Studente trevigiano commuove l'università con il suo discorso di inizio anno

All'inaugurazione del nuovo anno accademico dell'Università di Padova, le parole di Alberto Rosada hanno commosso la platea ma non sono piaciute all'assessore leghista Marcato

Alberto Rosada durante il suo intervento nell'aula magna del Bo (Foto tratta da Facebook)

«Sapete qual è la differenza tra me e Prince Jerry? Io sono vivo, lui è morto. Io potrò andare in Erasmus lui, già laureato, per cercare un futuro migliore è dovuto passare attraverso l’inferno libico e il Mediterraneo».

Quelle che avete appena letto sono solo alcune frasi del discorso di inizio anno scritto da Alberto Rosada, giovane di origini trevigiane presidente del Consiglio degli studenti dell'Università di Padova. Il suo intervento, pronunciato nell'aula magna di Palazzo del Bo in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno accademico dell'ateneo, ha fatto in questi giorni il giro dell'Italia intera per il valore e il significato delle parole pronunciate dal ventenne trevigiano in un momento così importante e significativo. Da sempre interessato all'attualità e alla difesa dei diritti degli studenti, Alberto Rosada si è diplomato al liceo Antonio Scarpa di Oderzo dove aveva già ricoperto con impegno e dedizione il ruolo di rappresentante dei liceali opitergini. Al momento di iscriversi all'università, ha deciso di candidarsi alla presidenza del Consiglio degli studenti patavini. Un'istituzione che conta ben 60 mila giovani. Lo scorso 8 febbraio Alberto Rosada è stato chiamato a pronunciare il suo discorso inaugurale davanti a una platea prestigiosa dov'erano presenti sia il rettore dell'ateneo che la presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati. Il giovane trevigiano non ha avuto dubbi sulla scelta del tema su cui impostare il suo intervento. Colpito dalla scomparsa recente e improvvisa di Prince Jerry Igbinosa, Rosada ha deciso di scrivere un commovente parallelismo tra lui e il venticinquenne di origini nigeriane morto suicida dopo che il Governo gli aveva negato la possibilità di rimanere in Italia. «Prince Jerry era nigeriano, io sono italiano e proprio perché sono italiano a qualcuno sembra che la mia vita valga di più» ha commentato con voce stentorea citando nel suo intervento anche i nomi di Giulio Regeni, Antonio Megalizzi e Valeria Solesin. Giovani universitari italiani che, per Alberto Rosada, rappresentano il vero modello da seguire. Le sue parole hanno commosso e, al tempo stesso, fatto riflettere l'aula magna dell'università di Padova ma c'è stato anche chi, come l'assessore regionale leghista Roberto Marcato, non ha gradito molto le parole di Rosada arrivando a sbeffeggiarlo pubblicamente per la scelta dei temi trattati come dimostra il gesto di stizza nel video sottostante

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«Sono orgoglioso delle decine di complimenti e manifestazioni di stima che sono arrivate per il mio discorso (che, ci tengo a ribadirlo, non è solo mio ma di tutti gli studenti che rappresento) da parte di professori, rettori, sindaci, autorità, giornalisti, studenti e amici - ha scritto Rosada sul suo profilo Facebook - Orgoglioso anche di essere stato sbeffeggiato, sia nell'aula di Galileo, sia con successive dichiarazioni ai giornalisti, dall'assessore regionale Roberto Marcato. Se ricordare pubblicamente la morte di un 25enne nigeriano e parlare di un contrasto tra i valori dell'università padovana, che tanto si impegna per l'internazionalizzazione, e la preoccupante nuova (ma vecchia) retorica del nazionalismo e della chiusura è una colpa, me ne assumo la responsabilità. Se qualcuno pensa che un ventenne dovrebbe stare in silenzio davanti alle profonde ingiustizie che colpiscono la sua generazione e il mondo intero, lo faccia pure. Noi risponderemo ancora più forte per ricordarci sempre che siamo solo dei privilegiati rispetto a tanti altri nostri coetanei nel Mondo».

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