Insulti razzisti su Facebook: Sforzin ritira la candidatura a consigliere comunale

Travolto dalle critiche per le frasi razziste pubblicate sul suo profilo Facebook, il candidato consigliere a Vittorio Veneto ha deciso di ritirarsi dalle liste delle prossime elezioni

In foto: Tancredi Sforzin

«Quelle affermazioni sono state fatte qualche anno fa. Ritiro comunque la mia candidatura a consigliere comunale per il bene della mia città, per rispetto dei miei compagni di lista e del candidato sindaco Toni Miatto».

Queste le parole di Tancredi Sforzin di fronte alle pesanti accuse pubblicate su diversi organi di informazione che nelle ultime ore hanno riportato alla luce terribili dichiarazioni fatte in passato dal candidato a consigliere. La lista civica Toni Miatto Sindaco prende le distanze in modo deciso da tutte le affermazioni fatte da Sforzin in passato. «Siamo una lista moderata che, come riportato chiaramente anche nei nostri materiali di comunicazione, fonda i propri obiettivi programmatici su valori basati sull'integrazione e sull'Europa. Stiamo elaborando diversi progetti da avviare nelle scuole in quanto crediamo sia il luogo principale di confronto per creare una comunità unita. Crediamo fermamente nell'impegno per la costruzione di relazioni sia nel nostro Comune tra cittadini, associazioni, attività commerciali e istituzioni, sia con altre realtà nazionali e internazionali. Vogliamo utilizzare costantemente il metodo del confronto come principale strumento di crescita e di evoluzione» queste le parole del capolista Gianluca Posocco. «Non potremmo mai e poi mai dimenticare che la nostra Vittorio Veneto è Medaglia d'Oro per la Resistenza - continua Posocco - e non condividere le parole del Capo dello Stato pronunciate nella nostra Città il 25 aprile scorso». 

Il candidato sindaco Toni Miatto dichiara: «Purtroppo non ero a conoscenza di quanto detto in passato da Sforzin. Ora di fronte alle evidenti prove non possiamo far altro che dissentire in quanto non sono pensieri che ci appartengono. Purtroppo si può anche sbagliare nella scelta delle persone per la costituzione di una lista civica perchè, quando si cercano e si accolgono i nominativi, non è possibile fare i raggi X a ogni candidato scavando nel suo passato. D'altra parte, come abbiamo visto, è successo anche in liste di altri candidati a sindaco. Ricordiamo però che importante è quanto scritto nel programma condiviso con il gruppo e nel progetto per la nostra città portato avanti in modo compatto da tutta la squadra».

«In un Paese normale un personaggio del genere non sarebbe stato neanche candidato. Adesso dopo le polemiche arriva l’annuncio del ritiro, che comunque non cambia nulla sulla gravità delle sue affermazioni». A dirlo è Andrea Zanoni che interviene sul caso dei post razzisti del candidato della lista ‘Toni Miatto sindaco’ a Vittorio Veneto, Tancredi Sforzin, che oggi ha dichiarato di voler fare un passo indietro. «Le responsabilità sono personali, certo, ma Sforzin non è uno sconosciuto per i vertici leghisti: cinque anni fa era in corsa nella lista ‘Vittorio con i giovani’ a sostegno di Toni Da Re. Sulle vergognose dichiarazioni pubblicate su Facebook da Sforzin e poi ‘coraggiosamente’ cancellate, sarebbe bene intervenisse la magistratura per istigazione all'odio razziale. Mi chiedo, visto che è maestro in una scuola primaria, quale educazione può fornire ai nostri figli un elemento del genere. Mi auguro una presa di posizione forte dell’assessore Donazzan che altre volte, in casi che hanno coinvolto insegnanti, ha chiesto senza giri di parole il licenziamento. Appena poche settimane fa - aggiunge Zanoni - era scoppiato un caso analogo con un professore del Veneziano, già militante di Forza Nuova, che aveva auspicato alla senatrice Segre, scampata all'Olocausto, di finire in un termovalorizzatore. Dichiarazioni che fanno rabbrividire, ma ormai nell'Italia di Salvini è tutto sdoganato e il razzismo è diventato un’opinione come un’altra. Su certi temi, purtroppo, stiamo tornando indietro di ottant'anni».

I commenti di "Articolo Uno" e "Partecipare Vittorio"

Articolo Uno interviene sulla vicenda con queste parole: «Lo scorso 25 aprile il Presidente della Repubblica ha scelto Vittorio Veneto per celebrare la festa della Liberazione, riconoscendo al livello più alto il riferimento non solo locale ma nazionale rappresentato dalla città e dalla sua storia.  Oggi tocca constatare che l’alleanza attorno al candidato sindaco leghista  accoglie nelle sue liste esponenti della destra più estrema, ed entusiasti cultori del razzismo biologico tipico del ventennio. Motivo in più per chiedere agli elettori una scelta chiara a difesa della memoria e della cultura della cittadina vittoriese contro derive estremistiche fuori dal tempo, dalla civiltà occidentale e dallo spirito della nostra Costituzione, e all'insegna di un presente e un futuro di comunità pacifica e civile».

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Di parere molto simile le parole della lista "Partecipare Vittorio", candidata alle prossime elezioni comunali: «Il candidato Sforzin ritira la sua candidatura a consigliere. Trattasi di un gesto tardivo e privo di conseguenze pratiche, perché ci pare che comunque Sforzin sarà presente nelle liste. Il candidato sindaco Toni Miatto dichiara di non essere stato a conoscenza di quelle vergognose uscite pubbliche di Sforzin. In realtà noi avevamo denunciato alla stampa quei post varie settimane fa, che ormai sono virali in rete, ma Miatto giurava che si trattava di un "ragazzo colto e sensibile" e che comunque "le scelte private tali sono". Solamente dopo che quelle orribili parole sono state divulgate dalla Tribuna e riprese da organi di stampa nazionali, peraltro macchiando l'immagine della nostra Città, si è deciso di spingere Sforzin a fare un passo indietro. È un comportamento inaccettabile quello di ammiccare al mondo estremista "purché non si sappia troppo in giro". Su una cosa Miatto ha ragione: non è l'unico caso di candidatura ritirata. A noi di Partecipare Vittorio e Rinascita Civica però, guarda caso, non è successo, perché abbiamo costruito un progetto coerente e non siamo andati alla ricerca disperata di persone per completare le ammucchiate elettorali. Tanto meno di persone che si sono fatte conoscere in pubblico per frasi vergognose. Il metodo è sostanza».

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