«Non sono all'altezza»: insegnante di sostegno lascia l'incarico

Giorgio Pavan, insegnante di violino, ha rinunciato all'incarico come prof di sostegno di una ragazzina autistica e ora vuole presentare un esposto all'ufficio scolastico di Treviso

Foto tratta da Google Immagini

Sta facendo molto discutere, in questi giorni, la vicenda di Giorgio Pavan, docente di violino trentanovenne chiamato, da un noto istituto scolastico trevigiano, a fare l'insegnante di sostegno a una ragazzina affetta da una grave forma di disabilità con istinti autolesionisti.

Come riportato da "Il Gazzettino di Treviso", l'insegnante ha deciso di rinunciare all'incarico dopo appena una settimana di lavoro. Pavan è nel mondo dell'insegnamento da ben 8 anni ma solo l'anno scorso gli era stato affidato il primo incarico come docente di sostegno. A fine anno il dirigente aveva prospettato al trentanovenne la possibilità di confermarlo nella stessa classe ma così non è stato e, nelle scorse settimane, Pavan si è ritrovato a gestire una nuova alunna con una grave forma di autismo senza avere le competenze adatte per farlo. Nonostante i primi tentativi fatti a inizio anno, il docente ha capito presto di non poter essere all'altezza di un incarico che avrebbe dovuto essere affidato a un docente specializzato, non a un insegnante di violino. Pavan si è trovato costretto a rassegnare le dimissioni licenziandosi ma ora sarebbe pronto a presentare un esposto all'ufficio scolastico di Treviso perché le promesse fatte dal dirigente in merito alla continuità lo avrebbero portato a rifiutare in estate molte chiamate da parte di altre scuole. Il dirigente scolastico è però di tutt'altro parere: «Chi sceglie di fare l'insegnante sa che questa è la gavetta da fare - ha commentato in tono lapidario - Se non ci sono insegnanti specializzati nel sostegno non siamo certo noi dirigenti ad averne la colpa».  

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Commenti (4)

  • Pretendere che un insegnante, (senza la specializzazione per il sostegno e quindi non idoneo), debba per forza accettare un incarico di sostegno, significa voler svilire e umiliare sia l'alunno disabile e sia l'insegnante. Per me, che sono stato un insegnante precario per tutta la vita, tranne quest'anno che, alla veneranda età di 66 anni, mi è stato assegnato il posto a tempo indeterminato (con tutti i problemi annessi), l'aver dovuto accettare soprusi del genere da parte di dirigenti poco sensibili alla disabilità, mi fa parlare con cognizione di causa. Il problema della mancanza di insegnanti di sostegno non è la ragione per cui i dirigenti ti obbligano a farlo nonostante la mancanza di specializzazione. E' la mancanza di sensibilità la ragione principale. Non a caso, se non hai la specializzazione in inglese ad es, è improbabile che ti diano l'incarico, nonostante ce ne sia una forte carenza in quanto a numero di insegnanti. Se non hai la specializzazione in inglese non puoi insegnare anche se conosci l'inglese meglio di tante insegnanti (magari molto scarse nella lingua) ma...con la specializzazione. Di cosa parliamo?

  • Avatar anonimo di Picchio77
    Picchio77

    Sono una persona disabile sensoriale di 40 anni, ricordo ancora le problematiche degli insegnanti di sostegno che mi venivano affidati a scuola senza nessuna qualifica-specializzazione per affrontare la mia disabilità. Questo per dire che non è mai mai stato fatto nulla per migliorare questo aspetto in tutti questi anni, siamo ancora qui con le stesse problematiche di 30 anni fa. Mi spendo a dire che purtroppo sono i disabili e i malcapitati insegnati di turno a farne le spese. Lodo lo sforzo del docente e mi dispiace che sia dovuto arrivare al licenziamento per poter uscire da una spiacevole situazione imposta. Fare la gavetta nel mondo del lavoro è un bene ma bisogna avere anche i rudimentali per poterlo svolgere, è troppo comodo "gettare" una persona a svolgere azioni che vanno al di là delle sue possibilità. Alla fine vive male lo studente disabile e vive male anche il docente di turno che non sa come aiutare. 

    • Sono d'accordo con lei e la penso così anch'io in quanto, non disabile, bensì in qualità d' insegnante (senza la specializzazione nel sostegno), costretto per anni ad accettare soprusi, o a dare le dimissioni.

  • Avatar anonimo di VEENTO
    VEENTO

    Non voglio entrare nel merito della vicenda in quanto potrei dar ragione ad uno e torto l'altro. Rimane il fatto se anche non si è specializzati per sostenere un alunno in difficolta di salute, a volte la pazienza, l'altruismo, l'amore, e tante altre belle virtu' possono sostituire almeno provvisoriamente la specializzazione o la laurea affinchè colui che è in grave difficoltà si è possa non sentire abbandonato a se stesso. Giustamente ognuno fa le proprie scelte e non bisogna nè giudicare, neè condannare, nè fare delle critiche. 

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