Cinema ed elettronica: al Lago Film Fest XII va in scena la musica di Nularse

Appuntamento da non perdere questa sera a Revine Lago. Oltre alla proiezione del documentario dedicato ai Beatles, Alessandro Donin presenterà dal vivo il suo EP d'esordio

REVINE LAGO Settimo giorno di proiezioni al Lago Film Festival che si prepara a vivere le serate conclusive della sua dodicesima edizione. Mai come quest’anno la musica è stata protagonista assoluta della rassegna trevigiana, ospitando tantissimi artisti emergenti e proponendo un’innovativa sezione collaterale intitolata: Lago Music Fest. Gli ospiti di questa sera saranno la band pesarese Florence Elysée e la performance elettronica del veneziano Alessandro Donin, in arte Nularse. Il produttore e compositore veneto, con alle spalle un background da chitarrista, presenterà al pubblico di Revine Physical Law, il suo EP d’esordio uscito per l'etichetta discografica Fresh Yo! Label. Un riuscito mix di stratificazioni sintetiche e organiche, capaci di crescere e di svilupparsi in una serie di originali armonizzazioni tra voci e strumenti. Poche ore fa è stato pubblicato Oh Song, il suo nuovo videoclip (lo potete trovare a questo link) che ha già riscosso un ottimo successo di pubblico e di critica. In occasione della sua prima esibizione trevigiana quindi, abbiamo colto l’occasione per rivolgergli qualche domanda, facendoci spiegare i tratti salienti della sua storia e della sua musica.

- Physical Law è il titolo che dà il nome al tuo EP d'esordio. Nel momento in cui hai iniziato a comporlo, ti sei imposto delle particolari "leggi" da seguire e rispettare oppure hai preferito affidarti all'ispirazione del momento? 
La produzione di un EP che possa dire qualcosa nella sua interezza, e che non sia solo una serie di canzoni accostate le une alle altre, è frutto di un equilibrio tra scelte di cuore e scelte di mente. Penso che il produttore sia simile a un artigiano: l'ispirazione è necessaria, perché si tratta di un lavoro creativo in cui l'idea è fondamentale, ma senza la parte pratica e razionale, un'idea rimane tale e non si concretizza. Quindi molto olio di gomito e molte ore di prove per capire che direzione dare agli arrangiamenti e che tipo di sonorità debba avere l'album. L'ispirazione è un evento che si manifesta all'improvviso e non puoi star lì ad aspettare, arriva solo quando è pronta. Il lavoro pratico serve invece a preparare il terreno, perché può capitare che dopo dieci ore di studio, da cui credevi di non ricavare nulla di interessante, l'ispirazione arrivi, e allora devi essere pronto a seguirla e a saperla usare, sennò fugge via.

- Il tuo nuovo videoclip, Oh Song, ha una forte impronta cinematografica. Dall'idea iniziale al prodotto finito, quali sono gli aspetti che hai voluto mettere in risalto attraverso questo lavoro? 
L’elemento più caratteristico di Oh Song è quello di non esprimere un concetto a parole, ma solo “di pancia”. Quindi, assieme al videomaker Andrea Storchi, volevo dare un'impronta estetica forte e spensierata, slegata da qualsiasi storyboard, in un susseguirsi di immagini legate le une alle altre da colori, forme, concetti e movimenti. Il tema di Oh Song è la spensieratezza nostalgica, quindi siamo andati a prendere oggetti dell'infanzia (chi non ricorda battaglia navale?), vecchi registratori e carillon, chiudendoli in una cornice a cerchio, una “O” che rappresenta un oblò da cui vedere ciò che accade. Un occhio che osserva i vari oggetti che si intrecciano l'un l'altro. È stato divertente, e sono molto soddisfatto del risultato finale.

- Non solo elettronica, nel tuo passato ci sono anche molti anni trascorsi a suonare la chitarra. Cosa ti ha spinto ad avvicinarti al mondo della musica?
Mio padre mi ha comprato una chitarra quando avevo 8 anni. Fino ai 14 è rimasta in armadio. Poi ho conosciuto i Pink Floyd e da lì è diventata la mia ragione di vita. I gusti musicali son cambiati ma loro rimangono all'inizio di tutto, perché trascendono ogni genere. Se da un lato la passione mi è stata suggerita, me ne sono innamorato del tutto grazie all'energia che mi dà la musica quando viene fatta insieme, sul campo. Nularse è un progetto relativamente recente, per 15 anni ho suonato in diverse band, ed è stata una goduria perché mi piace proprio. Tuttavia non mi sono mai sentito un chitarrista. La chitarra è solo un mezzo con cui fare musica. Nelle band in cui suonavo, preferivo occuparmi della parte dell'arrangiamento o della composizione, piuttosto che mettermi a fare un assolo con i denti sul mio strumento (anche se qualche volta mi è scappato di farlo, beata gioventù!).

- Giovedì sera suonerai per la prima volta al Lago Film Fest ma, in passato, ti eri già confrontato con il mondo del cinema, componendo le musiche del cortometraggio Spinning Top di Francesco Camuffo. Quanto ha influito quell'esperienza nella creazione dei tuoi lavori successivi? 
Fare la colonna sonora del cortometraggio di Francesco Camuffo (che potete guardare a questo link) mi ha aiutato a capire una parte nuova di me stesso. Credo mi appartenga questa volontà di far prendere forma alle canzoni, farle vivere attraverso le immagini e dare alle immagini un aspetto nuovo attraverso la mia musica. Da quando ho curato questo lavoro, mi capita spesso di immaginare quale potrebbe essere il risvolto visivo del pezzo a cui sto lavorando, e questo mi aiuta letteralmente a vedere la musica. E' una sensazione fantastica.

- Quali sono infine, le principali suggestioni che vorresti far arrivare agli ascoltatori attraverso la tua musica?
Non riesco a pensare cosa la mia musica possa suggerire agli altri. Quando scrivo ci sono un sacco di cose di cui tengo conto, ma poi alla fine non è detto che gli altri le intendano allo stesso modo e, a dirla tutta, non importa, va bene così. Da quando suono ho capito una cosa, che le canzoni sono come dei figli: li educhi, li vesti bene, bacetto sulla fronte e via di corsa a scuola. Poi però sono loro a essere interrogati, e devono per forza saper rispondere da soli.

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