Coronavirus e didattica a distanza: tra disagio e riscoperta del valore della scuola

Un'insegnante di Lettere, dell'Istituto Comprensivo di Altivole, ha scritto una lettera al mondo scolastico per far comprendere la necessità di un miglioramento della prassi didattica

Durante l'emergenza nazionale da Coronavirus le scuole hanno dovuto radicalmente cambiare, in pochissimi giorni, il loro approccio alle lezioni didattiche con gli studenti. Tra videochiamate singole e videoconferenze di gruppo, ecco la lettera di Marilena Polvelli (insegnante dell'Istituto Comprensivo di Altivole) al comparto scolastico nazionale per far comprendere a tutti la necessità di un miglioramento della prassi didattica.

In questi giorni di emergenza da Coronavirus e di “forzato” distacco dai miei alunni mi sto imbattendo, come tutti i docenti, nel vortice della didattica on-line ma ahimè, “la didattica a distanza, che le scuole stanno cercando di mettere in atto, non riesce proprio a decollare!”. La DaD (didattica a distanza) non è una pratica che può improvvisarsi dall’oggi al domani pertanto l’emergenza ha colto tutti di sorpresa: Dirigenti, noi docenti e famiglie.

Naturalmente per comprendere la scuola ed il suo disagio basterebbe leggere i gruppi WhatsApp creatisi: è tutto un rincorrersi di domande e risposte che si accavallano, si intersecano e si contraddicono. I genitori chiedono istruzioni all’accesso della piattaforma, si lamentano perché non visualizzano i compiti dei figli o perché sono stati caricati quelli di un’altra classe; c’è chi ha dimenticato la password ed impossibilitato ad entrare nel portale; di contro noi docenti che stiamo cercando di capire come lavorare: se usare una piattaforma, con la modalità sincrona o asincrona; dove disporre i video registrati da vedere con calma ed ancora una delle perplessità più frequenti quella relativa alla video-lezione: come si gestisce? Si tratta purtroppo di operazioni mai fatte prima che sono necessarie per poter parlare davvero di scuola virtuale.

Cresce dunque l’ansia specchio fedele della confusione di questi giorni difficili e ansimanti, di un sistema scolastico che complessivamente non sta funzionando, o sta funzionando male. Causa di tanta confusione però è anche la mancanza del cosiddetto know-how che consente di utilizzare con la dovuta disinvoltura le nuove tecnologie, mancano le conoscenze informatiche, la dimestichezza e la versatilità necessarie per servirsi di programmi da inserire nelle piattaforme disponibili. Lecito è a questo punto chiedersi il perché di un sistema deficitario, perché non si riesce a far funzionare l’e-learning come modalità didattica «normale», invece che considerarla una sporadica sperimentazione o l’ultima spiaggia dell’emergenza? Perché la pluralità e non uniformità di metodi? Perché non interviene il Ministero fornendo una sua piattaforma istituzionale da utilizzare per tutte le scuole italiane con valore ufficiale anche ai fini della validazione dell’anno? Come correre ai ripari, visto che i giorni di chiusura delle lezioni stanno aumentando e non sarà semplice recuperare, se non si parte subito con una vera didattica on-line?

Certo, non tutti i mali vengono per nuocere: questa esperienza servirà forse a capire che le nuove tecnologie possono essere davvero - se usate con criterio e con la necessaria competenza - una risorsa reale per la scuola. Una scuola in cui i Nostri Studenti ancora credono; i Nostri studenti per i quali le incognite sono molte, non tutti dispongono di dispositivi informatici a casa e soprattutto non tutti possono contare su una rete Internet a cui collegarsi ma che in questo momento epocale,  in cui si trovano ad affrontare la percezione del pericolo, della malattia, della  morte, lo stanno facendo lontano da quella comunità educativa che è la scuola quella reale, dove si sta tutti insieme in un’aula e ci si parla guardandosi negli occhi. In questi giorni è pur vero che stanno cercando con insistenza una comunicazione diretta con noi prof, non solo per i compiti e si percepisce che sentono la mancanza di un punto di riferimento.

Al termine di questo mio asserto forse polemico sulla didattica on-line/didattica a distanza, concludo con queste parole significative e profonde di una mia alunna della classe 3^ sez. B della Scuola Secondaria di Primo Grado “Fra Giocondo” di Altivole (TV): ”E’ l’11 marzo del 2020, le strade sono vuote, i negozi chiusi, la gente non esce più. E’ l’11 marzo del 2020 e noi ragazzi studiamo sui pc ma quello che mi manca di più è: Lei prof., le nostre risate, i rimproveri, gli amici, La Scuola che è il mio tutto”.

Ecco il messaggio: la Scuola che è il mio tutto.

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Prof.ssa Marilena Palvelli

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