Villa Emo, il sindaco di Vedelago scrive al ministro Bonisoli e al governatore Zaia

La lettera contiene la richiesta di un supporto nell'azione che l'amministrazione comunale sta portando avanti affinché venga salvaguardata l'integrità e la fruibilità della Villa da parte della comunità locale e non solo che da sempre considera il bene patrimonio non solo architettonico, ma anche identitario

Il sindaco di Vedelago, Cristina Andretta

Gentilissimo Sig. Ministro, Professor Alberto Bonisoli,

Le scrivo perché desideriamo informarLa e coinvolgerLa su quanto sta succedendo nel nostro territorio, il Comune di Vedelago in Provincia di Treviso. La frazione di Fanzolo di Vedelago gode e beneficia della presenza, dalla metà del ‘500, della storica e prestigiosa Villa Emo, tra i più noti e celebri esempi di villa-fattoria, realizzata dall’architetto vicentino Andrea Palladio. Villa Emo rappresenta un modello emblematico di “villa veneta” di interesse particolarmente importante, tant'è che l’UNESCO nel 1996 ha inserito la Villa tra i patrimoni dell’umanità, assieme alle altre ville palladiane del Veneto e a Vicenza, città del Palladio. Per quasi 450 anni, sino al 2004, la Villa palladiana è rimasta proprietà dell’omonima famiglia, i patrizi veneziani Emo Capodilista, committenti nella metà del ‘500 di Andrea Palladio; nell’anno 2005 il complesso Emo è stato acquisito dalla Banca di Credito Cooperativo “Credito Trevigiano”, che, peraltro, vi ha trasferito la sede legale e i propri uffici amministrativi, perseguendo un investimento inteso non solo in termini economici e turistici ma anche simbolici, in considerazione del significato identitario che la stessa Villa Emo aveva ed ha rispetto al territorio circostante. Nonostante la natura privata della nuova proprietà, l’acquisizione di Villa Emo da parte dell’istituto locale di credito cooperativo, caratterizzato da oltre 6.000 soci, rappresentazione autentica del territorio locale (con i propri soci cittadini, operai, agricoltori, artigiani, imprenditori, pensionati e commercianti) ha garantito, di fatto, una piena fruibilità della stessa da parte della comunità locale e dei cittadini in generale, tutelandola da usi impropri che avrebbero potuto depauperarne l’immagine ed il significato.

Recentemente, sono apparse sugli organi di stampa locale notizie in base alle quali il Consiglio di Amministrazione della Banca Credito Cooperativo Trevigiano ha dato corso alla procedura per la cessione parziale ad un soggetto privato della proprietà di Villa Emo. Questa iniziativa potrebbe inevitabilmente compromettere il significato e la valenza di Villa Emo rispetto a quanto sin qui illustrato, privando la comunità locale di un elemento ritenuto da sempre indissolubile riguardo alla propria storia, alla propria cultura e alla propria identità. La cessione di un bene quale Villa Emo ad un soggetto privato, privo di una qualsiasi vocazione pubblica e di responsabilità sociale, potrebbe comportare: una cesura profonda dei legami innati tra Villa Emo ed il suo territorio; la conseguente perdita di un pezzo fondamentale della propria storia identitaria; il venir meno della fruibilità pubblica del complesso architettonico e dell’area circostante, da parte dei cittadini, delle Associazioni e la collaborazione ad oggi esistente fra l’Amministrazione e la Fondazione Villa Emo per eventi tradizionali e culturali del territorio. Senza considerare la perdita dei migliaia di turisti e appassionati che nel corso dell'anno vengono a visitarla con l'indotto, anche economico, che questo ne consegue. Un altro aspetto delicato è anche la cessione, parziale e/o frazionata di Villa Emo con cui gli annessi rustici, posti ad ovest del corpo principale, ristrutturati ad uso uffici e centro direzionale della banca, verrebbero “staccati” dalla villa padronale con il giardino e dal borgo in quanto questo comporterebbe l’inevitabile venir meno dell’unitarietà del complesso architettonico che la rende un unicum nel panorama architettonico occidentale.

Per le stesse ragioni, Le ricordo che quando nel 2004 Villa Emo fu acquistata dalla banca di Credito Cooperativo tutti noi facemmo un sospiro di sollievo in quanto una banca del territorio per noi non rappresentava solo un ente privato ma rappresentava anche il territorio e quindi una garanzia per la fruibilità da parte della comunità. Pertanto le preoccupazioni di oggi - espresse dai cittadini, dai soci, imprenditori e portatori di interesse di varia natura anche attraverso una raccolta firme che è già arrivata a quota 1240 - penso siano legittime e per questo si uniscono anche quelle dell’Amministrazione comunale da me guidata. Se è pur vero che si tratta di una scelta di un privato, va anche ricordato che l'oggetto in vendita non può essere considerato solamente 'privato': Villa Emo è Patrimonio dell'umanità, è patrimonio italiano ed è anche patrimonio vedelaghese e non intendiamo aspettare che la vendita si perfezioni e sperare che il “buon” compratore pensi anche al pubblico. Riteniamo che sia nostro dovere chiedere delle rassicurazioni in merito alla progettualità, in merito alla fruibilità del pubblico vedelaghese, italiano e straniero. Troppe volte assistiamo alla perdita di beni preziosi ma non è nostra intenzione assistere e basta. Proprio lunedì 11 febbraio abbiamo convocato un Consiglio Comunale monotematico in una sede straordinaria per consentire al folto pubblico di partecipare. Le posso assciurare che l'interesse è tantissimo e le preoccupazioni ancora di più.

Questo quanto deliberato dal Consiglio comunale:

SI CONFERISCE MANDATO

al Sindaco, alla Giunta Comunale e al Consiglio Comunale di intraprendere ogni utile iniziativa finalizzata a mantenere il complesso monumentale di Villa Emo in proprietà a soggetti che siano espressione, diretta o indiretta, della comunità locale (con vocazione pubblica e/o sociale) preservandone la fruibilità da parte dei cittadini e del territorio in generale, mantenendo nel contempo ogni utile e necessaria garanzia di presidio, custodia e tutela, in funzione non solo del suo significato architettonico, ma anche e soprattutto di quello culturale, storico e identitario rispetto alla comunità di riferimento. Tutto ciò, laddove possibile, preservando l’unitarietà di Villa Emo e valutando tutte le azioni percorribili, interessando le Istituzioni pubbliche, categorie economiche ed enti privati.”

Abbiamo inoltre chiesto l'appoggio della Regione Veneto, della Provincia di Treviso, dell'Anci Veneto affinché questa delibera venga supportata anche da altri Comuni perché se oggi tocca a Vedelago, domani potrebbe essere la volta di un bene di un altro Comune. Le chiediamo pertanto un supporto per questa azione perché Lei, come massima autorità sul tema, può comprendere le nostre ragioni e avvalorarle. Saprà senza dubbio meglio di noi che la democrazia parte dal popolo e noi Le garantiamo che il popolo sarà dalla parte della miglior decisione ed i nostri cittadini amano il territorio, amano Villa Emo e la passione per la nostra terra è qualcosa di unico per la quale, dal nostro punto di vista, vale la pena lavorare e in alcuni casi addirittura lottare. La nostra azione quindi è e rimarrà istituzionale per cercare le garanzie di una NON perdita di questo bene. Qualche anno fa, questa Amministrazione, ha scelto di apporre sotto ai cartelli stradali di entrata in questo comune la scritta Villa Emo patrimonio dell'Unesco. Scelta facile, poco costosa e che forse potrebbe sembrare anche banale ma che in realtà non lo è.

Sono queste le scelte che guardano al futuro e alle potenzialità di un bene nei confronti del nostro territorio e della nostra comunità nell’ambito di un percorso di identificazione non solo locale ma che riguarda e coinvolge anche chi “passa” da e per Vedelago e chi viene a Villa Emo. Nell’ambito di questa politica di promozione territoriale, abbiamo anche messo in atto anche una convenzione per svolgere parte degli eventi culturali nella Villa ed una convenzione che consenta la celebrazione dei matrimoni nello stesso immobile. Un’azione che punta così a far vivere la Villa non solo da parte della comunità, ma anche da parte dei visitatori che grazie a Villa Emo posso essere intercettati, sostare a Vedelago e visitare le altre risorse e bellezze locali come le Risorgive del fiume Sile, il fiume di risorgiva più lungo d'Europa o le altre nostre peculiarità. Queste credo siano le azioni che fanno parte dell'interpretazione del nostro ruolo di Amministratori ovvero di ascoltatori delle esigenze, delle preoccupazioni e dei bisogni della nostra comunità guardando in un ottica prospettica verso quelle che potranno essere le opportunità del domani, convinta che le nostre scelte di oggi segneranno il futuro per i nostri giovani a cui regalare qualcosa di più di quello che noi abbiamo oggi. La ringrazio per l'attenzione e attendo speranzosa un Suo Cordiale Cenno di Riscontro.

Cordiali Saluti

Cristina Andretta

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