Daspo urbano, Calesso attacca la giunta: "Di giorno allontana i profughi, di notte paga chi li accoglie"

Le parole del politico trevigiano Gigi Calesso contro Ca' Sugana...

Succede tutto alla fine di Novembre. Il 29 sulla stampa locale l’amministrazione cittadina “ha chiesto al comando di polizia locale di installare sbarre e cancelli che impediscano l’accesso alle zone usate come dormitorio” all’interno della Cittadella delle Istituzioni all’ex-Appiani. La maggior parte di coloro che hanno trovato rifugio nei garage dell’ex-Appiani sono richiedenti asilo che, ottenuto lo status di rifugiato politico, non hanno più diritto all’alloggio nei centri di accoglienza e, privi come sono di mezzi di sostentamento e di relazioni sociali, cercano un rifugio per la notte nei sotterranei della Cittadella.

Il 30 novembre la stampa informa che tra le aree della città in cui verrà applicato il “Daspo urbano” c’è proprio l’ex-Appiani: lo scopo è evidente, quello di evitare (o di rendere più difficoltoso) che rinasca il “dormitorio” nei garage dei palazzoni firmati Botta. Nei giorni successivi, effettivamente, i profughi (più o meno volontariamente) lasciano l’ex-Appiani (secondo qualcuno un assessore avrebbe parlato di “coperte buttate all’aria” ma la notizia non è confermata).

Per cogliere l’incongruenza ed il problema politico della vicenda bisogna tornare proprio al 29 novembre, quando la Giunta approva l’assegnazione di € 40.000 all’associazione Club Marocain 99. Il contributo è relativo ad interventi già svolti a livello culturale, sociale ed assistenziale e, come si legge nella richiesta di sostegno economico inviata al Comune dall’associazione, per: “…la disponibilità ad offrire un servizio di accoglienza per quei richiedenti asilo che, in uscita dalle strutture di accoglienza, si trovano senza un luogo ove trovare rifugio (con particolare riferimento a quelli ospitati in luoghi dell’area Appiani” (allegata copia della comunicazione di giunta).

Effettivamente nei giorni successivi la stampa rende noto che le persone allontanatesi dall’Appiani trovano un letto per la notte e la colazione nei locali messi a disposizione dall’associazione che ha ottenuto il contributo comunale del quale, però, non si è parlato fino ad oggi. Ed anche oggi che la stampa rende noto questo aspetto della vicenda gli amministratori non citano tra gli scopi del contributo l’intervento a favore degli sfollati dell’Appiani.

Quindi, la giunta “di giorno” (cioè con annunci roboanti e squilli di fanfare) provvede all’allontanamento dei profughi dall’Appiani e “di notte” (cioè senza renderlo noto in alcun modo) finanzia la loro sistemazione in una struttura almeno notturna, con tutti i limiti di questa operazione visto che queste persone non hanno un luogo caldo dove trascorrere le giornate né dei pasti regolari e, infatti, se ne deve prendere cura il laboratorio Talking Hands all’ex-caserma Piave, grazie all’intervento dei volontari ed alla generosità dei trevigiani. Sia ben chiaro, lo stanziamento è un atto di umanità che può solo essere condiviso, avallato, approvato: togliere delle persone dal gelo delle notti invernali all’addiaccio merita sicuramente l’intervento dell’amministrazione cittadina e l’utilizzo di fondi comunali.

Quello che non si capisce è perché questa scelta non abbia avuto da parte della Giunta un centesimo della “pubblicità” delle decisioni relative allo “sgombero” del dormitorio all’ex-Appiani o all’introduzione del Daspo urbano: il gesto di umanità è stato nascosto mentre sono state enfatizzate le decisioni di (presunto) decoro ed ordine pubblico. Ed è questo il cortocircuito che preoccupa: l’evidente cedimento all’ondata populista e destrorsa contro i profughi, il tentativo – evidentemente elettorale – di “lisciare il pelo” a chi considera “il” problema della città la presenza dei profughi.

E’ vagamente infantile, tra l’altro, che questa amministrazione pensi di far dimenticare quanto (di positivo) ha fatto proprio per contribuire ad affrontare il problema dell’accoglienza dei richiedenti asilo: ha aderito al progetto SPRAR per interventi diretti dei comuni e non si è opposta all’apertura in città del centro in cui è stato accolto il maggior numero di rifugiati in provincia di Treviso, quello all’ex-caserma Serena. Sono scelte importanti e condivisibili delle quali questa amministrazione dovrebbe andare fiera (esattamente come di quella di aver finanziato i posti-letto per i profughi allontanati dall’ex-Appiani) anche perché la presenza dei richiedenti asilo a Treviso non ha fatto piombare la città nel caos e non ha certo causato un aumento esponenziale della delittuosità.

Pare, invece, che di queste scelte di intelligenza e di umanità la Giunta provi una sorta di “vergogna” che altro non è che un cedimento alla pseudo-cultura destrorsa del “prima i trevigiani”.

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