Feto abbandonato in un cassonetto a Tempio di Ormelle: isolato il dna della madre

Gli esperti nominati dalla Procura hanno tracciato il profilo genetico della donna che ha partorito Giovanni, battezzato dal parroco della chiesa di San Giacomo don Corrado Forest

ORMELLE Dopo settimane di accertamenti, gli esperti nominati dalla Procura di Treviso hanno isolato il dna della madre che ha messo al mondo il feto ritrovato cadavere il 30 aprile scorso in un cassonetto nel piazzale del cimitero di Tempio di Ormelle.

Un elemento fondamentale per continuare le ricerche della donna, attivate dal pm Francesca Torri in tutta Italia, e risalire alla sua identità. Al momento non ci sono stati riscontri, né positivi né negativi. I database in uso alle forze di polizia non hanno infatti mai avuto a che fare con quel profilo genetico, ma ciò non significa che le indagini non possano portare a nulla.

Di certo c'è che il piccolo Giovanni è nato vivo: quando è stato partorito, al settimo mese di gravidanza, il suo cuore batteva e i polmoni hanno respirato l'aria di questo mondo, anche se non si può stabilire con certezza per quanto tempo.

Da chiarire restano ancora diversi interrogativi: il corpicino non presentava infatti segni evidenti di violenza o di sofferenza. Ma è altrettanto vero che le sue condizioni al momento della nascita erano talmente fragili che sarebbe bastato poco per ucciderlo. La morte potrebbe essere sopraggiunta però anche per cause naturali, legate allo sviluppo insufficiente e di conseguenza incompatibile con la vita. Anche se soccorso nell'immediatezza del parto dai sanitari il decesso sarebbe potuto essere comunque inevitabile.

La Procura di Treviso non ha ancora modificato l'ipotesi di reato che resta quella di interruzione di gravidanza a carico di ignoti e ha la missione di individuare le eventuali responsabilità che potrebbero non essere soltanto a carico della madre, di cui non si ha alcuna traccia. Gli ulteriori accertamenti a livello radiologico effettuati dal medico legale hanno comunque escluso una morte sopraggiunta all'interno dell'utero materno.

Da capire rimane anche se il parto prematuro sia stato naturale o indotto da qualche farmaco. In questo caso le responsabilità a carico della madre, e magari anche di altre persone, potrebbero tradursi in una modifica dell'ipotesi accusatoria: infanticidio e aborto colposo sono quelle su cui si stanno focalizzando gli inquirenti, ancora alla ricerca degli elementi necessari per poterle contestare.

Le ricerche della donna che ha partorito Giovanni (nome con cui è stato battezzato da don Corrado Forest, parroco della chiesa di San Giacomo in onore del santo patrono) dunque continuano, condotte dai carabinieri di Conegliano e di San Polo di Piave.  

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