Indagine sull'ex comandante dei carabinieri di Castelfranco, l'inchiesta si allarga

Nella lista degli indagati dal pm Romanelli c'è un familiare di Currò, una dipendente dell'ufficio anagrafe di Castelfranco, due imprenditori, alcuni vigili di Resana e san Martino di Lupari, un avvocato e una funzionaria di una filiale bancaria di Castelfranco

Currò ai tempio della sua militanza nell'Arma

Si allarga in maniera clamorosa ai nomi di almeno altri due carabinieri, il comandante dell'aliquota radiomobile dei carabinieri di Montebelluna, Michele Chiaromonte, e l'ex comandante dei carabinieri di Istrana, Giovanni Rutigliano, l'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Davide Romanelli sull'attività di investigatore privato svolta da Antonio Currò, ex comandante della stazione dell'Arma di Castelfranco. Secondo gli investigatori, che ipotizzano i reati di corruzione, abuso in atti d'ufficio, accesso abusivo al sistema informatico delle forze dell'ordine, traffico illecito di influenze, violazione delle norme sulla privacy, falso in atto pubblico e per il solo Antonio Currò quello di esercizio abusivo della professione, l'ex luogotenente avrebbe utilizzato una vasta rete di informatori tra rappresentanti delle forze dell'ordine, personale bancario e impiegati dell'anagrafe comunale, per ottenere in maniera illecita informazioni (protette dal codice della privacy sul trattamento dei dati) utili alle sue investigazioni private.

Nell'inchiesta sarebbero entrati anche il figlio di Currò, Davide, una dipendente dell'ufficio anagrafe di Castelfranco, Raffaella Guidolin, gli imprenditori Luca Pegoraro, Massimo Varanese e Ippolito Ferruccio, un agente della polizia locale di Resana, Dario Guerra, e due di San Martino di Lupari, Andrea Corazza e Francesca Sgambaro, un avvocato di Castelfranco, Eva Libralato, una funzionaria di una filiale bancaria di banca Intesa di Castelfranco, Gloria Santinelli e Giuseppe Alù, il carabiniere finito agli arresti domiciliari e indagato dalla Procura di Treviso per concussione con l'accusa di aver "taglieggiato" per anni imprenditori di nazionalità cinese della castellana.

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