Studenti trevigiani a scuola di reportage

Parte a Treviso il corso rivolto ai ragazzi delle scuole superiori. Nel segno di Goffredo Parise. Quattro incontri che vedono tutor del progetto Lisa Iotti, giornalista d'inchiesta del programma di Rai 3 “Presa diretta”

Un momento dell'incontro

Una scuola di reportage che proponga ai ragazzi di alcune scuole trevigiane la chiave per interpretare il tempo cui viviamo. E’ questo l’obiettivo dell’esperimento di formazione nato anche quest’anno in seno al premio Goffredo Parise, giunto alla sua quarta edizione. Sostenuta e fortemente voluta da Lavinia Colonna Preti, Assessore alla Cultura e al Turismo del comune di Treviso e da Andrea Favaretto, sindaco di Salgareda e Paola Roma, sindaco di Ponte di Piave oltre che dagli ideatori e coordinatori del Premio Antonio Barzaghi e Maria Rosaria Nevola, la scuola di reportage viene ospitata dal museo di Santa Caterina, nella sala Coletti.

Quattro incontri che vedono tutor del progetto Lisa Iotti, giornalista d'inchiesta del programma di Rai 3 “Presa diretta” di Riccardo Iacona con al suo fianco Eleonora Tundo anche lei giornalista di Rai3. Una cinquantina di studenti, tutti volontari, provenienti da cinque scuole della Marca (Liceo Duca degli Abruzzi, Istituto Tecnico Riccati, Istituto Palladio, Liceo Artistico tutti di Treviso e Liceo Levi di Montebelluna) si cimenteranno su come ideare, sviluppare, costruire e finalizzare un reportage televisivo su una tematica di forte impatto sociale scelta tra una rosa di argomenti proposti dagli studenti stessi. Ed è proprio intorno al mondo degli adolescenti che ruota l’interesse dei partecipanti al corso. Oggi, in occasione della prima lezione, Lisa Iotti ha deciso di far lavorare i ragazzi su più tematiche proprio dopo aver raccolto i loro input che vanno dalla difficoltà di comunicare con gli adulti, ai social network al bullismo fino a spaccati di vita quotidiana, la scuola, gli amici...

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Tornando all’impostazione del corso: come organizzare un’inchiesta giornalistica, come trovare e verificare le fonti, raccogliere il materiale trovato, come scrivere e montare il lavoro. I ragazzi capiranno come girare e poi tagliere un’intervista. Lavoreranno da soli raccogliendo il materiale e poi, tra un incontro e l’altro, il contatto con le giornaliste avverrà via skype e email. A circa 20 giorni dalla prima avrà luogo la seconda lezione nel corso nella quale si costruirà il percorso e si strutturerà il racconto, sulla base dei materiali raccolti dai ragazzi. Il terzo incontro sarà dedicato a sistemare la scrittura, i blocchi, a tagliare le interviste, a vedere cosa manca per poterlo girare e montare. Il quarto incontro sarà dedicato all'edizione. E' il momento finale del lavoro, ora si è pronti per la messa in onda. Il tutto è pensato come un workshop in progress: poca teoria, molta pratica e molto lavoro da soli e in gruppo.

Nell'ultimo incontro ci sarà anche la presenza di un montatore Editor, fondamentale alla riuscita del reportage. «Gli allievi si cimenteranno nel raccontare “qui e ora” come diceva Goffredo Parise a chi gli chiedeva in quale genere di giornalismo credesse –spiega Antonio Barzaghi, direttore artistico del Premio Parise». Quale migliore iniziativa di una scuola di reportage per portare la lezione del grande giornalista e scrittore veneto, testimone del ‘900, dal conflitto in Vietnam al dramma del Biafra alla dittatura cilena fino al reportage sul Giappone, solo per citare alcuni dei suoi lavori.

Maria Rosaria Nevola, ideatrice e coordinatrice della Scuola di Reportage, spiega la filosofia del progetto: «In un momento storico dominato dalla velocità, il reportage lungo diventa un antidoto prezioso e uno strumento fondamentale per allenare il pensiero critico, l'unico modo che abbiamo per cercare di difenderci e di capire qualcosa nei frammenti di realtà nella quale siamo immersi. Abbiamo creato un mondo di risposte a portata di mano, ci siamo convinti che tutto  sia  facile e scaricabile, abbiamo confuso l'accesso alla conoscenza con la conoscenza stessa e i risultati sono chiari a tutti, specie per chi lavora coi più giovani. Imparare a costruire un reportage è quindi una grande palestra mentale per i giovani in quanto ci costringe a rallentare, a fare i conti coi nostri pregiudizi e le nostre idee preconfezionate. Un reportage è un piccolo saggio in forma di film e se non è fatto bene in ogni suo passaggio, se non c'è cura, dedizione, rigore, spessore, un filmato lungo non ha scampo. Una storia poco interessante non serve a nessuno».

Una clip del filmato prodotto dagli alunni delle scuole coinvolte verrà proiettato al Teatro Comunale di Treviso nel corso della Cerimonia pubblica del Premio Goffredo Parise per il Reportage, quarta edizione 2020, che avrà luogo sabato 26 settembre alle ore 17. Nel corso della Cerimonia verranno anche consegnati gli attestati di partecipazione  alla Scuola di reportage. La direzione organizzativa del Premio curerà anche la diffusione del reportage attraverso canali televisivi e il web. E' anche intenzione degli organizzatori della Scuola di far rientrare il corso di reportage  dal prossimo anno scolastico nella programmazione dell'Assessorato regionale alla Formazione e Istruzione nell’ambito dell’alternanza scuola/lavoro e di aprirsi anche a studenti universitari per diventare un punto di riferimento nazionale.

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