Contratti di lavoro ai medici in pensione, insorgono i sindacati

Per far fronte all'emergenza di personale negli ospedali veneti, la Regione ha aperto le assunzioni anche ai pensionati. «I giovani non bastano» il commento del Governatore Luca Zaia

La Giunta regionale del Veneto ha approvato martedì 26 marzo una delibera che assegna ai direttori generali delle Ullss la possibilità di conferire incarichi di lavoro autonomo ai medici in pensione per fronteggiare la carenza di organici che, nel solo Veneto, è calcolata in 1.300 camici bianchi (56.000 è la stima a livello nazionale).

Il provvedimento, dal titolo “Conferimento incarichi di lavoro autonomo a personale medico in quiescenza”, è stato illustrato dal Presidente della Regione, Luca Zaia, nel corso del punto stampa svoltosi al termine della seduta odierna dell’Esecutivo. «Di parole ne sono state dette tante. E’ il momento di agire – ha detto Zaia – e noi cominciamo a farlo con questa delibera con cui apriamo in concreto alla possibilità di riportare in ospedale professionisti sicuramente capaci che, magari, avevano lasciato con dispiacere il loro lavoro. Con questo atto, che qualcuno potrebbe ritenere estremo – ha aggiunto il Governatore – in realtà rispondiamo alla priorità numero uno, che è quella di curare al meglio i malati, basandoci su un presupposto anche giuridicamente solido: rispettare la Costituzione erogando tutti i Livelli Essenziali di Assistenza e evitare il configurarsi dell’interruzione di pubblico servizio». A gestire la nuova possibilità saranno i direttori generali delle Ullss, sulla base delle carenze riscontrate nelle loro strutture. In particolare la delibera prevede che le aziende ed enti del SSR possono conferire incarichi individuali con rapporto di lavoro autonomo a medici già collocati in quiescenza qualora risulti oggettivamente impossibile disporre assunzioni di personale medico dipendente; risulti parimenti impossibile, in subordine, stipulare contratti di lavoro autonomo con personale medico non ancora in quiescenza; l’incarico sia necessario per garantire i livelli essenziali di assistenza, pena interruzione di pubblico servizio.

«Sia chiaro – ha tenuto a sottolineare Zaia – che prima di tutto diciamo largo ai giovani ma se, come in questo caso, non ce ne sono abbastanza, le cure vanno garantite lo stesso, con ogni mezzo, perché questa è una crisi epocale, causata da una programmazione nazionale sbagliata in più parti. E’ un errore il numero chiuso nelle facoltà di medicina, dove i nuovi medici non si possono decidere con un quiz, ma vanno creati con la formazione esame dopo esame. E’ sbagliata e carente la distribuzione nazionale delle borse di specialità. E’ sbagliato, ma in questo caso occorre un intervento legislativo nazionale, non pensare alla formazione degli specializzandi in corsia. Fu sbagliato il messaggio che circolava alcuni anni fa, secondo il quale fare il medico equivaleva a rischiare la disoccupazione”. La delicatezza della situazione è dimostrata dai dati elaborati a tutto il 15 marzo da Azienda Zero: a fronte di 246 posti messi a concorso da ottobre, i candidati in graduatoria sono risultati soltanto 118, con una differenza in negativo di 128. A questi, vanno aggiunti altri 86 posti il cui concorso è in fase di espletamento, ulteriori 19 i cui concorsi sono in fase di pubblicazione in Gazzetta, altri 301 con i concorsi in fase d’indizione. Ciò significa – fa notare Zaia – che, se vi fosse una sufficiente adesione ai concorsi, in questo momento, la Regione Veneto sarebbe pronta a contrattualizzare in breve tempo 652 medici. Oggi – ha aggiunto il Governatore – siamo invece al punto che non si riescono a reperire i medici sufficienti nemmeno facendo scorrere le graduatorie e che una chiamata dell’Azienda Zero per 80 medici di pronto soccorso ha avuto una decina di adesioni. Questa è la realtà – ha concluso Zaia – che stiamo cercando di affrontare, risolvendo prima di tutto l’emergenza contingente, ma qualcosa deve cambiare in fretta, soprattutto a livello di normative nazionali, perché se la nostra delibera di oggi dovesse finire per stabilizzarsi nel tempo sarebbe una sconfitta per tutti».

Il commento dei sindacati

«Non possiamo giudicare come grave e sbagliata la scelta della Giunta Regionale del Veneto - dichiara Daniele Giordano Segretario Generale Fp Cgil - di recuperare i medici pensionati mettendo i settantenni a garantire il nostro sistema sanitario in un settore che prevede il lavoro a turni e notturno. Il presidente Zaia dovrebbe ammettere il proprio fallimento e il fatto che questa maggioranza politica Governa il paese da un anno e a parte gli annunci non ha fatto nulla per affrontare l’emergenza. Dichiarare che il nostro sistema sanitario non garantisce la qualità dell’assistenza, che siamo al rischio dell’interruzione dei servizi quando sono state spese risorse per fare esami nei fine settimana, chiuse le Ulss per accorparle e costituita l’Azienda Zero come grande riforma del sistema senza ammettere che ci sia un fallimento del governo politico regionale vuole semplicemente dire che si nascondono i problemi con operazioni disperate. Il presidente Zaia dovrebbe battersi subito per aumentare le borse di specialità, rinnovare il contratto di lavoro dei medici scaduto da 10 anni e far lavorare le persone in condizioni adeguate. I medici non partecipano ai concorsi perché nel privato sono pagati meglio e hanno condizioni di lavoro più adeguate e dignitose. In questi anni la Giunta Zaia ha fatto accordi da 50 milioni di euro con i medici di base e non ha mai investito su quelli ospedalieri. Questa scelta di recuperare chi è andato in pensione non è solo un messaggio contro i giovani ma contro la sanità pubblica che ha visto perdere competenze e professionalità verso il privato. Ci piacerebbe - conclude Giordano - sapere anche quante risorse la Regione investirà su questa scelta e quanto verranno retribuiti questi medici».

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