Medici in pensione riassunti dalla Regione: «Scelta sbagliatissima»

Il commento della Cgil di Treviso sulla discussa decisione presa nelle scorse ore dal presidente Zaia. Per i sindacati si tratta «del fallimento della programmazione regionale»

Foto d'archivio

«La Regione potrà, come sta facendo, scaricare la responsabilità sullo Stato e sulle Università, ma chi fin dal 2001 ha autonomia e responsabilità politica sulla programmazione socio-sanitaria deve sapere che parte di quella responsabilità è propria».

Non usa mezzi termini Ivan Bernini, segretario generale della Fp Cgil di Treviso e segretario regionale Fp Cgil Veneto, nell’esprimere alcune valutazioni sulla scelta operata dalla Regione di assumere Medici in pensione. L’emergenza tanto tra il personale medico che tra quello nel comparto non nasce certo oggi – spiega il segretario generale Fp Cgil di Treviso – anni di denunce del blocco delle assunzioni, del non adeguamento delle retribuzioni per effetto del mancato rinnovo dei contratti collettivi, e del taglio dei fondi sul salario accessorio, ai quali anche la Regione Veneto non ha dato peso perché l’emergenza non esisteva, era tutta solo un’invenzione dei sindacati. E recentemente, il sottosegretario della Salute, un veneto doc, dopo aver sbandierato che per la salute troppe risorse sono state sacrificate al fine di ridurre la spesa pubblica, proprio in complicità con le Regioni, ha confermato scarsi margini di flessibilità nella capacità di spesa e di assunzione del personale, scaricando così tutti i problemi sulle spalle delle aziende sanitarie.

Pensare che medici over 70 possano colmare alla carenza di personale e alle necessità di erogare prestazioni ha dell’incredibile – affonda Ivan Bernini – Anestesisti, chirurghi, ortopedici, ginecologi, per quanto siano stati luminari e riconosciuti professionisti, e per quante energie possano ancora avere a quell’età, non possono reggere ore nelle sale operatorie, turni nei reparti. Allo stesso tempo è incredibile che la discussione di queste ore si concentri esclusivamente sui posti letto ospedalieri, sugli ospedali – aggiunge Bernini – perché le cose vanno di pari passo: servono posti letto e servono medici e personale sanitario perché fino a prova contraria i pazienti non si curano da soli. Il libro dei sogni del 2012, il piano socio sanitario, è totalmente rimasto lettera morta. Invece di attuarlo si sono fuse le Ulss e si è fatta quell’Azienda zero che avrebbe dovuto risolvere proprio il problema del reclutamento del personale e che invece ci ha portato qui, peggio di sei anni fa. Aumentare le retribuzioni di medici e personale di comparto, rendendo attrattive le strutture pubbliche, stracciare il recente accordo che in sede di conferenza Stato-Regioni anziché liberare la possibilità di assumere l’ha ingessata, e rinnovare il contratto a migliaia di medici che dopo 10 anni sono ancora al palo. Questa – secondo Bernini – la ricetta per cambiare veramente le cose, risolvendo i problemi e ponendo fine allo scarica-barile».

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