Clandestini camuffati da tifosi in aeroporto, raffica di arresti e perquisizioni

Indagini nei confronti di cittadini albanesi, italiani e britannici. Si era sfruttata per esempio la partita Manchester - Roma, in Inghilterra. Novanta le persone indagate

La conferenza stampa sul caso

CONEGLIANO Un'indagine lunga e articolata, che ha permesso di portare a galla una doppia organizzazione criminale di vaste dimensioni dedita all'immigrazione clandestina. All'alba di mercoledì la polizia di frontiera di Venezia e di Verona hanno dato il via all'esecuzione di diversi arresti e perquisizioni in varie città del Veneto. L'operazione è a carico di cittadini italiani, albanesi e britannici ritenuti responsabili a vario titolo di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione illegale. Una novantina le persone sottoposte a indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo di Venezia.

Erano due i gruppi che lavoravano sull'asse Veneto - Regno Unito. Uno, composto da due nuclei famigliari albanesi, aveva le proprie basi logistiche soprattutto nel Trevigiano, ma i suoi tentatocoli arrivavano anche nel Veneziano. Se non altro perché qualche volo "caldo" sul fronte dell'immigrazione clandestina è decollato proprio dal Marco Polo. Secondo gli inquirenti, per  esempio, il 30 settembre 2014 venne organizzata una trasferta a Londra fingendo che quelli in partenza fossero tifosi della Roma, che di lì a poco avrebbe affrontato il Manchester City in Champions League.

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Non era così. Tre del gruppo erano albanesi cammuffati da tifosi, tra sciarpe e magliette di Totti, che puntavano a entrare illegalmente in Regno Unito tramite delle false carte d'identità italiane. Con loro anche alcuni pregiudicati di etnia sinta che si muovono nel Trevigiano, chiamati per "fare numero". Altrimenti che comitiva di tifosi sarebbe stata? Il gruppo è stato poi fermato all'aeroporto di Nizza, dove aveva fatto scalo. La polizia di frontiera veneziana, attraverso un ufficio apposito che valuta i voli potenzialmente "a rischio", aveva segnalato la possibile presenza di "passeur" e di clandestini. I primi sono stati arrestati, i secondi bloccati. Per l'organizzazione, oliata e ben ramificata, fu uno smacco. "Abbiamo anche comprato le magliette", si sarebbero più o meno lamentati in questo modo, intercettati.

Come detto, per riuscire a passare i controlli di frontiera, ai migranti le due organizzazioni consegnavano carte d'identità in bianco rubate in uffici comunali in varie regioni o fornite da giovani in cambio di denaro (o anche di droga). Non a caso durante le 24 perquisizioni disposte all'alba di mercoledì, è stata trovata anche della marijuana. Si tratta di uno degli aspetti più preoccupanti della vicenda, che vede coinvolti anche minorenni: si tratta soprattutto di giovani residenti nel territorio trevigiano, ma ce ne sono anche a Venezia e a Portogruaro. Ma la lista è lunga: genovesi, piemontesi, veronesi, vicentini e bellunesi. Sono tutti finiti nella rete delle indagini e ora indagati per falso ideologico. I "capi" delle organizzazioni, che per quanto riguarda la costola lagunare avevano le proprie basi operative a Conegliano, devono invece rispondere di associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina e fabbricazione di documenti falsi. Sono 8 le persone interessate da ordinanze di custodia cautelare, 21 le perquisizioni autorizzate dal Gip.

Gli stranieri riuscivano a raggiungere in modo legale alcuni Stati europei (tra cui l'Italia) e poi, grazie ai documenti contraffatti, viaggiavano illegalmente verso il Regno Unito. Ci riuscivano grazie alla tecnica dello "swapping", ovvero recandosi in aeroporto con due carte d’imbarco e poi, all’ultimo momento, cambiando il gate e salendo su un volo per la Gran Bretagna anziché verso l'altra destinazione. In sintesi, i migranti albanesi (circa 200 sono i passaggi monitorati dalla polizia di frontiera) arrivavano all'aeroporto di partenza con il proprio passaporto biometrico e al primo varco dei controlli presentavano quello. Simulando di voler partire per tornare in madrepatria.

Poi, oltrepassata la barriera, al desk presentavano la carta d'imbarco per l'aereo diretto in Regno Unito, con documento falso italiano. Per questo motivo si sceglievano voli nella stessa fascia oraria rispetto a quelli in partenza per l'Albania. In modo da rendere il tutto il più verosimile possibile. A Conegliano la banda aveva a disposizione residence e strutture per garantire ospitalità ai propri "clienti" (che pagavano circa 5mila euro per il servizio) fino alla partenza. Poi, una volta in Regno Unito o negli altri scali in cui l'organizzazione era riuscita a mettere radici (in mezza Europa) ci sarebbe stato chi si prendeva cura dei viaggiatori.

Per quanto riguarda invece i soggetti trevigiani che dietro pagamento in denaro hanno fornito la loro carta d'identità, questi risiedono nei comuni di: Conegliano, Vittorio Veneto, San Polo e Ponte di Piave, Treviso, San Pietro di Feletto, Follina, Farra e Pieve di Soligo, Preganziol, Revine Lago, Fontanelle, Codognè, Susegana, Villorba, Maserada sul Piave, Carbonera, Paese, Quinto, Casier e infine Fregona. Le organizzazioni criminali hanno così ottenuto nel tempo ingenti profitti, anche perchè poi ciascun migrante sborsava circa 5mila euro, di cui metà alla partenza dall’Albania e l’altra metà all’arrivo in Regno Unito. Denaro che, essendo provento dell’attività criminale, veniva reinvestito in beni e attività sul territorio albanese.

L'OPINIONE DI ZAIA - “Un grande colpo contro una nuova forma di malavita, strisciante, organizzatissima, oltremodo pericolosa: l’industria dell’immigrazione clandestina. Rivolgo un ringraziamento riconoscente alla Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo di Venezia, al Procuratore Adelchi d’Ippolito e agli uomini e donne della Polizia di Frontiera di Venezia e Verona”. Con queste parole il Presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commenta “con grande soddisfazione” l’operazione delle forze dell'ordine.

Un’operazione di legalità brillante e difficile – aggiunge Zaia – che conferma l’esistenza di un fenomeno migratorio clandestino vasto e gestito direttamente dalla malavita, con ingenti proventi illeciti e con risvolti inquietanti, perché attraverso questi canali può arrivare ovunque letteralmente di tutto, anche delinquenti comuni o terroristi. Gli investigatori veneti hanno dato un segnale forte, che va colto a livello nazionale, in un Paese dove l’immigrazione clandestina agisce con troppa facilità e la criminalità organizzata si è di fatto impossessata anche del fenomeno immigratorio dal Nordafrica”. “Chi aveva dubbi sul fatto che l’immigrazione non sia composta solo di profughi (un terzo del totale) – conclude Zaia – ma costituisca anche un enorme business, sia negli aspetti legali che in quelli criminali, è accontentato”.

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