"L’elogio dell’accoglienza": Arrigo Cipriani sale in cattedra

Martedì sera, presso il ristorante da Gerry, a Monfumo, si è svolta una conviviale organizzata dal Rotary club di Asolo e Pedemontana del Grappa come interclub con gli amici del club di Castelfranco Asolo e una rappresentanza del club di Montebelluna, con numerosi ospiti

Arrigo Cipriani durante la cena

Martedì sera, presso il ristorante da Gerry, a Monfumo, si è svolta una conviviale organizzata dal Rotary club di Asolo e Pedemontana del Grappa come interclub con gli amici del club di Castelfranco Asolo e una rappresentanza del club di Montebelluna, con numerosi ospiti. Relatore d’eccezione, il Dott. Arrigo Cipriani, classe 1932, che ha sfidato le intemperie per poter essere presente alla serata e raccontarci la sua storia e la sua filosofia di vita e di lavoro. Uomo energico ed elegante, Arrigo Cipriani, patron di un Gruppo con oltre tre mila dipendenti, è l’erede del leggendario Harry’s Bar, in Calle Vallaresso, lato ovest di piazza San Marco a Venezia, che è stato dichiarato nel 2001 patrimonio nazionale dal Ministero dei Beni Culturali, unico locale italiano a potersi fregiare di tale titolo. L’insegna fu fondata nel 1931 da Cipriani padre, all’anagrafe Giuseppe, che ha voluto aprire il suo locale in una zona non di passaggio, perché le persone dovevano andare da lui non per caso, ma perché avevano un motivo per farlo.

E proprio al padre dice di dovere tutto ciò che ha. Dopo la laurea in Legge, il Dott. Cipriani è tornato a Venezia a condurre l’Harry’s bar, un locale costituito da una stanza, letteralmente, visto che misura 5 metri per 9, meta di uomini di lettere e di spettacolo, oltre che di regnanti e di turisti, che qui vengono accolti con garbo e gentilezza.

«Il primo segreto è la semplicità complessa -dice Cipriani durante la serata- una semplicità ricercata in tutto, dai piatti all’arredamento all’accoglienza degli ospiti, che va di pari passo con la complessità dei dettagli che lasciano piena libertà al cliente. Il principio è non imporre alcun tipo di costrizione. Pensare alla comodità, all’essenziale. Le giuste proporzioni tra il tavolo e la sedia - che deve essere comodissima - , le dimensioni e l’equilibrio delle posate - piccole e leggere, il cliente non deve quasi sentire di avere in mano la forchetta - , la forma dei piatti e delle tazzine da caffè, la qualità della stoffa delle tovaglie rigorosamente di lino, il servizio perfetto, il menu che non deve soddisfare il narcisismo dello chef, ma rispettare la genuinità e la tradizione dei piatti del territorio». Una testimonianza di passione per il proprio lavoro, cultura dell’accoglienza e grande signorilità, tanto che a fine serata, dovendo rientrare a Venezia, ha voluto salutare ogni ospite presente con una stretta di mano e un sorriso.

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