Consiglio comunale a Vedelago: antenna di Casacorba e parco del Sile i temi caldi

Il consigliere di minoranza Oscar Bordignon aveva chiesto spiegazioni sulla scelta di dare l'ok all’installazione di una nuova stazione radio per reti di comunicazione elettroniche mobili GSM-UMTS-DGS e ponti radio recentemente installata in via delle Rose

Il municipio di Vedelago

E’ stato il tema delle antenne telefoniche, l’argomento clou del consiglio comunale che si è tenuto ieri sera a Vedelago. Un tema sollevato dal consigliere di minoranza Oscar Bordignon che, nella sua interrogazione del 2 settembre scorso, chiedeva spiegazioni riguardo la scelta di acconsentire l’installazione di una nuova stazione radio per reti di comunicazione elettroniche mobili GSM-UMTS-DGS e ponti radio recentemente installata in via delle Rose, nella frazione di Casacorba, nelle vicinanze di dove sorgerà il nuovo plesso scolastico.

All’interrogazione l’amministrazione comunale ha risposto come sintetizzato di seguito: «Fin dal 2002 il Comune di Vedelago ha approvato il “Regolamento Comunale per la localizzazione degli impianti di telefonia mobile”che istituisce una fascia di rispetto di almeno 150 metri dai siti sensibili tra le quali anche le scuole. La sentenza del Consiglio di Stato del 2013 ha stabilito che alle Regioni ed ai Comuni non è consentito introdurrelimitazioni alla localizzazione, consistenti in criteri distanziali generici ed eterogenei per cui il Comune di Vedelago, preso atto che le limitazioni ed i vincoli dettati con il Regolamento erano ormai superati, nel 2014 con una successiva delibera della Giunta Comunale ha stabilito nuove “Linee guida per l’istallazione degli impianti di telefonia mobile”, tra cui: consentire l’istallazione di nuovi impianti di telefonia mobile preferibilmente su aree pubbliche destinate a: parcheggio, standard pubblico, pertinenze esterne cimiteriali, centri sportivi e di aggregazione, previa dimostrazione del rispetto dei limiti di legge dell’intensità del campo elettrico generato presso i luoghi e gli edifici circostanti; vietare l’installazione puntuale su edifici con particolare destinazione d’uso quali scuole e case di riposo o sulle loro aree di pertinenza. Va detto che i nuovi criteri adottati sono stati ritenuti illegittimi sulla base della recente sentenza del Consiglio di Stato (Sez. VI^ 1592/2018) che, di fatto, ha lasciato il Comune privo di norme regolamentari in materia, Inoltre Inoltre il “Codice delle comunicazioni elettroniche del 2003, stabilisce che gli impianti di reti di comunicazione elettronica ad uso pubblico hanno carattere di pubblica utilità per cui, se necessario, il gestore può spingersi fino all’esproprio dell’area, se privata».

Quindi, il vicesindaco, Marco Perin, ha aggiunto: «Va detto che quella della copertura di Casacorba è una questione in sospeso da tempo, fin dal lontano 2006, e da allora è sempre stata rimandata e mai risolta. A quella di Casacorba, si aggiungono anche le zone scoperte dei centri di Fossalunga, Barcon e la parte ovest di Vedelago. L’anno scorso arrivò la richiesta da parte della ditta Wind di installare 4 antenne, una richiesta che necessitava di una risposta e ci ha messo di fronte ad una scelta che per normativa vigente doveva essere coerente con le esigenze di copertura della compagnia stessa. Teniamo anche conto che la normativa italiana impone limiti più restrittivi di 6 volt al metro rispetto, ad esempio ad altri paesi europei, come la Germania (40-60 volt al metro). L'amministrazione comunale ha deciso che queste infrastrutture dovessero ricadere in area pubblica e da subito ci siamo preoccupati che dette opere rispettassero i requisiti normativi nell'esposizione ai campi elettromagnetici, unico elemento che avrebbe contrastato con la normativa».

«Sì, perché due sono, a nostro modo di vedere, le strade percorribili ha spiegato il sindaco, Cristina Andretta - per tentare di spiegare cosa significhi trovarsi di fronte a situazioni come questa: la prima è la strada del “No alla antenne”. Un NO su tutta la linea che, concretamente significa cercare nei limiti degli strumenti che si hanno a disposizione, ostacolare qualsiasi infrastruttura di questo tipo. E' una posizione che, però si scontra con la normativa vigente, che considera queste opere come interventi di pubblica utilità e di urbanizzazione primaria e che pertanto ne consente l'installazione indipendentemente dal parere del Comune. Questo vuol dire che una posizione di NO, per quanto convinto, sarebbe un “NO politico”, più incline ad ottenere un consenso popolare che un NO coerente tanto più che Vedelago ospita da anni molte antenne e che la maggior parte di noi utilizza strumenti tecnologici che generano campi elettromagnetici anche più significativi delle antenne; la seconda strada percorribile è quella della responsabilità, quella che, a nostro avviso, dovrebbe animare il ruolo di amministratore. Quindi alla luce della richiesta pervenuta, la scelta è stata quella di avanzare delle ipotesi e di iniziare un confronto con la ditta richiedente secondo quello spirito di responsabilità e coerenza sopra citati e che quotidianamente cerchiamo di portare avanti sia nelle scelte più semplici che in quelle più ostiche. Fatta questa premessa, chiediamo: da che punto di vista vogliamo discutere della questione? Avremmo dovuto esprimere il nostro No pre-concettuale? Motivandolo banalmente che nella frazione di Casacorba è meglio di No e punto? Se questa fosse la risposta, però, dovremmo anche dire che per Vedelago la storia è stata diversa visto che nel capoluogo le antenne vicino alle scuole ci sono già... Sarebbe però come dire alla comunità che esistono territori di classe A, che non possono avere antenne, ed alcuni di classe B, dove siccome ci sono pazienza... Oppure, ancora, avremmo potuto motivare con quell'acronimo, tanto di moda, della sindrome NIMBY - Not In My Back Yard e cioè “non nel mio giardino ma meglio dal vicino” e che riassume la posizione di chi aprioristicamente rifiuta le opere di pubblica utilità vicino a casa propria. Altra ipotesi: avremmo potuto, secondo voi, dire di no pur avendo compreso – negli incontri col gestore - che quell’area era strategica per cui, dopo il nostro rifiuto, la ditta avrebbe potuto rivolgersi al privato, arrivando, se necessario, persino all'esproprio? Non va dimenticato, inoltre, che per completare la copertura della frazione, se la ditta avesse optato per una zona diversa da quella scelta, avrebbe dovuto installare più di una sola antenna, come previsto nella attuale soluzione. Detto questo, assicuriamo di aver cercato di approfondire meglio che abbiamo potuto la questione a partire dal fatto che il tema delle antenne è disciplinato dalla Stato, che ci sono enti che di professione fanno i controllori per certificare gli effetti delle stesse e che hanno espresso parere favorevole».

E ancora, il vicesindaco, Marco Perin: «Su questo punto abbiamo inoltre contattato delle aziende che forniscono servizi di monitoraggio, informazione e pianificazione. L'idea è quella di procedere con uno studio di fattibilità che possa prevedere il monitoraggio attraverso una cartografia 3D del nostro territorio inserendo le varie antenne e gli apparati telefonici installati in modo tale da visualizzare i valori del campo magnetico che viene generato in tutto il nostro comune. Poi con l’ausilio di una centralina di controllo sarà possibile fare dei campionamenti itineranti puntuali che verranno visualizzati e pubblicati in diretta sul sito del comune, per poter monitorare costantemente questi impianti. Ha concluso il sindaco, Cristina Andretta: “Auspichiamo vivamente che questa, legittima, discussione, rimanga in ambito istituzionale e non vada a fomentare gli animi, basandosi su falsità, ma soprattutto toccando un tema sensibile come è quello della salute pubblica che - come amministratori - ci sentiamo di difendere sempre in ogni modo ed in ogni circostanza, ma non con false ipocrisie. Speriamo, infine, che queste riflessioni abbiano fornito maggiori informazioni e strumenti per valutare, con maggiore consapevolezza la questione, convinti che, le riflessioni, le critiche e le osservazioni ci siano utili, ma sempre se e solo se, orientate ad aiutarci a costruire mai a demolire in maniera pre-concettuale».

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Conclude, infine, il presidente del consiglio comunale, Nicola Cavasin: «Spiace che quello di ieri sera sia stato un consiglio comunale condotto con poco spirito di collaborazione. E’ stato evidente in più occasioni ed il culmine della chiusura è stato su come è stata condotta la dialettica rispetto alla mozione del consigliere Bordignon Oscar per la realizzazione di un “Parco Produttivo” all’interno dell’Ente Parco Fiume Sile. Un’azione con cui veniva chiesto all’assessore alle attività produttive di farsi carico di uno studio di fattibilità e di un confronto con la Regione veneto, l’Ente Parco Sile, le varie associazioni di categoria le organizzazioni agricole, i proprietari dei terreni e gli altri stakholder per valutare la realizzazione di un parco produttivo all’interno del parco del fiume Sile e cioè un nuovo modello di sviluppo sostenibile. Una proposta che la maggioranza ha ritenuto di accogliere nel suo intento proponendo però che l’iter e il progetto passino preliminarmente attraverso le commissioni comunali di competenza. L’emendamento, però, non solo non è stato condiviso dal proponente, ma lo stesso Bordignon ha più volte alzato i toni avanzando la pretesa che venisse posto ai voti l’emendamento, salvo poi porre ai voti anche la mozione come originariamente presentata e, sebbene più volte, anche con l’intervento del vice segretario sia stato chiarito cosa prevede la normativa rispetto a emendamenti e sanzioni, Bordignon ha perseverato nella sua posizione di chiusura col risultato che, alla fine, la maggioranza si è trovata costretta a ritirare l’emendamento per semplificare la procedura ponendo così ai voti una mozione che, di fatto, alla fine, la maggioranza ha bocciato. Auspico che nei prossimi consigli prevalga uno spirito costruttivo e di apertura, nell’interesse dei consiglieri, ma soprattutto, dei nostri cittadini che meritano dibattiti leali privi di posizioni aprioristiche contrarie alle proposte dell’avversario».

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