"Argento Vittoriese": dopo l'inaugurazione scoperto il nome di chi ha murato le foto

Al Comune di Vittorio Veneto è stato donato l'archivio “Francesco Burighel” costituito da 500 lastre fotografiche, murate da Timoteo Zoppas perchè si preservassero nel tempo

In foto l'installazione luminosa presente in mostra

A poco meno di 24 ore dalla conferenza stampa di presentazione della mostra "Argento Vittoriese", che verrà inaugurata sabato alle ore 17 presso il Museo del Cenedese ,e poco dopo la pubblicazione sui principali quotidiani locali degli articoli informativi, arriva la svolta sul nome di chi all'epoca ha murato le lastre oggetto dell'esposizione. Ma facciamo un passo indietro.

Alla conferenza sono intervenuti: l'On. Giancarlo Scottà, il sindaco di Vittorio Veneto Roberto Tonon, l'Assessore alla Cultura Antonella Uliana, il dott. Francesco Burighel, il sig. Albano Sandro Zara e lo storico Franco Giuseppe Gobbato. La mostra, allestita anche alla Galleria Civica Vittorio Emanuele II, è costituita da circa 150 scatti selezionati dalle 505 le lastre di vetro alla gelatina ai sali d’argento ritrovate dal dott. Burighel nel 2003 in una abitazione della città. Sono scatti di varie misure: 24x18 cm, 18x13 cm, 15x10 cm e 9x6,5 cm. Di queste, 471 presentano un buono stato di conservazione o comunque uno stato sufficiente per poter vedere il soggetto fotografato. La maggior parte, come detto, sono foto di soggetti in posa e di gruppi familiari. Ci sono poi scatti di eventi, edifici e di opere d’arte. Nell’insieme sono sicuramente uno spaccato affascinante della società borghese e contadina del vittoriese, collocabile a un primo esame tra il primo e secondo decennio del ‘900. L'operazione, che ha il Patrocinio della città di Vittorio Veneto, è stata resa possibile grazie al contributo dell'On. Giancarlo Scottà e del Gruppo Europarlamentare ENL, mentre con i fondi messi a disposizione è stato possibile digitalizzare, archiviare le fotografie e organizzare la mostra. Il coordinamento è stato affidato a MAI Associazione Culturale, mentre omunicazione e allestimenti sono stati realizzati da I AM Comunicazione.

Durante la conferenza sono state formulate le ipotesi sui possibili autori delle foto e sul perchè queste possano essere state murate. Per quanto riguarda il primo quesito lo storico Franco Giuseppe Gobbato ha affermato: "L'abitazione in cui sono state trovate le foto apparteneva con tutta probabilità ad Alessandro Omboni, fotografo che dal 1913 al 1924 circa ha abitato e operato a Ceneda di Vittorio Veneto. A lui possono essere condotti diversi lavori comparsi su cartoline e pubblicazioni dell'epoca realizzati insieme al socio Arnaldo Marchetti, celebre fotografo del Cadore. Le foto però non portano nessuna firma e quindi non c'è certezza. In quegli anni diversi sono stati i fotografi che operavano nel vittorise; tra questi il più importante è stato sicuramente Giulio Marino. Molti sfondi che appaiono sulle foto di posa sono gli stessi che compaiono nelle foto di Marino dell'epoca. Per quanto riguarda - continua Gobbato - il mistero del loro ritrovamento all'interno di un muro si possono solo avanzare delle ipotesi. È probabile che rappresentassero un tesoretto essendo queste solitamente vendute a peso dal fotografo ad aziende che le acquistavano per il valore del vetro e dell'argento".

Ma ecco che a poche ore dall'inaugurazione arriva la svolta. La casa dove sono state trovate a Vittorio Veneto è stata difatti venduta al dott. Burighel dalle sorelle Zoppas che, dopo aver saputo della mostra, hanno contattato gli organizzatori comunicando che ricordavano l'esistenza di questi negativi. Da piccole avevano giocato nel cortile di casa con questo materiale per anni, trovandolo accumulato sotto a un albero. Il padre Timoteo Zoppas all'atto dei lavori di ristrutturazione, a metà degli anni ’50, ha scelto però di murarle nel vano di una finestra, dove poi sono state trovate, perchè in qualche modo si conservassero il più possibile integre."C’è sempre stata la voce in famiglia che in questa casa ci abitava un fotografo. La nostra nonna l'aveva comprata da un notaio circa nel 1925" afferma una delle sorelle. "Ecco quindi il primo tassello del perché sono state nascoste le lastre. Se oggi possiamo vedere questo inestimabile patrimonio va dato anche merito al sig. Timoteo Zoppas che con lungimiranza le ha volute difendere e conservare per i posteri a beneficio della nostra comunità" fanno sapere gli organizzatori.

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