Ulss "vecchia": un quarto del personale over 55, solo il 3% under 30

La FP CGIL di Treviso: "Si rischia nel prossimo futuro di trovarci con un organico ancora più anziano e con giovani a spasso per l’Europa, tradotto incapacità di mantenere gli standard qualitativi dei servizi"

TREVISO Dei 9.136 dipendenti dell’ULSS 2 solo il 2,99% ha meno di 30 anni, il 14,35% ha un età compresa tra i 30 e i 39 anni, mentre gli over 55 rappresentano il 25,07% del totale degli occupati. “I numeri da soli non sono sufficienti a spiegare i processi e i fenomeni ma, in questo caso, sono decisamente significativi. L’impietosa fotografia anagrafica, infatti, suggerisce interventi mirati che mettano al riparo la sanità trevigiana per il futuro: fa capire chiaramente quanto sia indispensabile una pianificazione triennale, che da un lato operi un forte investimento su nuovo personale e dall’atro agisca sull’uscita del personale presente”. A rendere noti i numeri e la loro interpretazione è Ivan Bernini, segretario generale FP CGIL di Treviso.

“L’aumento dei requisiti in termini di età contributiva e anagrafica per potere accedere alla pensione, associata al blocco delle assunzioni e al limite impositivo della spesa, stanno creando tutti i presupposti per aggravare i problemi già presenti nella nostra sanità - afferma il segretario della FP CGIL trevigiana -, con ricadute tanto nelle condizioni lavorative del personale quanto nella capacità e possibilità di organizzare i servizi sul territorio.

Questo significa che se non si mette mano alla norma che blocca le assunzioni, oltre il regolare turn-over, nel giro di qualche anno ci si troverà, per un verso, con un organico sempre più anziano e non in grado di reggere il livello di carico di lavoro richiesto, si pensi solo ai turni di notte, e, dall’altro, nella grave mancanza di professionalità e competenze con sufficiente esperienza a garantire gli attuali standard qualitativi. I nostri giovani - sottolinea Ivan Bernini - si rivolgeranno ancor più oltre i confini nazionali per lavorare.

La ricetta, dunque, è assumere personale nell’ambito della prossima programmazione triennale prevista dalla Regione, che deve avere un carattere straordinario e, in aggiunta, agire sulla staffetta generazionale solo sbandierata dal Governo. Oggi un lavoratore al quale mancano pochi anni alla pensione può scegliere il part time ma, accanto alla riduzione della retribuzione, avrà anche una riduzione del trattamento pensionistico a meno che non riscatti di tasca propria la differenza di contributi. Solo riconoscendo la contribuzione figurativa piena ai fini pensionistici e con agevolazioni alle Aziende pubbliche nell’inserimento di personale under 35 sarà possibile trovare efficaci strumenti che diano risposte occupazionali ai giovani e rimettere in equilibrio l’organico - conclude Bernini”.

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