Nuovo Pati del Montello, tra tutela e speculazione: eccellenze a rischio estinzione

Opinioni in merito alla redazione del nuovo Piano di Assetto del Territorio

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di TrevisoToday

“Il rischio idrogeologico e sismico, le fragilità ambientali, gli ecosistemi, e le zone assoggettabili a trasformazioni a fini agricoli in modo compatibile alle esigenze di tutela paesaggistica”. Sono le parole che abbiamo letto a proposito del nuovo Piano d’Area del Montello, tema su cui si sono incontrati i sindaci di Montebelluna, Crocetta, Cornuda, Volpago, Giavera, Nervesa e Caerano. Seppur le premesse appaiano buone, è solo addentrandosi nella lettura del comunicato stampa che emergono delle preoccupanti contraddizioni di fondo. Come si può accostare il concetto di tutela a quello di soppressione? Non è ammissibile parlare di conservazione degli ecosistemi e nello stesso momento instillare la volontà di cancellare i prati stabili del Montello in quanto, essi stessi, sono degli ecosistemi realmente esistenti e non semplici “concetti”. Censiti per la prima volta da Rete Natura 2000 nell'anno 2008, in conformità al relativo manuale europeo (e successive integrazioni contestualizzate al territorio italiano) che ne elenca le specie guida identificative, gli Habitat risultano tutelati ai sensi della direttiva Europea CEE/92/43. A smentire illazioni non suffragate da dati, è stato recentemente pubblicato dalla fondazione del Museo Civico di Rovereto uno studio scientifico dettagliato sui prati del Montello, che non solo ha confermato l’esistenza delle praterie magre da fieno a bassa altitudine 6510 (Alopecurus pratensis e Sanguisorba officinalis), ma ne evidenzia l’originalità floristica che rende questi prati particolari emergenze dal punto di vista conservazionistico. Tale eccellenza floristica è dovuta essenzialmente a due fattori: le caratteristiche del suolo del Montello, che è tra i più antichi del Veneto e a connotazione prettamente acida, e la tradizione agricola locale. Concettualmente possiamo affermare che questi prati narrano la storia “unica” di questi luoghi. È sconcertante, scientificamente sconcertante a fronte di quanto già riconosciuti dagli studi la dichiarazione: “Analogo il difetto di un altro strumento di protezione territoriale, Rete natura 2000, applicato al Montello con alcune incoerenze, come l’introduzione dei prati stabili, concetto non applicabile a un territorio ove la ricrescita degli alberi è immediata”. La comunità montelliana nella primavera del 2017, in occasione dell’unica serata pubblica organizzata dal comune di Volpago del Montello, dopo ben 17 anni dall’istituzione di Rete Natura 2000 e di silenzio totale in merito, riceve per la prima volta informazioni sui vincoli contemplati dalla direttiva. Le amministrazioni locali e la Regione Veneto avrebbero dovuto mostrare attenzione per la comunità montelliana, creando e promuovendo iniziative che sostenessero questo complesso sistema di tutela; da un territorio tutelato di importanza comunitaria si possono quale trarre indubbi vantaggi, anche in termini economici oltre che di rivalutazione immobiliare. Gli enti pubblici si accingono invece a sostituire uno strumento urbanistico inefficace e ambiguo, qual è il Piano d’Area, con un nuovo piano che già in partenza fa trasparire l’intenzione di distorcere, se non di occultare, una direttiva europea, lasciando trasparire, in questo modo, che lo strumento serva a tutelare in primis gli interessi economici, con tratti speculativi, che peraltro riguardano una netta minoranza della comunità montelliana. Certamente sono scomodi gli obiettivi europei di tutela e valorizzazione della biodiversità, ma l’alternativa è distruggere un bene senza neppure la volontà di conoscerlo.

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