Dalle fake news al giornalismo investigativo: gli esperti si confrontano sul futuro digitale

A Palazzo San Leonardo il simposio "Fake news e obiettività dell’informazione: etica, diritto, verità nella società digitale" organizzato dalla Scuola di Giurisprudenza e dall'Aiga di Treviso. Tra i protagonisti anche Alessia Cerantola, nel team d'indagine sui "Panama Papers"

L'Aula Magna del San Leonardo gremita per il simposio

TREVISO Fake news, obiettività d'informazione, giornalismo investigativo, hate speech e verità nella società digitale. Questi sono solo alcuni degli interessanti argomenti trattati nella giornata di venerdì presso Palazzo San Leonardo in occasione del simposio "Fake news e obiettività dell’informazione: etica, diritto, verità nella società digitale" organizzato dalla Scuola di Giurisprudenza di Padova e dall'Aiga (Associazione Giovani Avvocati) di Treviso e con il patrocinio del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Treviso e dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto.

In centinaia tra avvocati, giornalisti, giuristi e studenti hanno quindi affollato l'Aula Magna per partecipare ad un evento che ha cercato di dirimere alcune delle controversie più comuni nell'ambito dei social network e dell'informazione digitale, dando al contempo diversi spunti interessanti riguardo a come proteggere i propri dati online e su come non cadere nella trappola della disinformazione digitale e non solo. E tra i protagonisti del simposio sicuramente molto atteso è stato l'intervento di Alessia Cerantola, nota nipponista e giornalista originaria di Bassano del Grappa, già nel team giapponese dei cosiddetti "Panama Papers" che nel 2016 accese i riflettori mondiali su oltre 214 mila società offshore. "Il giornalismo d’inchiesta - ha dichiarato la giornalista vicentina - si fonda sulla ricerca di prove che devono sostenere le indagini del cronista. Tra queste ci sono i dati pubblici, le delazioni o altre testimonianze. Grazie a nuovi strumenti tecnologici e digitali il giornalista oggi è in grado di raccogliere e interpretare una realtà sempre più articolata e spesso transnazionale. A dare più forza al suo lavoro si aggiunge anche una riorganizzazione dell’attività giornalistica in gruppi e strutture che superano i confini delle redazioni tradizionali. Lo hanno dimostrato casi recenti come OCCRP, con The Russian Laundromat o ICIJ, con i Panama o i Paradise Papers".

Ad aprire però la sessione accademica del simposio è stato il prof. Paolo Moro, docente di Filosofia del Diritto nell’Università degli Studi di Padova, il quale ha dissertato su verità, post-verità e diritto all’informazione nell’era digitale: "La diffusione nella rete telematica delle fake news riporta la questione della verità al centro della riflessione etica e giuridica nella società dell’informazione. Nel reticolo tecnologico delle relazioni intersoggettive, le tradizionali teorie filosofiche non riescono infatti a definire compiutamente le molteplici forme di comparsa del vero e del falso (che diventa post-verità) nel linguaggio della comunicazione contemporanea, imponendo quindi un ripensamento critico del paradigma del diritto all’informazione obiettiva". A seguire, sono poi intervenuti il prof. Mario Conti, docente di Computer Science nell’Università degli Studi di Padova, il quale ha parlato di 'fake news, fake privacy, fake profiles e real profiling"; il prof. Riccardo Borsari in qualità di docente di Diritto Penale nell’Università degli Studi di Padova che ha spiegato nel dettaglio il fenomeno della rappresentazione mediatica e della percezione del crimine e di come ciò influenza i diritti dei cittadini; e infine il prof. Claudio Sarra, docente di Filosofia del Diritto nell’Università degli Studi di Padova, che ha analizzato il triste fenomeno online degli hate speech e di come si possano combattere con l'evoluzione giuridica e tecnologica.

Per quanto concerne la sessione professionale, invece, sicuramente d'interesse è stato l'intervento dell'avv. Stefano Mele, Presidente della Commissione Sicurezza Cibernetica del Comitato Atlantico Italiano, il quale ha portato alla ribalta l’uso politico della propaganda e della disinformazione attraverso Internet: "L’utilizzo degli strumenti di propaganda e disinformazione da parte di Stati, organizzazioni terroristiche e leader politici per orientare consensi e opinioni non è di certo un fenomeno inedito. Comprendere come agiscono questi soggetti e quali sono le conseguenze di questo fenomeno sui processi democratici e sugli equilibri politici internazionali è divenuto però un obiettivo fondamentale e quantomai imprescindibile". Altrettanto importanti sono stati poi gli speech sia del dott. Roberto Vitale, Professore di Comunicazione nell’Università degli Studi di Trieste, che ha disquisito sulla crisi della comunicazione in stato d’emergenza, sia del dott. Alessandro Rossi, del Centro Studi Intelligence Economica e Security Management dell'Università Tor Vergata - Roma, che ha spiegato come "la globalizzazione digitale, ed il connesso sviluppo delle diverse tipologie di network, hanno trasformato la disinformazione in arma di distruzione attraverso la massa".

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