Cava Colombera, appello a Zaia: «A Morgano non c’è solo la mostra dell’asparago»

Il consigliere regionale Andrea Zanoni attacca il Governatore del Veneto sul progetto di riempimento dell'ex cava trevigiana: «Purché venga siamo disposti a pagargli l'autista»

In foto: il consigliere regionale Zanoni davanti all'ingresso dell'ex Cava Colombera

«Visto che il presidente Zaia nelle prossime ore sarà a Badoere di Morgano per inaugurare la mostra dell’Asparago Igp lo invitiamo ad allungare il suo percorso di pochi chilometri e visitare l’ex Cava Colombera: saremo lieti di accompagnarlo».

A dirlo è il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni che martedì mattina, 30 aprile, insieme ai candidati sindaco del centrosinistra Giuseppe Ceccon (Morgano) e Rosella Lorenzetto (Paese), oltre che ad Antonio Chinellato (della lista trasversale "Per Quinto"), ha tenuto una conferenza stampa ribadendo le preoccupazioni per il progetto di riempimento dell’ex cava, con pesanti ripercussioni su ambiente e viabilità. «Capiamo la dura vita del Governatore tra tagli di nastri e degustazioni. Gli proponiamo un diversivo: è bene che veda con i propri occhi cosa è accaduto e cosa dovrà ancora accadere in quell'area, in modo da poter rispondere alle preoccupazioni di un intero territorio. Se non conosce la strada – conclude Zanoni - siamo pronti ad offrirgli anche il servizio autista da Badoere.

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Sull’ex Cava Colombera di Morgano ci sono troppe cose che non tornano e su cui la Regione dovrebbe intervenire per fare chiarezza, tutelando ambiente, natura e salute dei cittadini: è stato raso al suolo un bosco che insisteva in un’area da 54.000 metri quadri, mentre nella cava qualcuno sta pensando di portare materiali provenienti anche da impianti di recupero di rifiuti da costruzione e demolizione, senza fornire garanzie su rischi di contaminazione per la falda acquifera. La Giunta Zaia non può lavarsene le mani, per questo ho presentato altre due interrogazioni, c’è un intero territorio che pretende risposte chiare - commenta Zanoni - Sul disboscamento già a dicembre 2017 avevo interrogato la Regione, convinto che quell’operazione, senza alcun progetto né autorizzazione, non si potesse fare. E infatti i carabinieri forestali di Treviso avevano avviato un’indagine. I militari hanno notificato un verbale da 4.937 euro alla ditta che aveva effettuato l’intervento, contestando un illecito amministrativo per un taglio di piante di alto fusto superiore al previsto: 106 pioppi neri, 74 robinie, 36 ciliegi, 4 aceri, 12 bagolari, un olmo, un orniello, e 2 altre specie, il totale fa 236, un patrimonio arboreo importantissimo. In un primo momento l’area boscata era stata calcolata in 27.337 metri quadri ma poi è stata considerata, su proposta del tecnico della ditta proprietaria, pari a soli 5.440 metri quadri. Poi a posteriori è stata concessa la “riduzione boschiva” facendo pagare alla ditta 8.160 euro. Su quali basi la Regione ha accettato la nuova valutazione e il disboscamento totale in un’area vincolata dal PTCP?» chiede Zanoni. 

«Hanno raso al suolo, distrutto, un patrimonio arboreo importantissimo in una delle zone più cementificate d’Italia. La lotta ai cambiamenti climatici passa anche da qui, ma evidentemente per troppi amministratori non è una priorità: un albero di 20 anni  può assorbire tra i 10 ed i 20 kg CO2/anno. Trovo a maggior ragione vergognose le dichiarazioni del sindaco Rostirolla che ha definito il disboscamento ‘pulizia dell’area’. Non è sporco da eliminare, ma un patrimonio naturale da difendere. Tra l’altro è lo stesso Piano regolatore del Comune di Morgano a proteggere queste alberature - insiste il consigliere del Partito Democratico che chiama in causa la Giunta Zaia - Un intervento che ha comportato la distruzione di un bosco ricco di biodiversità ed è stato effettuato in mancanza della Valutazione d’incidenza ambientale (Vinca), data la vicinanza al sito Rete Natura 2000 ‘Fiume Sile’ e senza l’autorizzazione paesaggistica: quali azioni ha intenzione di intraprendere per applicare le eventuali sanzioni?”. Ma non c’è solo il disboscamento nel mirino del vicepresidente della commissione Ambiente a Palazzo Ferro Fini. La seconda nuova interrogazione riguarda infatti il riempimento dell’ex Cava Colombera: “Vogliamo garanzie sul tipo di materiale che verrà conferito e quali controlli saranno effettuati per evitare ‘carichi non conformi’. Servirà la massima attenzione visto che saranno necessari, dati alla mano, ben  11.258 mezzi pesanti per trasportare i materiali necessari a riempire l’intera cava pari a 254.800 metri cubi. È più che lecito fare queste domande, dopo quanto accaduto a Paese con la vicinissima Cava Campagnole dove sono arrivate illegalmente 200.000 tonnellate di rifiuti. La ditta che realizzerà l’intervento ha dichiarato che saranno utilizzate terree e rocce da scavo ma anche Mps (Materie prime seconde) provenienti da impianto di recupero rifiuti da costruzione e demolizione: Arpav ha già effettuato delle valutazioni e chiesto garanzie per scongiurare possibili contaminazioni della falda acquifera? È stata avviata una procedura Vinca, considerato che, come già ricordato, l’area si trova nei pressi del sito UE di Rete Natura 2000 ‘Fiume Sile’ e che i lavori avranno un forte impatto  ambientale, sia per e emissioni acustiche sia per le polveri sottili, dovuto al traffico di mezzi pesanti? Camion che passeranno oltretutto per le strette via San Bernardino e via Chizzette, assolutamente inadeguate e che andranno ad aumentare il traffico nelle vicine vie di Paese e Quinto già oggi fin troppo intasate».

Preoccupazioni non certo scongiurate dalle affermazioni del sindaco, sottolinea ancora Zanoni: «Rostirolla ha dichiarato ai giornali che il ‘Comune sarà controllore fermo nel valutare il progetto in ogni suo aspetto, così come sarà posta attenzione alle eventuali fasi successive, in caso di esito favorevole, che prevedranno sicuramente delle ispezioni a sorpresa’. Ma chi pensa di prendere in giro? Tutti sanno che il progettista del disboscamento e del riempimento della cava è il geometra Giuliano Pavanetto, ex sindaco di Morgano e attuale consigliere comunale con delega al Bilancio e al Personale. Con questa situazione, decisamente imbarazzante, come può l’amministrazione garantire controlli a sorpresa?» Anche i tre candidati sindaco presenti alla conferenza hanno espresso la loro contrarietà al progetto che non è mai stato presentato alla popolazione restando chiuso nei cassetti del comune di Morgano. Rosella Lorenzetto candidata a Paese nella Lista ‘Paese Democratico’ ha dichiarato: «Credo che il bosco distrutto, importante patrimonio naturalistico utilissimo per la lotta ai cambiamenti climatici e alla lotta all’inquinamento e polmone verde ricco di biodiversità, vada subito ripristinato». Per Antonio Chinellato, in corsa per la carica di primo cittadino a Quinto di Treviso con la lista ‘Per Quinto’, «Non possiamo permetterci un altro riempimento di una cava con materiali che potrebbero arrivare da ogni dove, chi garantirà che non accada quello che è capitato nella vicina cava Campagnole di Paese? A Quinto abbiamo moltissimi cittadini che usano acqua di pozzo, perciò va impedita ogni attività che possa rappresentare una minaccia per le falde acquifere, e poi quali sono le valutazioni delle autorità in merito a questi rischi e a quelli derivanti dall’inquinamento acustico e dell’aria?» Infine Giuseppe Ceccon, candidato per ‘Morgano Civica’ ha aggiunto: «L’impatto causato da 11.258 camion in arrivo e altrettanti in partenza è evidentemente insostenibile per quanto riguarda l’inquinamento acustico, le polveri, i gas di scarico, l’attuale viabilità. Su tali problematiche quali valutazioni hanno fatto le autorità? E poi quali saranno i controlli?»

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