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Viaggio nelle periferie trevigiane: alla scoperta del quartiere di San Liberale

Interviste al fiduciario Ascom Maurizio Cappellazzo, Annalisa Dalle Mule (panificio), Giulia Rigon (recente apertura negozio di moda), Alex e Davide (Teatro delle Voci), Luciano Cendron (Osteria Perbacco

 

Situato a nord-ovest del centro storico, a meno di 2 km dal sottopasso che porta in via Venanzio Fortunato e sulle mura, conta circa 4000 abitanti. Vicino ai quartieri di San Paolo e Santa Bona, con la presenza di due stadi e la vicinanza alla piscina comunale, ha una forte connotazione sportiva e svolge un ruolo di appoggio per il grande polo scolastico di viale Europa ((Canossiane, Palladio, Mazzotti e Da Vinci, quattro colossi che ogni giorno portano in zona migliaia di ragazzi).

Progettato tra il 1958 ed il 1962 per ospitare i residenti di San Nicolò rimasti senza tetto durante la Guerra, parla un linguaggio, anche architettonico, innovativo per l’epoca di fondazione. Ha visto crescere la folta generazione del boom degli Anni ’60, diventando un punto di ritrovo per molti giovani. E’ il simbolo di un’identità popolare che nei decenni ha trovato, nel quartiere, futuro e riscatto sociale, dove l’operosità della gente si è incrociata con il desiderio di una residenzialità conquistata, modesta, serena, dignitosa, vitale ed aggregante. La vicinanza al centro, la simmetria delle vie, e l’organizzazione dei servizi, la dotazione delle scuole, lo rendono ancora come uno dei quartieri più ricchi di potenzialità tutte da sfruttare ed immaginare. I passaggi generazionali, l’invecchiamento demografico e l’arrivo di flussi stranieri, ne hanno modificato, solo in parte, il DNA originario, trasformandolo in un quartiere che accoglie le sfide (quella del Teatro delle Voci ad esempio), che sa arginare il degrado, la microcriminalità, che tiene vivi commercio e servizi essenziali (da anni è andato in pensione il medico, ma ha una grande ed organizzata farmacia comunale), mescolando le attività tradizionali con quelle rilevate, di recente, dall’imprenditoria straniera.

Dotato di una delle chiese moderne più grandi della città, intitolata al patrono di Treviso San Liberale, ha un oratorio (il circolo Noi), una comunità parrocchiale coesa, una scuola dell’infanzia ed una scuola primaria. A Berlino sarebbe trendy, a Milano sarebbe già in mostra come esempio di rigenerazione urbana, a Treviso invece si presenta come “la periferia” priva di una vocazione specifica con le sue eccellenze e le criticità, ma di sicuro con uno slancio vitale che chiede di essere raccolto ed accompagnato verso un futuro nuovo, tutto da costruire e riprogettare, nel segno dell’integrazione, della residenzialità e del vicinato. Per questo quartiere Confcommercio chiede, con urgenza, un provvedimento che incentivi la riqualificazione del patrimonio immobiliare, indispensabile per riportare i residenti e tenere aperti i negozi.

Abbiamo scoperto il quartiere con Maurizio Cappellazzo, fiduciario di Ascom-Confcommercio Treviso, contitolare dell’Osteria Perbacco, un luogo di culto della tradizione culinaria trevigiana, sede di un club di rugby. «Il quartiere -spiega Maurizio Cappellazzo- ha di fronte a sè molte sfide. Prima fra tutte quella del recupero della residenzialità, purtroppo legata alla situazione immobiliare, che conta la stragrande maggioranza degli appartamenti, obsoleti, sfitti o invendibili perché non a norma e fuori regola. Occorrerebbe una proposta economica forte – potrebbe anche essere una svendita eccezionale - che possa indurre coppie e giovani famiglie ad acquistare e ristrutturare».

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Non è trascurabile la questione sicurezza, riconducibile a spaccio e microcriminalità in alcune zone, che i commercianti presidiano grazie ad uno stretto rapporto con le Forze dell’Ordine. Ma ha anche delle eccellenze, di cui il quartiere è orgoglioso. Il Teatro delle Voci ad esempio, senza contare la forte tradizione sportiva e rugbistica, le numerose iniziative sociali come la ben nota camminata della vita o alcune mostre d’arte organizzate tempo fa in locali sfitti.

Annalisa Dalle Mule, panificatrice da 36 anni nel quartiere, conferma l’inversione di rotta demografica. Un tempo era un quartiere pieno di bambini e famiglie, ora sono soprattutto gli anziani a sostenere i nostri negozi, o i bambini stranieri che frequentano la scuola primaria o i nipoti ospiti dei nonni durante le vacanze. «La popolazione del quartiere è cambiata -afferma Annalisa Dalle Mule- e purtroppo devo dire che mentre i bambini, anche quelli stranieri che frequentano la scuola, sembrano ricchi di vitalità ed integrati anche linguisticamente, la popolazione adulta straniera, che si è insediata di recente, esprime ancora una certa diffidenza».

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Giulia Rigon, titolare del negozio di moda ed intimo Rosso Ciliegia, ha sfidato la crisi, ha raccolto l’identità del vecchio negozio di famiglia e lo ha trasformato in un punto vendita moderno dove gusto e prezzo vanno di pari passo, per un’offerta innovativa che incrocia le esigenze della popolazione del quartiere ma che sta richiamando anche da fuori zona. Una vera saracinesca alzata con coraggio in mezzo a tante abbassate. «Nel mio negozio- afferma Giulia- cerco di mettere dietro al banco anche servizi, relazioni, umanità, contatto umano, doti che fanno la differenza rispetto all’anonimato del centro commerciale. Posso offrire servizi ed un parcheggio».

«L’anima sportiva del quartiere -conferma Luciano Cendron, dell’osteria Perbacco- si sente e non è per nulla affievolita. Abbiamo due società sportive, un grande parcheggio, una piscina vicina, il nostro stesso locale è sede di una società di rugby. Il terzo tempo è una tradizione salda, forte, che si svolge dentro ai nostri locali a suon di cicheti e spritz e che caratterizza il quartiere».

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Ed il Teatro delle Voci, che si eleva nel panorama vetusto degli appartamenti da ristrutturare, parla da solo. Con una sala di registrazione tra le più ricercate e raffinate d’Europa, voluto da Fondazione Cassamarca per integrare l’offerta teatrale della città, è ora gestito da Alex Milanese e Davide Florian, che lo hanno reso un’eccellenza nel panorama artistico e musicale internazionale, con saldi legami anche con le Associazioni del territorio, richiama autori di grande fama. «Il teatro delle Voci -spiegano Alex e Davide- intende mantenere la propria caratterizzazione come studio di registrazione. Abbiamo aperto le porte ad importanti collaborazioni come quella con l’Università di Padova, ma abbiamo anche instaurato un rapporto con le associazioni locali.  Per il futuro immaginiamo una interazione col tessuto locale, progettando attività di pubblico spettacolo rivolte agli abitanti del quartiere».

A San Liberale hanno avuto sede attività commerciali storiche, ora “pensionate” o passate di mano, come quella del macellaio creativo Bruno Bassetto o il laboratorio di pasticceria Torresan, noto per le meringate. Resiste, ma cerca con urgenza un successore, quella di cartolibreria della “Giovannina”, un personaggio quasi leggendario per generazioni di studenti che si sono avvicendate tra i banchi delle vicine scuola medie "Coletti".

IL QUARTIERE IN SINTESI

4000 abitanti, nato negli Anni 60, è la prima periferia di Treviso, lungo viale Europa

Le zone commerciali, circa una ventina le attività aperte, sono concentrate attorno alla Chiesa e dietro all’edicola ora di proprietà cinese

E’ un mix di popolazione locale, anziana e di nuovi flussi

Ha tutti i servizi essenziali ed ampi parcheggi

Ha una forte vocazione sportiva

L’eccellenza: il Teatro delle Voci

La sfida e la richiesta più grande: la riqualificazione degli immobili

Noto per: il rugby e l’Osteria Perbacco

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