Bioplastiche colorful: arredo sostenibile nella tua casa

Hai mai pensato che i frutti di mare, potessero ritrovare utilità, trasformandosi in una bioplastica biodegradabile e riciclabile? Vediamo l' alternativa sostenibile alla plastica

Stiamo assistendo a un enorme e urgente interesse da parte del mondo del design, nel trovare un'alternativa alla plastica monouso.

Sono le bioplastiche compostabili, che la comunità  del design sta sperimentando, con notevoli e incoraggianti risultati, realizzate con materiali organici diversi come alghe e conchiglie di marine.Shellworks, é  il nome che rappresenta il team progettuale, impegnato nella promettente invenzione materica.

Gli articoli cosiddetti 'monouso', sono largamente diffusi e altamente richiesti nella società moderna e si e' consapevoli dell'impatto che questo ha sul nostro futuro,  quindi strizzare l'occhio, mediato dalla ricerca tecnologica, all' ecosostenibile, sembra essere futurismo metafisico e invece il risultato è vero, concreto, dato da queste bioplastiche anche compostabili.                              

L'idea che i designer stiano lavorando per trovare modi colorati, utili e funzionali, per alleggerire l'impronta impattante di carbonio sull'ambiente, é entusiasmante. La bio-fabbricazione sarà una parte importante delle industrie future, tuttavia, la creazione di nuovi materiali è solo il primo passo.

Come possiamo fare in modo che industrie adottino queste diverse soluzioni ?

Le industrie devono essere consapevoli di essere  parte integrante del problema e della risoluzione, dunque implementare il cambiamento con consapevolezza, deve essere un must aziendale. Shellworks spera che, sviluppando i propri metodi e processi di produzione scalabili su misura per il comportamento del materiale, la bioplastica del chitosano, potrebbe diventare una valida alternativa a molti dei prodotti in plastica che usiamo oggi e quindi più ampiamente adottata da altri designer.

Il progetto

Il progetto Shellwork, trasforma le conchiglie e i crostacei, in un materiale simile alla carta che potrebbe fungere da alternativa sostenibile alla plastica monouso.

Il materiale è costituito da una miscela di aceto e un biopolimero chiamato chitina , una sostanza fibrosa che costituisce l'esoscheletro dei crostacei e le pareti cellulari dei funghi.

Nonostante sia il secondo biopolimero più abbondante al mondo, la chitina deve essere estratta chimicamente dalla sua fonte prima di poter essere trasformata in un materiale pratico.

Il team ha inventato cinque macchine manifatturiere, chiamate Shelly, Sheety, Vaccy, Dippy e Drippy, con le quali trasformare i gusci di crostacei in oggetti diversi, assicurando di non utilizzare alcun additivo nel processo che potrebbe influenzare la riciclabilità del prodotto finale.

La prima macchina, chiamata Shelly, è un estrattore su piccola scala che consente il processo iniziale di estrazione della chitina dagli scarti di pesce: l' estrattore è progettato per offrire il controllo completo su ogni parametro del processo, al fine di consentire ulteriori sperimentazioni a livello di polimero del materiale, ad esempio, l 'opacità del materiale può essere modificata in base al prodotto da realizzare.

Ognuna delle altre quattro macchine sfrutta una specifica proprietà della soluzione bioplastica, per dimostrarne il potenziale, risultando in diversi prodotti come confezioni in blister antibatteriche, sacchetti per alimenti sicuri e vasi per piante autofertilizzanti.

Sheety, utilizza il calore e il vento per trasformare la soluzione bioplastica, in fogli piatti di materiale,  questi possono quindi essere incollati insieme, usando la forma liquida della bioplastica.

La macchina Dippy è una scorniciatrice riscaldata, composta da due solidi elementi metallici fissati a una fonte di calore, che vengono immersi nel materiale liquido e lasciati asciugare, formando vasi 3D come tazze e contenitori (il materiale può essere poi  riconvertito in forma liquida, utilizzando la macchina idro-riciclabile Drippy).

La versatilità del materiale, ha inoltre permesso ai progettisti di raggiungere proprietà del materiale diverse, regolando i rapporti degli ingredienti di base, ciò, comporta il controllo della rigidità, la flessibilità e la chiarezza ottica del materiale, nonché il suo spessore.

Il gruppo spera che, sviluppando i propri metodi di produzione su misura per il comportamento del materiale, la bioplastica sarà più facilmente accessibile e quindi più ampiamente adottata da altri progettisti, questo comporterà a sua volta, la realizzare di  un'economia più circolare e sostenibile.

Altri progetti

Un'alternativa sostenibile e biodegradabile all'imballaggio monouso, utilizzando materie prime estratte dalle alghe, è il materiale della designer cilena Margarita Talep, che include solo materia naturale, compresi i coloranti usati per colorarlo, che vengono estratti dalle bucce di frutta e verdura come: mirtilli, cavolo viola, barbabietola e carota. 

Il progetto From Peel to Peel di Sicher , vede la produzione di imballaggi e contenitori ecologici per alimenti fermentando la cellulosa microbica, una cultura simbiotica di batteri e lieviti (nota anche come scoby), con avanzi di frutta e verdura. Sperimentare diversi tipi di frutta e verdura come mele, patate, barbabietola rossa, vinacce e luppolo di birra, per creare diversi colori e trame del materiale.

Siamo tutti coinvolti

Questo é  solo l'inizio, ma ricordiamo che siamo noi a fare la gran parte del lavoro, attraverso la domanda sul prodotto che se forte e insistente, permetterà  a questi che sono ancora prototipi, di divenire prodotto effettivi su larga scala e a prezzi non proibitivi, così da lavorare tutti in sinergia per salvare il nostro pianeta.


 

Link utile:

I.M.P.A. Spa bioplastiche



 

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