Insulti choc a un calciatore di soli 15 anni: «Ti seppelliamo vivo»

Un giocatore del Treviso Calcio, originario del Burkinia Faso, è stato brutalmente attaccato per il colore della sua pelle da un calciatore della Miranese. Condanna unanime

Giocatori del Treviso Calcio in campo (Foto d'archivio)

Un gesto folle e ingiustificabile: «Nero di me..a, ti seppelliamo vivo». Sono queste le terribili parole che un ragazzino di soli 15 anni si è sentito dire da un calciatore della sua stessa età domenica scorsa, 24 marzo, durante una partita del campionato Giovanissimi.

Come riportato da "Il Gazzettino di Treviso", l'episodio è avvenuto durante il match di campionato tra il settore giovanile del Treviso Calcio e la Miranese, disputato sul campo di Cendon, a Silea. Il ragazzino, attaccante del Burkina Faso, è stato preso di mira per il colore della sua pelle. All'inizio sono arrivate le minacce come «ti spezziamo le gambe» ed altri volgari insulti. Poi è arrivata quella frase inaccettabile, resa ancor più grave dal fatto che è stata pronunciata da un ragazzino giovanissimo. Offese che sono arrivate anche al compagno italo-colombiano che aveva provato a intervenire in difesa del ragazzo di colore, suo compagno di squadra. Indignato e sconcertato per l'accaduto, l'allenatore del Treviso Calcio ha provato a segnalare l'accaduto all'arbitro ma quest'ultimo non ha preso alcun provvedimento contro il giocatore veneziano e contro la Miranese che, alla fine, ha vinto la partita per 1-2 andando a esultare, dopo il gol vittoria, proprio davanti alla panchina del Treviso definendo i giocatori una «squadra di me..a».

La vicenda ha sollevato critiche unanimi sia nel mondo del calcio che in quello delle istituzioni. «Massima solidarietà a questo giovane calciatore del Treviso che, certe parole, non avrebbe mai dovuto sentirle. Espressioni gravissime, rese ancor più pesanti dall'età del ragazzo che le ha pronunciate. I giovani vanno educati al rispetto e al ripudio di ogni forma di discriminazione» sono state le parole del sindaco di Treviso, Mario Conte. «Faremo le dovute indagini e prenderemo i provvedimenti adeguati, se ce ne sarà bisogno» il commento della società Miranese, finita nella bufera per un episodio davvero ingiustificabile. Andrea Campolattano, responsabile del settore giovanile del Treviso Calcio, ha informato dei fatti la Figc. Ad oggi non è arrivato ancora nessun messaggio di scuse per quanto accaduto. La speranza è che, accertate le dovute responsabilità, vengano presi i provvedimenti adeguati e nel più breve tempo possibile contro chi ha sbagliato e si è reso protagonista di un gesto ignobile.

«Il razzismo e la stupidità non hanno confini né età. Certo fa ancora più male quando i protagonisti sono ragazzini di 14 anni e gli insulti arrivano durante una partita di calcio, considerato che lo sport è un fondamentale strumento di aggregazione sociale. Ma la responsabilità non è solo di un paio di adolescenti, è la conseguenza del clima di odio, del cattivismo imperante, della politica che crea nemici in ogni dove». Con queste parole Andrea Zanoni, consigliere regionale del Partito Democratico commenta quanto accaduto a Silea nel corso della partita tra Treviso e Miranese, categoria Under 15, con offese razziste nei confronti di un ragazzo originario del Burkina Faso che indossava la maglia del Treviso. A quanto si apprende dai giornali tutti avrebbero sentito quelle frasi, tranne l’arbitro visto che la partita è continuata regolarmente e nel referto non c’è scritto niente. Il Giudice sportivo, dunque, non ha potuto sanzionare alcunché. Da parte mia un abbraccio al baby calciatore e ai suoi compagni di squadra che hanno inutilmente protestato. Sono convinto che la Miranese farà chiarezza e prenderà provvedimenti nei confronti dei propri atleti ma le eventuali punizioni non bastano: serve un lavoro culturale, a partire appunto dalle giovani generazioni, per sconfiggere odiosi pregiudizi che nel 2019 sono lontani dall’essere morti. Anche per colpa di chi continua ad additare il ‘diverso’ come un nemico». 

Una mozione depositata in consiglio regionale «per esprimere solidarietà al giovane calciatore del Treviso, per dire No ad ogni discriminazione e per ribadire che lo sport è prima di tutto rispetto reciproco». L'hanno presentata Piero Ruzzante (Liberi E Uguali), Patrizia Bartelle (Italia In Comune) e Cristina Guarda (Civica AMP), «con l'auspicio che possa essere condivisa da tutto il consiglio regionale». «Ci appelliamo al buonsenso dei nostri colleghi. Siamo certi che nessuno vorrebbe vedere un proprio figlio vittima di un episodio simile», dichiarano i tre consiglieri. «Quando anche tra i più giovani si diffondono parole d'odio – sottolineano Ruzzante, Bartelle e Guarda – la politica e le istituzioni sono chiamate a interrogarsi. Chi detiene il potere politico e gode di ampia visibilità mediatica ha un'enorme responsabilità nei confronti di tutta la società. Certa propaganda – concludono i consiglieri – può forse dare soddisfazione al politico di turno che guadagna consenso sul breve termine, ma alla lunga è la gente comune a pagarne le conseguenze. La storia recente e passata ci offre molti esempi in questo senso». La risoluzione presentata da Ruzzante, Bartelle e Guarda si richiama ai principi contenuti nel Codice di Comportamento sportivo del Coni, che vieta qualunque comportamento discriminatorio, e nella Carte Etica dello Sport approvata nel 2017 dal Consiglio regionale che recita: “lo sport è portatore di valori morali, culturali, educativi, nonché imprescindibile fattore di inclusione sociale ed integrazione popolare, nel totale rifiuto di ogni forma di discriminazione”. Con la risoluzione Ruzzante, Bartelle e Guarda chiedono al consiglio regionale di esprimere «solidarietà al giovane calciatore oggetto delle intollerabili offese descritte in premessa e condanna ogni episodio discriminatorio, specie se commesso nell'esercizio o in occasione delle attività o delle manifestazioni sportive» e di impegnare la Giunta regionale «ad adottare, anche in applicazione della Carta Etica dello Sport, tutte le iniziative finalizzate alla prevenzione di ogni tipo di discriminazione».

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