Atelier Montez, si apre a Treviso la mostra "Prometeo"

Installazioni e azioni per rappresentare il dramma esistenziale umano

Una delle opere

Sarà inaugurata stasera, venerdì 21 febbraio (ore 18:30), presso la B#S Gallery di Treviso, con l'azione di Gio Montez, la mostra "Prometeo" e l'installazione Nonèternit, presentata in Forma#6 - “Montagna”. La mostra sarà visitabile sino al 13 marzo 2020, tutti i martedì e sabato, 10.00-18.00, in Vicolo Isola di Mezzo 3/5. L’evento è realizzato in collaborazione con l’associazione IoDeposito, che da molti anni si dedica alla sperimentazione dei nuovi linguaggi contemporanei dell’arte a livello internazionale, e con Current, che offre servizi artistici e museografici alle imprese. La mostra “Prometeo”, curata da Giulia Di Paola e sostenuta da Mibact e SIAE nell'ambito del progetto Per chi crea 2019, propone l'Arte d'Azione di Gio Montez attraverso un momento di riflessione sulla drammaticità indissolubilmente legata alla esistenza umana.

COS'E' NONèTERNIT - Nonèternit è un'installazione modulare anamorfica creata da Gio Montez nell'anno 2018. I moduli che la compongono sono stati ricavati dalla copertura ammalorata del relitto urbano carbonizzato da un incendio in via di Pietralata 147/A a Roma a seguito del recente lavoro di rigenerazione urbana eseguito dall'Atelier Montez nell'area industriale dell'ex Lanificio Luciani. L'opera in questione è caratterizzata dall'assenza di una poetica predefinita, univoca: la materia grezza del capannone industriale bruciato riposa nella sua cassa di legno finché non viene estratta da essa e ri-costruita, ri-definendo una proposizione formale di senso compiuto. Quello di Nonèternit, che si trasforma, adattandosi, di città in città, è un intenso tour internazionale che è partito da Roma e che ha raggiunto anche le città di Francoforte, Vienna e Treviso. Si concluderà prossimamente a Trapani: il curatore Michele Cossyro ha infatti acquisito ufficialmente l’opera per la collezione La Salerniana, ospitata dal 2015 nel Palazzo della Vicaria, attuale sede del Museo di Arte Moderna e Contemporanea.

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LA MOSTRA DI TREVISO - «L’audace Prometeo - spiega la curatrice Giulia Di Paola - si fece carico di portare la prima scintilla di tutto ciò che si è sviluppato in seno all’umanità sotto il nome di tecnologia. Il fuoco rappresenta l’inizio della possibilità per l’uomo di dominare la natura. L’evoluzione di questa fiamma, nei secoli a venire, ha portato anche a conseguenze disastrose per l’intera umanità. Il destino tragico di Prometeo, punito da Giove per aver osato favorire il genere umano, sembra essere oggi ancora più che mai attuale. La vita umana è assorbita dall’arduo e doloroso compito di riposizionare e risignificare elementi provenienti dall’infinito insieme di scarti materici che la ragione tecnica, ha prodotto e continua a produrre sempre più rapidamente. L’intero tetto di un capannone bruciato continua a galleggiare in aria anche se il capannone non c’è più, a sostenerlo sono la forza e il peso di un uomo che, eroicamente, lega a sé la responsabilità di restituire un senso a quella materia altrimenti destinata a rimanere informe». «Prometeo - aggiunge Gio Montez - rappresenta il dramma dell'uomo contemporaneo e la rapidissima obsolescenza programmatica delle sue azioni; egli è indissolubilmente legato agli effetti del proprio agire tanto da apparire contemporaneamente Agente e agito. “Prometeo”, che in greco antico significa “Colui che riflette prima”, riflette sulle conseguenze prima che una certa azione accada. Dunque lui è consapevole della drammaticità della propria azione ma, tuttavia, la sceglie come condizione necessaria e inalienabile dell'esistenza. Egli è tragicamente legato allo spazio in cui vive».

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