Consumo del suolo: Montebelluna dimezza la quantità delle aree trasformabili

Il Comune ha "salvato" 48 ettari di terreni dall'edificazione. Soddisfatto il sindaco Marzio Favero: «A differenza del Piano Casa che non condividiamo, sosteniamo questo progetto»

In attuazione dell’articolo 4 della legge regionale 14 del 2017 volta alla riduzione del consumo di suolo, la giunta comunale di Montebelluna ha approvato lunedì una delibera con la quale si va a determinare la quantità delle aree che hanno una previsione edificatoria destinata ad essere congelata.

Il piano regolatore approvato nel 2009 ha nelle previsioni aree trasformabili per 108 ettari. Di questi 48 ricadono nelle misure della nuova legge per la riduzione del consumo di suolo in quanto la restante parte viene giudicata ormai trasformata. Gli uffici tecnici comunali, in accordo con gli uffici regionali, hanno convenuto sul dimezzamento della quantità delle aree trasformabili e quindi da 48 ettari si scende a 24 ettari circa. In questo caso vale la logica che tali potenzialità edificatorie saranno riconosciute a coloro che per primi ne faranno la richiesta. Spiega il sindaco con delega all’Urbanistica, Marzio Favero: «Abbiamo trovato la legge contro il consumo del suolo davvero apprezzabile contrariamente alle riserve che nutriamo nei confronti del Piano casa che speriamo venga rivisto e sottoposto alla valutazione di opportunità dei Comuni nella fase applicativa. Il fatto che si vada a bloccare la metà delle potenzialità di trasformazione è un segnale comunque importante. E’ opportuno spiegare che il congelamento poteva essere anche eccessivo perché, in modo infelice, la città di Montebelluna è stata aggregata all'ambito sovracomunali ottimale (ASO) alla Pedemontana. E’ ovvio che i Comuni pedemontani hanno ampia estensione e bassa edificazione. D’accordo con gli uffici regionali si è convenuto di usare come parametro di riferimento i Comuni della Sisus e questo ha consentito di allinearci con questi ultimi nel dimezzamento delle potenzialità edificatorie. E’ doveroso ricordare, peraltro, che gli indirizzi urbanistici tendono a sollecitare la riduzione la dispersione insediativa nelle campagne a favore della compattazione nelle cittadine di riferimento. Con questa misura si compie un altro passo in avanti verso una gestione più responsabile e prudente, di fatto, del territorio agricolo. Finalmente si hanno politiche che invertono la rotta rispetto ai decenni scorsi caratterizzati dalla spinta speculativa del settore immobiliare ed edile».

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