Purtroppo vicende simili sono già accadute anche nel recente passato, specie nel Nord Italia, ecco perché fa bene il PD della provincia di Venezia e di Treviso a sollecitare cittadini e istituzioni locali, ad esempio i sindaci comuni interessati di Noale e Paese, affinché si facciano parte attiva nel cooperare con inquirenti e Arpa del Veneto. La salute e l’ambiente sono un bene collettivo».

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