Controllo fiscale alla Jesse, chiesti gli arretrati ai dipendenti

L'Agenzia delle Entrate ha inviato ai lavoratori della Jesse di Gaiarine delle lettere di accertamento sulle loro retribuzioni fuori busta. Mercoledì incontro tra Provincia, Comune, sindacati e Rsu

Lavoratori della Jesse di Francenigo di Gaiarine nel mirino dell'Agenzia delle Entrate.

L'azienda, che rappresenta uno dei maggiori mobilifici della zona, è oggetto di un'indagine delle Fiamme gialle, che nel marzo del 2012 le hanno contestato ricavi non dichiarati per 19 milioni euro, dopo aver scoperto una contabilità parallela nascosta in una specie di armadio segreto.

Secondo il Fisco i lavoratori dell'impresa avrebbero percepito parte dello stipendio in nero e ora l'Agenzia delle Entrate pretende versamenti e sanzioni su quella parte di retribuzione omessa.

Per il momento l'annata incriminata è quella del 2007, ma le indagini potrebbero allargarsi.

La situazione è delicata. Alcuni dei 240 dipendenti della Jesse potrebbero dover sborsare migliaia di euro, proprio ora che l'azienda è in crisi e i lavoratori sono in cassa integrazione a rotazione.

Il problema della Jesse è stato mercoledì al centro di incontro tra Provincia di Treviso, Comune di Gaiarine, parti sindacali e Rsu, che si sono confrontate per discutere sulla delicata situazione dei lavoratori.

Erano presenti l’assessore provinciale al Lavoro, Michele Noal, il sindaco di Gaiarine, Loris Sonego e i rappresentanti sindacali del territorio.

Le parti condividono il richiamo dell'Agenzia delle Entrate e, tuttavia, ritengono necessario che i lavoratori della Jesse portino avanti un’azione comune e congiunta. Provincia, Comune e parti sindacali hanno inoltre deciso di chiedere un ulteriore confronto con l’Agenzia delle Entrate, affinché consideri la posizione dei dipendenti della Jesse come soggetti "deboli".

“I lavoratori non devono andarci di mezzo - ha commentato l'assessore provinciale Noal - Per questo l’intesa raggiunta nel corso della discussione è quella da una parte di sostenere i lavoratori, dall’altra di convocare la proprietà per trovare un compromesso”.

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