Strage operai tessili in Bangladesh, tra le macerie capi Benetton

Foto di Associated Press immortalano capi Benetton tra le macerie del palazzo crollato in Bangladesh il 24 aprile. Centinaia le vittime, tutti operai tessili. L'ong "Campagna Abiti Puliti" chiede: "Aziende si assumano responsabilità"

Il paazzo crollato

Un edificio crolla a Savar, sobborgo di Dacca, in Bangladesh. Tra macerie centinaia di corpi senza vita e capi di abbigliamento che parlano italiano.

"Etichette di Benetton sono state ritrovate tra le macerie del Rana Plaza, l'edificio di otto piani crollato lo scorso 24 aprile in Bangladesh. Alcune t-shirt etichettate 'United Colors of Benetton' sono state fotografate dall'agenzia Afp sulla scena del disastro".

La denuncia viene dall'ong "Campagna Abiti Puliti", che si occupa della difesa dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici nel settore tessile e che aggiunge di essere in possesso di una copia di un ordine di acquisto da parte della ditta di Ponzano Veneto per capi prodotti dalla New Wave, una delle fabbriche del Rana Plaza.

Il 24 aprile in una nota l'azienda prendeva le distanze, affermando che "riguardo alle tragiche notizie che provengono dal Bangladesh Benetton Group si trova costretta a precisare che i laboratori coinvolti nel crollo del palazzo di Dacca non collaborano in alcun modo con i marchi del gruppo”.

Dopo la pubblicazione delle foto dell'agenzia di stampa Associated Press, che stanno facendo il giro del web, il gruppo di Ponzano non ha smentito le immagini né il foglio d'ordine citato da "Campagna Abiti Puliti", ma tramite Luca Biondolillo ha tenuto a precisare che "nessuna delle aziende coinvolte nel tragico incidente di Dacca è ad oggi un nostro fornitore".

"Ad una ricerca attenta abbiamo verificato che quantomeno un ordine in passato c'è stato, forse due - ha spiegato Biondolillo all'Ansa - Si tratta di una fornitura occasionale, one shot, e probabilmente in subfornitura come capita nel settore del tessile. Ma a fine marzo lo avevamo già eliminato dai nostri fornitori regolari per gli audit non convincenti che ci erano arrivati. Bisogna però precisare che questi audit non comprendono mai informazioni sulle strutture degli edifici"

"Benetton è in prima fila sia per gli audit approfonditi con cui verifica condizioni ambientali e sociali delle società presso cui si rifornisce sia per la sensibilità sull'ecocompatibile - ha ribadito il portavoce del gruppo di Ponzano - Recentemente abbiamo aderito alla campagna Detox che prevede inquinamento a zero in venti anni. "E questo - conclude - senza volerci lavare le mani su quanto accaduto".

Mentre "Campagna Abiti Puliti" chiede "a Benetton e a tutti i marchi italiani ed esteri coinvolti" di assumersi le loro responsabilità, a Dacca si è smesso di scavare con le mani e sono entrate in azione le ruspe.

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