Django: il volontariato sociale che non piace al centrodestra perché non teme il potere

L'intervento di Luigi Calesso, di Un'Altra Treviso

La biosteria

Il Sindaco, la Giunta e la maggioranza di centrodestra si distinguono (in particolare nel “periodo di serenità delle feste natalizie”) per la quantità di eventi benefici a cui il Comune concede il patrocinio e a cui assessori e consiglieri partecipano con apparato di fasce tricolori e sorrisoni, alla ricerca delle photo-opportunity che la loro attività amministrativa propriamente detta non garantisce. Nessuno è contrario alle iniziative a carattere sociale e assistenziale, alle manifestazioni con scopo solidale ma è evidente che ne esistono di due categorie: alla prima appartengono quelle, appunto, patrocinate dal Comune e partecipate dagli amministratori e sono le manifestazioni in cui non si mette in discussione il potere, quelle che, anzi, suppliscono alle carenze delle istituzioni sul fronte assistenziale o addirittura sanitario senza minimamente mettere in discussione il fatto che non siano gli enti pubblici a svolgere determinati compiti, a garantire determinati servizi.

Poi c’è il centro sociale Django che è ugualmente una iniziativa di volontariato (visto che nessuno ottiene uno “stipendio” dalle attività che si svolgono alla ex-caserma Piave), il centro sociale grazie a cui sono nati il dormitorio Caminantes e il progetto Talking Hands che garantisce ai richiedenti asilo l’integrazione grazie al lavoro. Ma questo “volontariato”, questo “sociale” non piacciono alla nostra amministrazione, al nostro Sindaco che in campagna elettorale aveva promesso la chiusura del Django. Le multe da molte migliaia di euro comminate al centro sociale potranno essere impugnate e ci sarà una giustizia amministrativa che, eventualmente, ne potrà sancire la legittimità o meno. Il dato politico, però, sono le dichiarazioni del Sindaco che sulla base delle contravvenzioni si spinge a ipotizzare la possibilità della revoca della convenzione tra Comune e Open Piave che regola l’utilizzo di parte del complesso immobiliare della ex-caserma. Pur avvolto dal “clima natalizio” il Sindaco sembra voler rispondere positivamente agli “stimoli” dei suoi elettori che gli ricordano la promessa elettorale di chiusura del centro sociale visto che pare non riuscito il tentativo illustrato da qualche consigliere di maggioranza di “verificare la convenzione per trovare il modo di revocarla”. Fin dal suo inizio la storia di iniziative culturali, sociali, politiche del Django non risponde ai canoni delle attività gradite al potere perché è cominciata con un momento di conflitto, quello dell’occupazione della ex-caserma da parte dei ragazzi del collettivo ZTL che con la loro iniziativa hanno dato concretamente risposta alla necessità di spazi per i giovani nella nostra città, spazi in cui dare vita ad iniziative culturali, sociali, politiche, sportive al di fuori dei circuiti dei locali privati e dell’associazionismo più organizzato.

L’ occupazione da parte dei ragazzi di ZTL della ex-caserma ha ottenuto il risultato di porre alle istituzioni il problema sia delle esigenze dei ragazzi che del destino degli immobili inutilizzati di proprietà pubblica  e l’amministrazione comunale ha saputo (sia pure con resistenze non indifferenti) dare una risposta politica ad un problema politico, rifiutando richieste ed ipotesi di “sgombero”. La progettazione partecipata (coordinata dallo IUAV) ha portato all’interno della ex-caserma associazioni, gruppi, persone che nulla avevano avuto a che fare con l’occupazione, ma che hanno colto l’importanza dell’opportunità che veniva offerta di reinventare il futuro di un pezzo di città trasformato da vent’anni di incuria ed abbandono in un luogo fatiscente.

Insieme ai ragazzi del Django questi cittadini singoli ed  associati hanno sperimentato attività ed iniziative aprendo la ex-caserma a migliaia di persone (tra cui molti residenti nel quartiere che magari non erano mai entrati nel complesso) e costruito un progetto per il riutilizzo degli spazi in funzione culturale, sociale, artistica, sportiva. Così l'ex-caserma Piave è diventata l'unico luogo della città in cui la rigenerazione urbana è un fatto e non solo un'intenzione. E lo è diventata perché i ragazzi ZTL hanno deciso apertamente di sfidare le istituzioni: Talking Hands e Caminantes sono nati come risposta volontaria ma non volontaristica alle esigenze di integrazione dei richiedenti asilo e di un alloggio notturno per i senza fissa dimora, una riposta non volontaristica perché non si limita alla supplenza delle istituzioni ma ne denuncia quotidianamente la latitanza o l’insufficienza di azione. E senza questa visione culturale e politica alla ex-caserma Piave ci sarebbe ancora solo l’enorme cumulo di immondizia (amianto incluso che c’era prima dell’occupazione). Però il centro sociale non teme il potere e questo è un problema per chi ha una concezione proprietaria delle istituzioni.

Gigi Calesso

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