«Massacrata di botte»: l'autopsia inchioda il killer di Marilena

La 52enne trevigiana trovata senza vita martedì scorso a Capo Verde sarebbe stata colpita più volte con un oggetto contundente. Smentita la versione di Gianfranco Coppola

In foto: Marilena Corrò (Immagine tratta da Facebook)

Marilena Corrò, l'albergatrice trevigiana trovata senza vita a Capo Verde martedì scorso, sarebbe stata uccisa da un oggetto contundente con cui è stata colpita ripetutamente. A dirlo è il risultato dell'autopsia svolta nel pomeriggio di domenica 1 dicembre sul corpo della 52enne.

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Una versione, come riportato da "Il Gazzettino di Treviso", che smentisce la confessione fornita dal principale sospettato nella vicenda: il 48enne Gianfranco Coppola. Alle autorità locali l'ex insegnante di kick boxing aveva raccontato di aver aggredito Marilena, colpendola al volto ma, stando alla sua versione, la trevigiana sarebbe morta dopo aver battuto violentemente la testa, dopo essere caduta a terra. «Non avevo intenzione di ucciderla» avrebbe sostenuto il 48enne romagnolo. L'esame autoptico racconta però un'altra verità: Marilena è stata massacrata di botte con un oggetto contundente prima che il corpo venisse nascoto in un serbatoio per la raccolta dell'acqua. Un risultato che rischia di costare davvero caro al 48enne indagato e al suo complice, Pierangelo Zigliani, finito in carcere come presunto complice dell'assassino e persona informata dei fatti. Subito dopo l'omicidio e il fermo dei due uomini, le autorità locali avevano perquisito il bed and breakfast "A paz", dato in gestione da Marilena ai due sospettati. All'interno erano stati trovati: soldi, cellulari e un'ingente quantità di marijuana. I nuovi risultati della perizia svolta dal medico legale potrebbero portare la magistratura a disporre nuovi accertamenti sul conto dei due italiani fermati la cui posizione è sembrata sin da subito molto grave. Al momento i due sospettati restano in carcere a Capo Verde in attesa che la Giustizia faccia il suo corso. 

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