Truffa ai danni della Stefanel: condannati un imprenditore e il suo complice

Sono accusati di aver gonfiato le fatture della stireria che effettuava lavori per l'azienda di Ponte di Piave. Nessuna prova invece per l'estorsione ai danni dei terzisti

Condannati per truffa alla Stefanel ma non per per la presunta estorsione ai terzisti. E' finito così il processo di primo grado a V.M, imprenditore 60enne di Montebelluna e al 55enne N.Z., residente a Ponzano Veneto, alla sbarra con l'accusa di aver gonfiato le fatture che di una stireria di Montebelluna che effettuava lavori di piccola sartoria per la nota azienda di Ponte di Piave e di aver costretto i titolari a versare la differenza fra il dovuto e il maggiorato sotto la minaccia di troncare il contratto di fornitura.

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Un anno di reclusione la condanna per entrambi, ma solo per il reato di truffa. Assoluzione invece per quanto riguarda l'estorsione: non ci sarà quindi nessun risarcimento per i proprietari della ditta montebellunese che avevano chiesto 600 mila euro mentre il giudice ha disposto una provisionale di 150 mila euro in favore della Stefanel, che rivendica danni per un milione e 300 mila euro. Era stata una lunga indagine, avviata dal pubblico ministero Valmassoi, a evidenziare il meccanismo definito dagli inquirenti "criminoso" che dal 2004 al 2013 avrebbe fruttato a V.M. e N.Z. mazzette per circa 12 mila euro al mese.In totale oltre 560 mila euro di vero e proprio "pizzo" chiesto dal 52enne, ex dirigente della Stefanel, e dal 59enne, che avrebbe invece tenuto i rapporti di "incasso" con il terzista. L'inchiesta si era basata su alcune intercettazioni telefoniche e sulle dichiarazioni dei titolari della stireria di Montebelluna. «Siamo stati costretti a gonfiare le fatture per lavorare, dovevamo pagare per tenerci i contratti» avevano spiegato agli inquirenti. Le stesse persone vennero fatte testimoniare nel processo e quella fu la fase più caotica del dibattimento: nei confronti di uno il giudice dispose infatti la trasmissione degli atti alla Procura per falsa testimonianza mentre l'audizione del secondo venne sospesa in quanto il teste, con le sue dichiarazioni, si era di fatto autoaccusato di reati fiscali. La cresta sulle fatture sarebbe stata resa possibile dal fatto che N.Z., alla Stefanel, era proprio il responsabile della gestione dei terzisti. I contratti con i laboratori esterni passavano tutti attraverso di lui, che era quindi nelle condizioni di decidere "vita o morte" dei piccoli imprenditori che componevano un florido indotto.

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