Panto: delusione per proposte dell'ad, avanti con lo sciopero

L'azienda ha proposto il pagamento di tredicesima e una mesilità e la cassa integrazione per un mese. Insoddisfatti i dipendenti, che continuano a scioperare e minacciano di occupare l'azienda

Lo sciopero alla Panto non si ferma. Dopo il vertice di oggi, tra organizzazioni sindacali e azienda, i lavoratori hanno deciso di continuare la proposta.

Deludenti, infatti, le proposte della ditta di serramenti di San Biagio di Callalta, rappresentata dall'amministratore delegato Pierluigi Franchin. Secondo quanto riferito dai sindacati, l'azienda avrebbe assicurato ai dipendenti il pagamento della tredicesima entro due settimane e,forse, di una prima mensilità arretrata entro 30 giorni.

Per contro, però, avrebbero anche avanzato l'intenzione di applicare un mese di cassa integrazione ordinaria per tutti i 120 dipendenti.

Per quanto riguarda il piano industriale, Panto avrebbe dichiarato che lo stesso potrebbe essere perfezionato nell'arco di due settimane.

Proposte respinte dai lavoratori, che hanno deciso di portare avanti l'agitazione, non escludendo la possibilità di occupare lo stabilimento nei prossimi giorni finché l'azienda non darà loro quanto spetta: tre mensilità arretrate, metà della tredicesima e certezze sul futuro.

"L'interlocutore non è più credibile - hanno dichiarato esponenti sindacali - e chiediamo di parlare direttamente con i proprietari, cioé la famiglia Panto".

Per Francesco Orrù, segretario generale della Filca Cisl di Treviso, la proposta avanzata da Panto è “una presa in giro”.

“Siamo arrabbiati – spiega Orrù – perché l’incontro con l’amministratore delegato si è rivelato una presa in giro nei confronti di lavoratori che da tre mesi non ricevono lo stipendio. Abbiamo ravvisato una totale mancanza di responsabilità e rispetto nei confronti dei dipendenti".

"L’azienda non si è minimamente preoccupata di risolvere i problemi dei lavoratori e dell’impresa stessa presentando un piano industriale e spiegando come saldare gli stipendi arretrati - rileva l'esponente di Filca Cisl Treviso - ma ha pensato solamente a come allontanare i lavoratori dai cancelli dell’azienda, proponendo la cassa integrazione”.

“Dopo la proposta ridicola di questa mattina – prosegue Orrù – i dipendenti sono ancora più arrabbiati e convinti ad andare avanti nella protesta a oltranza, e chiedono un incontro direttamente con la proprietà".

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