Manildo dalla parte dei medici: "Prima dei bilanci e dei tagli ai costi vengono i pazienti"

Liste d'attesa, il sindaco contro il dg Benazzi: "Sul banco degli imputati non può finire chi lavora. L'Azienda zero non sta producendo gli effetti sperati"

Il dg dell'Ulss 2, Francesco Benazzi

TREVISO "Sono vicino ai nostri medici. Sono loro, fuori dagli slogan della politica, la risorsa più grande della nostra sanità. Sono presenti ogni giorno nei corridoi dei nostri ospedali, fanno un lavoro straordinario, svolgono un servizio insostituibile che non dobbiamo e non possiamo mettere in discussione". Queste le parole del sindaco di Treviso in merito alla presa di posizione da parte dell'Ordine dei Medici di Treviso e del suo Presidente Luigino Guarini. "Mi pare incredibile che si possa arrivare a tanto: mettere in discussione il loro operato perché fanno una visita di controllo in più è inaccettabile - prosegue il primo cittadino -  Prima dei bilanci, prima dei conti e dei tagli ai costi, i medici sanno che viene il paziente e vengono i nostri medici che devono sempre poter dire di sì ai propri pazienti se lo ritengono opportuno. Non entro nel merito delle competenze: a Treviso esistono medici eccellenti e ottimo infermieri. L’eccellenza sanitaria del Veneto e di Treviso sono loro. Quello che è certo è che il problema delle lunghe liste di attesa non può ricadere su chi lavora con competenze professionalità e passione. La tanto sbandierata Azienda zero che prometteva più salute e meno burocrazia non sta producendo gli effetti sperati. Neppure sotto il profilo dei controlli e delle verifiche - sottolinea - avvengono tardivamente: non sta a me ricordare come gli scandali fuori provincia non siano mancati. Ai trevigiani che stanno incontrando problemi con la nostra sanità dico: scrivetemi. Ciò che è certo è che sul banco degli imputati non possono finire medici o infermieri. Esistono dei vertici ospedalieri ed esistono le istituzioni competenti che hanno il compito di dare risposte".

LA POSIZIONE DEL SINDACATO “La recente presa di posizione dell’Ordine dei Medici ha contribuito a porre l’attenzione su una problematica che da tempo andiamo denunciando: è impensabile che la Regione, nel progettare la nuova legge di programmazione del Veneto, con particolare riferimento al tema della Salute, possa operare senza coinvolgere direttamente i cittadini e i loro rappresentanti in ottica di democrazia e partecipazione reale - afferma Ivan Bernini, segretario generale FP CGIL di Treviso”. “Sono anni che tutto viene deciso senza una discussione inclusiva reale di tutto coloro che, fattivamente, si occupano di salute. A Treviso così come negli altri territori del Veneto. Tanto è vero che gli obiettivi prioritari del Piano Socio Sanitario del 2012 non sono nemmeno stati presi in considerazione - continua il segretario generale FP CGIL.

Ecco perché oggi le tensioni rischiano di deflagrare, anche per quanto riguarda le figure professionali del sistema salute come abbiamo visto in questi giorni. Tensioni che aleggiano da tempo e coinvolgono anche amministratori locali, sindaci e associazioni delle famiglie. Inutile ricordare che tutto origina da carenza di personale senza precedenti, insostenibilità dei servizi e della dignità dei lavoratori, azioni - sottolinea Ivan Bernini - che privilegiano costantemente le scelte economiche e la compressione dei costi rispetto ai bisogni di salute e la valorizzazione del personale. Le scelte imposte dalla Regione ricadono sul territorio - aggiunge Bernini -, su chi gestisce le Aziende, su chi opera nel sistema socio-sanitario. I patti della sanità, del suo funzionamento, non si reggono però solo sulle persone; si reggono sulle risorse, sull’organizzazione complessiva, sul riconoscimento reciproco tra le diverse professionalità che fanno parte del sistema, sul riconoscimento delle reciproche competenze che devono essere il valore aggiunto di un sistema in evoluzione. Non c’è una professione più importante di altre, ci sono tante professioni che si integrano e lavorano tra loro.

La corda è tesa e rischia di strapparsi. E - conclude Bernini - in questo caso, a pagare, saranno solo cittadini e lavoratori.  Mi auguro allora che si possa, finalmente, mettere assieme tutti gli attori del mondo sanitario per discutere seriamente della questione e trovare una soluzione valida e non calata dall’alto”.

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