"Con l'eliminazione della cittadinanza civica un altro colpo alla Treviso inclusiva"

L'opinione di Luigi Calesso

TREVISO Eliminando la cittadinanza civica per i bambini nati in Italia da genitori di origine straniera si darà un ulteriore colpo a quella Treviso aperta, inclusiva, moderna che da molto tempo esiste e che durante l'amministrazione Manildo ha ottenuto alcuni significativi riconoscimenti a livello istituzionale (oltre alla cittadinanza civica, il registro delle unioni civili in anticipo rispetto alla legge nazionale, il registro dei biotestamenti, l'eliminazione del punteggio comunale "privilegiato" per i residenti in città da oltre 20 anni nell'assegnazione degli alloggi popolari). Un altro colpo perché già l'atteggiamento della nuova amministrazione in materia di misure "per il decoro e la sicurezza" finisce per colpire ed emarginare ancora di più coloro che già sopportano il peso di essere ai margini della società, a cominciare dagli stranieri per proseguire con tutti color che vivono condizioni di disagio sociale, cominciando da tossicodipendenti, senza tetto, alcolizzati.

E' ridicolo sostenere che la cittadinanza civica rappresenti addirittura una discriminazione nei confronti di chi la riceve che verrebbe "accontentato" con questa iniziativa: se così fosse le associazioni delle comunità straniere presenti in città non avrebbero mancato di segnalare il problema e di boicottare l'iniziativa di cui, invece, sono sempre state protagoniste. Con questo tipo di pretestuosa motivazione si vuole solo nascondere la chiara scelta politica di allontanare, di mettere ai margini, di far pesare la condizione di diversità su una parte consistente società trevigiana, quella composta da cittadini di origine straniera che lavorano e contribuiscono allo sviluppo del territorio, pagano le tasse e sono inseriti socialmente ma hanno un colore della pelle diverso dal bianco.

Ed è una scelta che si inserisce a pieno titolo nella medesima strategia della Lega a livello nazionale, strategia che Salvini interpreta senza remore e che i suoi caporali sul territorio ritengono di dover "imitare" ogni volta che possono per poter mantenere e aumentare i "galloni" all'interno del partito. Quello che dovrebbero chiedersi i trevigiani, secondo me, è quando i nuovi amministratori della città, completamente presi dalla loro smania propagandistica decideranno di cominciare ad occuparsi dei problemi veri della città, quelli che viviamo quotidianamente: inquinamento, sfratti, cementificazione del territorio, disagio sociale.

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Gigi Calesso

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