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Viaggio nei quartieri trevigiani, alla scoperta di San Giuseppe

 

Situato ad ovest del centro storico, il Quartiere di San Giuseppe sorge sulla statale Noalese, che conduce verso l’aeroporto e verso Padova, ha oltre 5000 abitanti, è vicino al centro ma è penalizzato dal cavalcavia, dal congestionamento della viabilità e dall’inquinamento acustico. Confina con la zona di Ponte Ottavi e Santa Maria del Sile, isolata rispetto ad altri quartieri trevigiani ma sempre strategica per la vicinanza alla città ed il collegamento con le varie arterie di collegamento. Negli ultimi anni è stato aperto anche un sottopasso che conduce all’Eden e quindi porta verso il centro, ma le condizioni in cui versa non sono ottimali. Ha una scuola dell’infanzia storica, molto nota e ben funzionante, l’Appiani, che ospita anche bambini della fascia nido, che porta un grande indotto al quartiere che beneficia di una ventata di famigliarità.

Due le grandi questioni che affliggono il quartiere. Il primo è il rapporto con l’aeroporto Canova - per alcune attività ricettive un vero toccasana perché porta turisti e clientela ai ristoranti; per i residenti ed altre attività più piccole è invece ancora una “spina nel fianco” ed un “elemento di alto impatto ambientale”. Il secondo è la percorribilità della Noalese, che lo rende un quartiere molto trafficato e di passaggio veloce. A queste questioni si aggiungono i timori per il nuovo Aliper, nella zona del Parco Ducale, che aggiunge metri di grande distribuzione ad un territorio già inflazionato dall’offerta commerciale. Nonostante l’impatto forte di queste realtà, a San Giuseppe non manca nulla: residenzialità, scuola dell’infanzia storica che funziona nonostante il calo demografico, attività commerciali che nell’insieme restituiscono un’offerta adeguata alle richieste delle popolazione, alcuni locali con nuove gestioni che cercano di darsi da fare con musica, eventi aperitivi.

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Manca una vera identità di quartiere, da oltre un decennio spaccato sull’aeroporto e tagliato a metà dalla Noalese. Nonostante tutto, il quartiere sa reggere le sfide della modernità ed ha intercettato molti clienti di passaggio facendoli diventare clienti abituali. Ne è testimone Luigi Favaro (qui sopra), noto macellaio del quartiere: «I problemi principali sono sicuramente il traffico, la viabilità e la vicinanza dell’aeroporto, mancano alcuni servizi, purtroppo ha chiuso da poco il fruttivendolo che sarebbe molto utile per garantire la spesa quotidiana ai residenti, soprattutto anziani. Alcuni lamentano anche lo sportello bancomat, altro servizio indispensabile. L’Ali che dovrebbe aprire creerà di sicuro un problema e molte preoccupazioni ai negozianti».

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Richard Zappia, giunto coraggiosamente dalla Sicilia a San Giuseppe, ha da poco rilevato l’enoteca: «Ho voluto portare un locale allegro, frizzante, aggregativo. Ho avviato alcune serate musicali per aggregare un po’ ed immediatamente mi sono arrivati i controlli. Sono perfettamente in regola da tutti i punti di vista, però mi rammarica questa accoglienza».

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Verner Varetton, della gelateria Fantasy, aperta da 7 anni: «Lavoriamo bene con i bambini dell’asilo, con le merende, lavoriamo anche con l’aeroporto e coi clienti e camionisti di passaggio. Offriamo un servizio completo. Siamo stati penalizzati dalla burocrazia. Il Comune di ha impedito di trasformare il nostro cartello provvisorio a cavalletto in cartello fisso dopo tre anni di rinnovi consecutivi, dopo aver sostenuto i costi di grafica e pagato gli oneri ci hanno respinto la domanda. Era il nostro modo di intercettare la clientela di passaggio».

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«Tanti genitori -spiega Emiliano Breda del Panificio San Giuseppe-  “portano i bambini all’asilo al mattino, passano a bere il caffè ma poi non ci sono ed il quartiere resta vivo solo grazie agli anziani. Se non vogliamo diventare un quartiere dormitorio o di passaggio bisogna riportare la residenzialità, coppie e famiglie».

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Luca Busato (foto qui in alto), titolare con la famiglia di un ristorante che da 100 anni è aperto nella zona, quasi al confine con Quinto: «In questi anni il lavoro è cambiato, l’aeroporto ci ha portato grandissimi vantaggi, abbiamo avuto la clientela business, siamo riusciti a sfruttare bene questo indotto e siamo contenti, lavoriamo bene». Anche in questo quartiere- assicura Ascom – Confcommercio- la rete di vicinato è il vero antidoto al degrado sociale e la vera leva per rigenerare le città.

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