Insulti all'arbitro donna, la replica dell'allenatore: «Ingiusta la mia squalifica»

Iames Roggia ha voluto commentare la decisione del giudice sportivo che l'ha squalificato per 7 mesi dai campi di gioco con l'accusa di aver insultato la trevigiana Sara Semenzin

In foto: l'arbitro trevigiano Sara Semenzin

Si riaccende la polemica sulla vicenda che aveva portato l'arbitro trevigiano Sara Semenzin a essere insultata proprio nella Giornata contro la violenza sulle donne. Un fatto increscioso per cui l'allenatore del Real Stroppari, Iames Roggia, è stato condannato dal giudice sportivo a 7 mesi di squalifica e sottoposto a una vera e propria gogna mediatica in questi giorni. Riportiamo qui di seguito la sua versione dei fatti:

«Voglio precisare sin da subito che è principio riconosciuto anche dal sottoscritto che qualsiasi tesserato che si rivolga all'arbitro in modo non consono debba essere punito, ma ogni sanzione deve essere equilibrata e proporzionata al fatto commesso. Anche se avessi proferito la frase "Cambia lavoro, la domenica datti ai fornelli” non si può non rilevare come la stessa non sia altro che una espressione colorita, neppure ingiuriosa, sicuramente non sessista, men che meno discriminatoria e non dissimile da altre quali: arbitro “datti all’ippica”, “vai a pescare”. Nel caso di specie il mix tra arbitro donna e la frase “datti ai fornelli" ha provocato una decisione abnorme e scatenato un linciaggio mediatico degno dei noti casi che hanno riguardato produttori ed attori hollywoodiani. Dall’Ansa ai giornali locali, dalla Gazzetta dello Sport al Sole 24 ore passando per Il Giornale e Il Corriere della Sera, nessuno si è sottratto a riprendere acriticamente la decisione del Giudice Sportivo seminando giudizi moralistici e commenti di ogni specie. Ma se sessismo significa discriminazione in base al sesso cosa dovrebbero dire i poveri arbitri uomini, pesantemente ed ingiustamente insultati la domenica sui campi di calcio, nel constatare che gli autori di tali gesti, sia ben chiaro da condannare, vengono poi squalificati per periodi ben inferiori rispetto a quanto accaduto nel caso di specie. E’ applicare il principio di uguaglianza e salvaguardare la parità dei sessi squalificare due mesi chi minaccia ed insulta un arbitro uomo e ben sette mesi chi dice “datti ai fornelli” ad un arbitro donna (C.U. Figc Veneto N. 58 del 18.01.2017)? Non vi è nel caso di specie una palese discriminazione da parte di chi invece si erge a difensore del genere femminile? Dice qualcuno più colto di me: “Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno giustiziati”. Per tutelare la mia dignità e onorabilità e per dare corso alle dovute impugnazioni ho dato mandato all'avvocato Leonardo Rebecchi del Foro di Vicenza di adire tutti gli organi competenti, nessuno escluso. Parallelamente anche per esprimere solidarietà e vicinanza al mondo femminile e per aiutare in modo tangibile chi si occupa davvero di disagio femminile ho provveduto ad effettuare una donazione ad una importante associazione del territorio che si occupa di tali tematiche».

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