Aeroporto "Canova", un buco nero nella sicurezza del Paese

La lettera aperta di Berardino Cordone, segretario provinciale del sindacato di polizia Coisp di Treviso

TREVISO Da tempo denunciamo la scarsa attenzione che il Dipartimento di Pubblica Sicurezza riveste per la Polizia dell’intera provincia trevigiana, sotto molti aspetti lasciata completamente andare senza sorta di controllo. Comprovato esempio di ciò ne rappresenta, fino a prova contraria, la realtà quotidiana che sta vivendo, in un crescendo sempre più negativo negli anni, l’Ufficio della Polizia di Frontiera Aerea dello scalo trevigiano. Dopo i numerosi pensionamenti che si sono susseguiti negli anni, senza alcun reintegro, in questo Ufficio infatti sono ormai rimasti praticamente quattro gatti per turno; questo non per citare un simpatico eufemismo, bensì per narrare alla lettera senza paura di smentite, una sconvolgente realtà. Si pensi che quattro o al massimo se va bene cinque agenti devono gestire ed adempire a tutti i servizi istituzionali della Polizia di Frontiera, al controllo passaporti dei voli in partenza e arrivo, alla Security e quant’altro, garantendo al contempo la sicurezza propria e di tutti i passeggeri.

Spesso nelle sale gremite di passeggeri si creano pericolose situazioni di disagio e tensione, magari a causa di qualche cancellazione volo, tali per cui il personale della società di gestione è costretto a chiamare la Polizia che il più delle volte non arriva perché impegnata nel controllo di frontiera o alla vigilanza di persone fermate e/o arrestate. E’ evidente che con questi ridicoli numeri non si possa, in un aeroporto che stima quest’anno 3,3 milioni di passeggeri, adempiere a tutto, come è del tutto evidente il fatto che il Ministero non stia assolutamente predisponendo nulla per sanare questa infausta situazione, visto che fino al 2020 non sono previsti per questo Ufficio movimenti in entrata. Sono anni che il COISP denuncia puntualmente la cosa, abbiamo più volte informato tutti gli Organi Direttivi di Comando e il Superiore Ministero con precisi ed analitici resoconti, rimasti per lo più ignorati, illustranti le criticità e il grave stato dei fatti. Non sappiamo più quali Santi invocare; crediamo fermamente che non si possa permettere di gestire l’apparato sicurezza dell’aeroporto di Treviso a queste condizioni, di gran lunga sotto ai normali standard di sicurezza minima previsti per un aeroporto, oltre che inconciliabili con le elementari norme di autotutela di tutti gli operatori di polizia.

Facciamo appello a chiunque si decida di aprire gli occhi sullo lo status quo dei fatti non più sostenibile e troppo rischioso per tutti; ci rivolgiamo anche al neo Ministro Matteo Salvini, agli Organi Ispettivi del Dipartimento e a tutti coloro che rivestono posizioni di responsabilità e comando all’interno dell’Amministrazione, affinché vogliano (magari) far visita personalmente a questo Ufficio, così da potersi render conto da vicino della reale condizione di “abbandono” in cui versa il personale della Polizia di Stato e come lo stesso sia costretto a subire nel quotidiano le mille difficoltà operative dovute alla mancanza di personale. Si pensi addirittura che a questi poliziotti, come del resto anche a quelli di altre specialità della Polizia come la Polizia Ferroviaria, non hanno nemmeno fornito le divise operative, quindi continuano ad usare le vecchie ed usurate camicie, ovvero le cosiddette “atlantiche”, ormai dismesse e non più fornite da svariati anni. Lo ribadiamo con tutto il rispetto che portiamo da sempre per le Istituzioni, secondo noi tutto ciò è semplicemente paradossale, lo è assolutamente da qualsiasi prospettiva si voglia affrontare il problema; Non si può fingere di non comprendere che uno scalo aereo di tal portata non si gestisce in questo modo e non si può soprattutto pretendere che quattro poliziotti per turno risolvano e gestiscano la sicurezza e quant’altro di uno scalo aereo di tal portata.

Segreteria COISP di Treviso

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