Dice ai carabinieri "Ma che c... volete da me?", il giudice: non è oltraggio

M.B., 35enne di Vittorio Veneto, è stato assolto dall'accusa di oltraggio a pubblico ufficiale dopo che nel 2010 aveva rivolto la frase ai militari, entrati in casa sua per la musica troppo alta

Non è un offesa, almeno a termini di legge. Un 35enne di San Giacomo di Veglia, frazione di Vittorio Veneto, lunedì ha potuto tirare un lungo sospiro di sollievo: il giudice ha decretato che dire in faccia ai carabinieri "Ma che c... volete da me" non è reato. Altrimenti l'uomo sarebbe stato condannato per oltraggio a pubblico ufficiale.

La vicenda è iniziata l'8 gennaio 2010, un venerdì in cui M.B., l'imputato, aveva voglia di ascoltare musica. La voglia gli aveva forse preso un po' la mano, tanto da alzare il volume. Al punto che i vicini avevano deciso di chiamare i carabinieri: troppo elevato il fastidio di quella musica. Una volta che i militari dell'Arma hanno bussato alla sua porta, il 35enne si è inalberato, rifiutando di fornire le proprie generalità. Non solo, molto infastidito ha proferito la fatidica frase che lo ha portato a oltre due anni di querelle giudiziaria: "Ma che c... volete da me?".

La Procura, infatti, lo ha rinviato a giudizio. L'assoluzione è arrivata ieri, con la sentenza del giudice De Stefani. D'altronde l'avvocato di M.B. si era presentato nel tribunale di Conegliano con una sentenza della Cassione formulata nel 1978 in cui si stabili che espressioni del genere non sono oltraggiose.

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