Coronavirus: sette morti nella Marca, cinquanta in terapia intensiva

Le vittime salgono a quota 89. I contagiati nella Marca sono 1.265 mentre sono oltre 7mila in Veneto. Ben 2.243 i trevigiani in quarantena. Scoppia l'emergenza nelle case di riposo: in provincia 47 i dipendenti colpiti da virus e 11 decessi dall'inizio dell'emergenza

Il direttore generale dell'Ulss 2, Francesco Benazzi, al Covid Hospital

Salgono a quota 50 le persone ricoverate in terapia intensiva in provincia di Treviso, a causa dell'infezione provocata dal Covid-19: 26 al Ca' Foncello di Treviso, 11 a Conegliano, 7 a Montebelluna e 6 a Vittorio Veneto. Questo il dato più preoccupante di quelli presenti nel bollettino emesso da Azienda Zero nella serata di oggi, giovedì 26 marzo. Si registrano purtroppo sette ulteriori decessi, tre all'ospedale di Vittorio Veneto, tre a Treviso e una a Montebelluna.

I tre pazienti morti al Ca' Foncello avevano un'età media di 81 anni, con gravi patologie -riferisce l'Ulss 2- il paziente che era ricoverato a Montebelluna aveva poco più di 60 anni mentre le vittime di Covid-19 a Vittorio Veneto erano due ultranovantenni ed un ultraottantenne, tutti con patologie pregresse. Le vittime trevigiane del Coronavirus sono salite così a 89 (più di un quarto di tutte le vittime della regione che sono attualmente 308).

Aumentano i contagiati, saliti ora a quota 1.265; in Veneto sono in tutto 7.202. Nella Marca sono 2.243 le persone in quarantena, in isolamento domiciliare. Restano preoccupanti i numeri sui ricoverati, in area non critica, negli ospedali della provincia: sono 126 al Ca' Foncello, 101 a Vittorio Veneto, 34 a Montebelluna, 30 a Castelfranco, 28 al San Camillo di Treviso, 24 a Conegliano, 18 a Oderzo.

Aumenta anche il numero dei dimessi dall'inizio dell'emergenza Covid-19 in provincia: 105 a Treviso, 13 a Vittorio Veneto, 13 a Conegliano, 3 a Castelfranco e Montebelluna, 2 a Oderzo.

Nelle case di riposo della Marca è emergenza

Emergenza nelle case di riposo del Veneto. In Regione sono in tutto 360 e ospitano circa 30mila anziani. Per loro, adesso, l'asticella di allerta sull'epidemia è al massimo livello. I dati forniti mercoledì dalla Regione parlano chiaro: 336 ospiti positivi e purtroppo 30 decessi e ben 211 dipendenti che hanno contratto l'infezione. «Le strutture stanno soffrendo», ha dichiarato l'assessore regionale alla Sanità e al Sociale Manuela Lanzarin nella conferenza di mercoledì sera, aggiungendo: «Attualmente ci sono focolai nel Vicentino, nel Padovano, nel Trevigiano e anche nel Bellunese e nel Veronese, stiamo facendo un monitoraggio in tutte le strutture». La situazione più grave quella dell' Ulss 6 di Padova con ben 145 ospiti accertati positivi, 13 deceduti e 57 dipendenti positivi. Per quanto riguarda il Vicentino, nell'Ulss 7 Pedemontana sono stati 3 i decessi e 31 i contagiati, mentre nell'Ulss 8 berica 5 ospiti positivi al Covid-19 ma fortunatamente nessun decesso. Nell'Ulss di Treviso, 11 decessi e 72 contagiati; a Verona 15 casi di positività e 2 decessi; a Belluno 46 positivi e nessun decesso. Per quanto riguarda i 211 dipendenti, positivi - altro grosso problema per queste strutture in quanto mette in difficoltà tutto il sistema assistenziale con difficoltà nella turnazione - il record è proprio nel Vicentino, con 63 casi nell'Ulss Pedemontana e 5 in quella Berica. Nel resto della regione, i dipendenti colpti dal virus sono 57 nel Padovano, 47 nel Trevigiano e 27 nel Veronese. 

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L'obbiettivo è di gestire l'emergenza all'interno della struttura «creando dei moduli di isolamento dei positivi», ha aggiunto Lanzarin che, per quanto riguarda il personale, ha annunciato che la Regione si sta rivolgendo agli operatori delle cooperative sociali, sul personale dei centri diurni (fermi per decreto fino al 3 aprile) e in alcuni casi sui volontari della croce rossa ai quali viene chiesta la disponibilità di operare nelle case di riposo. Rimane il nodo delle protezioni, con la denuncia dei sindaca sulla mancanza di mascherine nei  centri che ospitano gli anziani. Sulla questione Zaia, nel briefing quotidiano di mercoledì, ha annunciato di aver disposto, tramite le Ulss, il rifornimento urgente anche alle case di riposo. «Ospiti e dipendenti delle case di riposo del Veneto hanno la priorità, assieme agli operatori sanitari degli ospedali,  nella campagna di test a tappeto e la Regione ha espressamente programmato che tutti gli operatori e gli ospiti siano sottoposti a tampone. Inoltre, è stato previsto, in via tassativa, che tutte le strutture residenziali del Veneto possano accogliere e inserire nuovi ospiti solo in presenza di attestazione di negatività al virus - aveva assicurato l’assessore Manuela Lanzarin, incontrando lunedì  (in videoconferenza) i rappresentanti delle confederazioni sindacali - la Regione ha anche  sbloccato l’iter di formazione di oltre 400 operatori sociosanitari, introducendo per la prima volta l’esame abilitante in via telematica e autorizzando la formazione a distanza per la prima fase del percorso formativo degli OSS».

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