A “Le trame di Giorgione” anche il “Ritratto di messer Zuan Paulo da Ponte” di Tiziano

Alla mostra di Castelfranco Veneto arriva un grande maestro di uno degli artisti italiani più amati al mondo. A concederlo all’esposizione castellana l’antiquario veneziano Pietro Scarpa

CASTELFRANCO VENETO La mostra “Le trame di Giorgione” (Castelfranco Veneto, Casa del Giorgione, dal 27 ottobre al 4 marzo) si arricchisce di un altro straordinario capolavoro: il “Ritratto di messer Zuan Paulo da Ponte” di Tiziano. A concederlo all’esposizione castellana è l’antiquario veneziano Pietro Scarpa, che ha avuto il merito di acquisire l’opera, finita sul mercato americano, riportarla in Italia e farla restaurare.

Il ritratto è ampiamente documentato, grazie anche all’abitudine di messer da Ponte di annotare, giorno dopo giorno, tutto quello che faceva. Così dai precisissimi “Memoriali” di messer Zuan Paulo si sa che egli commissionò a Tiziano il dipinto l'8 marzo 1534 e il dovuto venne il 22 dicembre dello stesso anno. Tiziano venne contemporaneamente impegnato anche per il ritratto di Giulia, la splendida figlia del committente. L’opera, ammirata anche dal Vasari, seguì il suo proprietario quando egli si trasferì a Spilimbergo, in Friuli. Col tempo, le collezioni di famiglia – annota Gentili – furono immesse nel mercato, ma il contatto tra il da Ponte e Tiziano venne dimenticato fin quando il dipinto fu ritrovato, identificato e pubblicato dal Suida.

Passato in America e dimenticato, il ritratto rimase per una settantina d'anni nel caveau di una banca californiana, dove fu riscoperto e riportato in Italia da Pietro Scarpa. Durante il restauro, dietro la tela originale è apparso il nome del committente: ZAN PAVLO DA PONTE / SPILINBERGO. “Questo capolavoro -sottolinea la curatrice della Mostra Danila Dal Pos- lo abbiamo voluto a “Le trame di Giorgione” non solo perché di Tiziano, non solo perché opera straordinaria, ma perché interpreta alla perfezione il tema della mostra, ovvero l’importanza dei tessuti nell’immagine che i personaggi ritratti vogliono tramandare di se stessi”.

Nella scheda per il catalogo, Gentili porta l’attenzione sullo ”sguardo compiaciuto e un tantino febbrile di quest'uomo...sul suo abbigliamento ricchissimo ed elegantissimo ma lievemente fuori moda, lievemente eccentrico, con l'ampio collo di lince sul giubbone di velluto nero sforbiciato; sulla superba nonchalance della mano guantata che lascia trasparire l'unghia del pollice e surclassa, come spesso accade nel nostro pittore, la rigida mano scoperta. Sulla verità, soprattutto, del volume ben rilegato e ordinatamente chiuso dalla sua ‘cordella’: un libro importante della sua biblioteca o, piuttosto, uno dei preziosi 'memoriali'? Un ostentato segnale di cultura o, piuttosto, il tracciato puntiglioso della memoria, la cronaca familiare che impone all'immagine le ragioni della storia?”.

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