Casa, la Cgil trevigiana lancia l'allame: «I giovani faticano anche a strappare un affitto»

Per il sindacato il mercato del mattone non risponde alle esigenze abitative dei giovani e anche le politiche pubbliche non le prendono in considerazione dando risposte ad hoc

Un cartello per affittare un'abitazione

«Il mercato immobiliare non risponde ai bisogni abitativi dei giovani, per gli under 35 quella dell’affitto è una scelta obbligata. La casa di proprietà diventa ormai un miraggio”. A dichiararlo è il segretario generale della CGIL di Treviso Mauro Visentin che commenta lo studio di ImpREsa Immobiliare che evidenzia quanto sia estremamente bassa, l’1%, la richiesta di acquistare casa da parte di giovani fino a 26 anni e del 35% tra i 26 e i 35 anni.

«Il bisogno abitativo non è cosa da poco, e i giovani sono la cartina al tornasole di una situazione sempre più complessa, che coinvolge ampie fasce della popolazione trevigiana, dentro la quale -afferma il segretario generale della CGIL- il divario fra coloro che contano patrimoni sempre più ingenti e chi fatica se non ad arrivare a fine mese quantomeno a mettere da parte risorse da destinare al proprio futuro, dall’investimento sulla casa ai risparmi per una vecchiaia serena”.

«Complici un mercato del lavoro determinato dal precariato, contratti sempre più poveri, il dilagare delle collaborazioni a partita Iva anche in settore dove questa formula non era ancora arrivata, un ascensore sociale bloccato da anni, un sistema scolastico che non aiuta un immediato inserimento professionale, gli under 26 e fino ai 35 anni stanno dentro un limbo dove progettare il domani diventa praticamente impossibile, figuriamoci acquistare casa. Oggi ci vogliono garanzie anche solo per andare in affitto inimmaginabile accendere un mutuo. Molto spesso -continua Mauro Visentin- per paura della morosità, quando non li destinano all’offerta turistica, i proprietari preferiscono lasciare sfitti i loro immobili piuttosto che offrirli a chi non ha un contratto stabile e ben pagato. D’altra parte il nuovo costruito non guarda certamente a questa fetta di mercato ma per buona parte a coloro che possono permettersi appartamenti di lusso, nelle aree storiche e di pregio, contribuendo inoltre allo svuotamento di quel che resta del ceto medio dei centri urbani, sempre più costretto alle periferie”.

«Anche le politiche pubbliche -aggiunge Visentin- non attuano interventi di edilizia popolare rivolti alla fascia giovane. Cohousing e altre forme dell’abitare applicate all’estero in Italia e non nostro territorio in particolare non trovano spazio. Infatti, non bisognerebbe solo dare risposta ai bisogni abitativi di chi vive situazioni di disagio economico e degli anziani, anche ai giovani va data una possibilità, con soluzioni ad hoc che contribuirebbero a calmierare il mercato e garantirebbero la coesione sociale».

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