Al Senato il documentario ‘Fucilateli-Commissione di inchiesta su Caporetto’

Scritto e diretto da Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato e prodotto da Sole e Luna Production, il film scoperchia le tombe senza nome dei condannati della Grande Guerra

Verrà presentato a fine Maggio al Senato della Repubblica davanti alle massime Autorità Istituzionali e militari ‘Fucilateli-Commissione di inchiesta su Caporetto 1918-19’, il documentario scritto e diretto da Manuel Zarpellon e Giorgia Lorenzato e prodotto da Sole e Luna Production che scoperchia le tombe senza nome dei condannati della Grande Guerra. Il lavoro è stato girato in gran parte lungo le sponde del Piave e importante è stato il contributo di B.I.M. Piave di Treviso nell’ottica di valorizzazione del territorio e di produzione culturale e storica di qualità, chiudendo idealmente, dopo 100 anni di dubbi e di inchieste, i lavori della Commissione d’Inchiesta presieduta dal Generale Caneva e promossa dall’allora Presidente del Consiglio Orlando, istituita nel gennaio 1918 e chiusa nei primi mesi del 1919. Un importante riconoscimento del valore della storia e della sua ricostruzione come strumento profondo di consapevolezza civile.

Il documentario, infatti, racconta la vicenda, piena di ombre e di incertezze, delle centinaia di fucilazioni fra il 1915 e il 1919, con particolare attenzione a quelle avvenute nei mesi successivi alla disfatta di Caporetto ma non solo. A condurre per mano in questo viaggio nella storia saranno la voce narrante di Stefano Amadio (giornalista, regista, autore), le lucide parole del prof. Marco Mondini (Università degli Studi di Padova) e le dichiarazioni del Procuratore Militare Dottor Marco De Paolis, della Dottoressa Irene Guerrini e del Dottor Marco Pluviano, tra i massimi esperti in campo di pena capitale durante il Primo Conflitto. Il documentario gode del patrocinio del Ministero della Difesa e della certificazione storico-scientifica dell’Università degli Studi di Padova.

“Qui si fucila senza pietà!”: queste le parole con cui Monsignor Longhin raccontava al Prevosto di Montebelluna il fronte dei nostri soldati impegnati nella Grande Guerra nei mesi successivi alla disfatta di Caporetto. Poche parole che dipingono con chiarezza il quadro di orrore e di devastazione di una vicenda piena di ombre e di incertezze. Perché oggetto di fucilazione furono in quei mesi bui, persone dalla storia più disparata. Nessuna cerimonia di sepoltura o commemorazione, di loro c’è traccia unicamente nelle ricerche di chi in questi cento anni ha provato a portare alla luce la verità. E’ impossibile determinare con certezza quanti furono i giustiziati, i numeri sono indicativi e lacunosi. Numeri che sono però persone: in alcuni casi vittime di giudizi arbitrari, spesso da parte di uomini psicologicamente instabili; in altri responsabili reali di omicidi e di violenze spesso efferate anche contro i civili; in altri ancora sono uomini che disertano, si automutilano o si vendono come spie al nemico. Per una parte dell’opinione pubblica bisognerebbe perdonare, per l’altra va lasciato tutto così com’è.

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