Nuovo supermercato Alì all'Appiani, la protesta: «Stop al cemento!»

I collettivi trevigiani di Fridays For Future e di Extinction Rebellion hanno voluto manifestare contro la possibile costruzione di un market su 3000 mq di terreno nell'area Repubblica 1

I ragazzi di Frideys For Future e di XR con lo striscione contro l'abuso di suolo

«Oggi siamo stati nell'area dove dovrebbe sorgere il nuovo supermercato Alì che consumerà altri 3000 mq di suolo. Abbiamo di conseguenza piantato dei cartelli per dire che vogliamo più verde pubblico e alberi, non altro cemento!». A dirlo sono i ragazzi dei collettivi di Fridays For Future ed Extinction Rebellion di Treviso, una ventina di giovani che martedì alle 16 hanno deciso di trovarsi in viale della Repubblica, a due passi dalla zona Appiani, per protestare contro la possibile futura realizzazione di un nuovo supermercato della catena Alì Spa. Un sit-in molto sentito a cui ha partecipato anche Luigi Calesso di Coalizione Civica per Treviso. Nonostante il posizionamento dei cartelli nel terreno e dello striscione siano avvenuti in rapidità, sul posto sono comunque intervenute due volanti della polizia locale per controllare che non si stesse creando un pericoloso assembramento. Verificato che la manifestazione era palesemente pacifica e che i giovani presenti erano dotati di mascherina e mantenevano le distanze di sicurezza, il sit-in è così continuato per alcuni minuti, tanto da attirare anche le attenzioni degli automobilisti di passaggio in zona.

«Quest'opera è inutile perché dovrebbe essere realizzata di fronte al già esistente supermercato Pam-Panorama, oltre che a meno di un chilometro in linea d’aria da un altro supermercato Alì (in via N. di Fulvio, poco dopo le carceri) e poco distante persino da quello nell'area ex-Marazzato a San Giuseppe. Questo progetto consumerebbe così ancora più suolo, una risorsa preziosissima per contrastare la crisi climatica, mitigare l’inquinamento dell’aria e preservare la biodiversità - continuano i manifestanti - Con meno suolo, infatti, si ha più anidride carbonica nell' atmosfera, più particolato in aria ed ecosistemi più poveri. Tutto ciò rappresenta quindi un’idea di produzione alimentare inquinante e nociva, anche perché i supermercati distribuiscono gli alimenti delle monoculture e degli allevamenti intensivi, distruggendo foreste, usando antibiotici e pesticidi ed impoverendo i suoli. Per contrastare questa deriva, dobbiamo promuovere i prodotti a Km 0, non i supermercati!».

«Questa bulimia di supermercati ci lascia sbigottiti e indignati, soprattutto se a tutto ciò aggiungiamo il già costruendo Lidl a Santa Maria del Sile. Siamo quindi ben al di là di ogni ragionevole argomentazione, di market ce ne sono fin troppi! - protestano dai due collettivi - Inoltre, questa nuova ipotetica struttura stimolerà ancora di più l'uso degli autoveicoli privati e sicuramente porterà alla circolazione di più mezzi pesanti per il rifornimento dei magazzini. Privarsi del suolo, delle aree verdi, significa perciò avere un alleato in meno nel contrasto alla crisi climatica in atto, oltre che aumentare il dissesto idrologico e lo smog che tutti i giorni respiriamo».

«La GDO (grande distribuzione organizzata ndr) di cui Alì fa parte - concludono gli studenti trevigiani in protesta - incentiva e distribuisce prodotti alimentari poco sostenibili, provenienti da monoculture e allevamenti intensivi. Nelle grandi catene troviamo sì prodotti poco costosi, ma gli stessi richiedono un prezzo ambientale altissimo, fatto di deforestazioni, uso di pesticidi e antibiotici, impoverimento dei suoli e sfruttamento dei lavoratori agricoli. L'agrobusiness spinto, infatti, è causa proprio di questi fenomeni, come anche la perdita di biodiversità, i quali sono anche i principali co-protagonisti della nascita e diffusione di nuove patologie come l'influenza suina e quella aviaria, o ancora della Sars e del Covid-19. Pertanto, bloccare la costruzione di nuovi supermercato, promuovendo per contro mercati di prossimiità che diano sbocco alle tante produzioni locali e genuine, non è solo un modo per aiutare l'ambiente e il clima, ma anche un primissimo passo verso la prevenzione di malattie emergenti».

La protesta dei ragazzi si spinge però anche contro l'attuale amministrazione comunale: «L'area "Repubblica 1" dove dovrebbe sorgere l'Alì, secondo il Piano degli interventi originario, era edificabile fino a 3 mila mq, di cui solo il 30% destinabile al commerciale. Questo fino a quando la maggioranza leghista del consiglio comunale, con una deliberazione dello scorso 20 maggio, ha accolto le richieste dei proprietari dell'area di togliere tale vincolo, rendendo così destinabili tutti i 3 mila mq al commerciale». Sul punto è poi intervenuto Luigi Calesso: «Tutto ciò significa, semplicemente, che se fosse stato mantenuto il limite del 30% alla destinazione commerciale, ovvero se il Comune avesse rigettato la richiesta dei privati, nessuna catena alimentare avrebbe mai pensato di costruire un supermercato in quell'area perché la superficie, impiegabile ad area di vendita, sarebbe stata troppo bassa. Non solo. Probabilmente se il limite fosse rimasto a nessuno sarebbe mai venuto in mente di edificare in questa zona e l'area continuerebbe a rimanere verde come lo è stata negli ultimi anni, magari trasformandola persino in un parco pubblico».

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(Nel video le dichiarazioni di Riccardo Canino, studente di scienze ambientali, e di Luigi Calesso di Coalizione Civica per Treviso)

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